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Alexander Romanovsky: il suo Piano B è rendere la musica classica un bene per tutti

Il pianista ucraino in tour in Italia fino a Ferragosto. Cocooners lo ha intervistato

Di Viviana Musumeci

Di questi tempi, quante volte abbiamo sentito parlare di Piano B e del fatto che sia sempre più necessario averne uno? Questo è quello che deve aver pensato il giovane, ma talentuoso (non a caso è considerato un enfant prodige del panorama contemporaneo della musica classica) maestro e pianista Alexander Romanovsky che sarà impegnato per i prossimi due mesi, fino a Ferragosto in un tour lungo, appassionante e faticoso lungo lo Stivale e che prende proprio il nome di Piano B.

Che cos'è Piano B

Un evento itinerante che ha esordito lo scorso 1 luglio a Cernobbio e che proseguirà toccando 42 località italiane. Alexander Romanvsky, armato del suo pianoforte (trasportato su un palco mobile molto agile che si apre come una magic box dotata di tutto ciò che serve per valorizzare le note che si diffondono nell'aria calda delle sere di estate e che con essa si fonde nel qui e ora in cui l'unicità dell'evento prende forza) viaggia lungo lo stivale e porta in luoghi dove spesso la musica non arriva  la magia delle note di Chopin, Rachmaninoff e Nicola Campogrande che, in segno di amicizia e di augurio ha realizzato appositamente per questo evento una serie di Preludi da Viaggio che aprono, ogni volta, i concerti.

" Sono grato per il modo in cui sono stato supportato nella realizzazione di questo evento, visto che, tra l'altro, ho iniziato a lavorarci la scorsa primavera e non riesco ancora a credere a come sia stato possibile metterlo in piedi in così poco tempo " ha spiegato il maestro a latere della performance tenutasi a Bellano lo scorso 2 luglio alla foce del Pioverna sul Lago di Como dove Romanvsky si è esibito grazie all'amico e artista Velasco Vitali originario del paesino che ha dato i natali anche allo scrittore Andrea Vitali.

Un pianista che non resta con le mani in mano

"E' stato un anno faticoso, difficile, drammatico per molti- ha continuato il maestro conversando con Cocooners - e non potevo non fare nulla. E' per questo che ho pensato di portare la musica dove è difficile che arrivi, ad esempio in luoghi come gli ospedali dove ci sono ancora molte persone che sono lì per curarsi. La musica ha il grande vantaggio che attraversa anche i muri e se posso dare del sollievo alle persone che sono costrette in questo momento a stare lì, mi fa piacere". Ma come sono state scelte le località da toccare? "Alcune già le conoscevo, altre no, ma ho avuto il grande vantaggio di ricevere aiuto da amici  un po' da tutta l'Italia. Diciamo che ho un complice in ogni tappa. Del resto l'allestimento è semplice e non porta via molto tempo: bastano circa 45 minuti. L'occupazione dello spazio è minima (circa 12 metri quadrati) e in questo modo rispettiamo i distanziamenti imposti a casua del Covid, potendo fare uno spettacolo in tutta sicurezza". In fondo, si tratta di un vero e proprio format che può essere replicato e non solo in Italia..." Sì, effettivamente è esportabile anche all'estero. Non escludo a priori che non ci possano essere ulteriori sviluppi in futuro come, ad esempio, dividere il palco anche con altri colleghi e amici musicisti".

L'esperienza di suonare a cielo aperto

Siamo abituati ad assistere ai concerti all'interno dei teatri o anche su palchi all'esterno, ma sempre in ambienti circoscritti: assistere a un concerto di musica classica in un contesto come un parco o un lungolago, la foce di un fiume è, indubbiamente un'esperienza più unica che rara: " Sì, lo è anche per noi musicisti. Noi artisti siamo abituati a essere concentratissimi, quando ci esibiamo e farlo in un contesto all'aperto dove si sentono anche altri rumori, richiede ulteriore concentrazione, ma è anche vero che l'unicità e la magia di questo momento dipende anche da ciò che accade nei dintorni, come ad esempio il sentire i rumori della natura o le risate di qualche bambino che gioca. Sono i suoni della vita e questi non disturbano. La musica deve esprimersi tra le persone. Non ci devono essere barreiere. L'arte deve diffondersi tra le persone".

La musica classica supera le barriere del tempo

Alexander Romanovsky è nato nel 1984 e questo, da un punto di vista anagrafico, lo colloca a cavallo tra le generazioni giovani e quelle più affermate nel panorama della musica classica. Avendo vinto il suo primo premio importante e prestigioso a soli 17 anni  al Concorso Busoni a Bolzano, Romanovsky ha calcato le scene dei più importanti palchi del mondo negli ultimi 20 anni: il Concertgebouw di Amsterdam, La Scala a Milano, la Royal Albert Hall di Londra, il Teatro Colón di Buenos Aires, la Sala Grande del Conservatorio di Mosca, il Suntory Hall di Tokyo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, il Teatro degli Champs-Élysées a Parigi. Sorge spontaneo chiedersi (e glielo abbiamo chiesto) perché suonare e ascoltare ancora oggi la musica classica abbia un senso anche tra le nuove generazioni: "Perché la musica classica esiste da tantissimo tempo e ha superato le barriere del tempo. Ci fa vivere emozioni immense facendoci accedere a dimensioni più profonde. E' un vero e proprio sapere emotivo. Io amo molto anche la musica contemporanea che però si ispira alla musica classica, anche se non tutti lo comprendono. La musica contemporanea è fatta di pianeti e sistemi solari. La musica classica è l'Universo e contiene tutto".

Se desiderate seguire le tappe di Piano B, cliccate QUI.

Photo credit: Guido Taroni

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