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Bolle va in pensione: ma si appendono davvero le scarpette al chiodo?

Il ballerino è pronto a pensionamento, ma prima di lui altre hanno aspettato prima di farlo

Di Paola Molfino

In questo scorcio di autunno 2021, Roberto Bolle è impegnatissimo.

Nel debutto in prima mondiale di un nuovo lavoro di teatro-danza-opera al Teatro alla Scala, che era molto atteso. Si tratta di Madina, spettacolo tratto dal romanzo Emmanuelle de Villepin La ragazza che non voleva morire, dove Bolle è accanto a Antonella Albano, al Corpo di Ballo della Scala e ad attori, cantanti… Sul podio Michele Gamba brillante direttore d’orchestra emergente.

Uno spettacolo che è teatro civile

Una sfida d’interprete, una creazione musicale e coreografica, un progetto nuovo nell’approccio e nelle tematiche attuali ma universali, raramente declinate in balletto, una pagina di teatro civile che riunisce per la prima volta alcuni dei protagonisti della musica e della danza italiana, con nomi di prima grandezza che congiungono per la prima volta le proprie sensibilità e originalità artistiche. Se le coreografie sono firmate da un maestro della danza contemporanea: Mauro Bigonzetti, la musica è stata affidata a uno dei maggiori compositori italiani del nostro tempo: Fabio Vacchi, classe 1949, autore di opere, musica sinfonica e da camera, melologhi, e nel cinema vincitore nel 2002 del David di Donatello per la colonna sonora de Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi.

 

E Roberto Bolle è anche protagonista, sempre a Milano, della mostra fotografica Passo a due. Roberto Bolle / Giovanni Gastel, allestita dal sino al 7 novembre 2021 alle Gallerie d’Italia. Trenta scatti che raccontano attimi della carriera dell’étoile attraverso l’obiettivo del grande fotografo scomparso.

Bolle va in pensione

Ma pochi sanno che il danzatore italiano più famoso (e amato) del mondo, l’artista che è riuscito come nessun altro a farsi ambasciatore della danza classica (e non solo) presso un pubblico vastissimo passando dai grandi palcoscenici, templi del balletto, alla televisione, alle strade delle città italiane con i suoi ormai celebri flashmob del progetto OnDance, nel 2022 andrà in pensione.

 

Sì, perchè la "vita" professionale di un ballerino classico - come quella di un atleta - comincia prestissimo, da bambini con una disciplina, una fatica fisica e un rigore che spesso non concedono spazi ai riti consueti della giovinezza ma termina poi anche molto presto. 

Per legge, in Italia infatti l'età pensionabile per questa categoria di lavoratori si raggiunge e si matura a 46 anni e 7 mesi con 20 anni di contributi. E Bolle è nato il 26 marzo 1975.

 

Da pochi mesi infatti è andato in pensione proprio alla Scala anche Mick Zeni, storico e amato primo ballerino, congedatosi dal pubblico da protagonista di Birds walking on water di Natalia Horecna uno dei pezzi principali di Serata Contemporanea spettacolo di danza “a più mani” fortemente voluto dal direttore del corpo di ballo scaligero Manuel Legris,

 

Certo, del Teatro alla Scala Bolle è l’ “étoile” assoluta e sulla sua longevità artistica futura - al di là degli aspetti formali del suo pensionamento - siamo tutti pronti a scommettere. Un solista del suo rango potrà continuare a brillare di luce propria, così come potrebbe dirigere le più grandi compagnie di balletto del mondo.

Le ballerine che lo hanno preceduto

Come è stato per la nostra Carla Fracci (1936 - 2021), che dietro le quinte e sul palcoscenico non abbandonò mai il suo mestiere o per la mitica Maja Plissetskaja (1925-2015). Lei per il suo settantesimo compleanno debuttò in Ave Maja, un pezzo coreografico che Maurice Béjart creò espressamente per lei.

Ovviamente a una certa età, le due signore della danza non ballavano con il vigore e l’agilità di un tempo ma solo il loro muoversi sulla scena impressionava il pubblico per carisma e presenza scenica.

 

E a proposito di longevità artistica non si può dimenticare Luciana Savignano che a 78 anni, attorniata da giovani danzatori incarna in scena “Madre Terra” nel Sacre di Stravinskij con la coreografia creata da Susanna Beltrami.

 

E tra le “grandi” danzatrici italiane in attività nonostante l’età pensionabile ci sono Alessandra Ferri che dopo il ritiro dalle scene durato dal 2007 al 2013 oggi, a 57 anni, è tornata ad essere un punto di riferimento di una danza “narrativa” che spesso racconta storie e ritratti al femminile e ha appena festeggiato in Italia in suoi 40 di carriera o alla più giovane Eleonora Abbagnato (classe 1978), étoile sì pensionata dall’Opéra di Parigi a 42 anni, come prevede la legge francese, ma che sino al termine del 2021 resterà anche direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

E anche lei, “babypensionata”, ad appendere le scarpette al chiodo certo non pensa affatto.

 

 

Photo credit: Brescia&Amisano

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