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Buona notte in musica

Una scommessa in FM che nessuno voleva e che divenne un “Paese”: RaiStereoNotte

Di Davide Sechi

L’oscurità della notte che alimenta l’immaginazione, che accende i sensi, che apre porte inaspettate. Talmente inattese che neanche un’azienda solertemente organizzata come la Rai, non a caso presa a esempio e definita addirittura “Mamma”, si sia trovata a fare i conti con un fenomeno dai connotati quasi sociali. Un palinsesto notturno, nato quasi per caso, alla stregua un tentativo, quando la sperimentazione era ancora uno sport olimpico, riconosciuto e praticato: RaiStereoNotte, ossia quando la figura materna di cui sopra si accorse della progressiva invasione privata, giovane, libera, senza freni e diede il suo via alla FM. Era il 1982, l’anno spartiacque, quando la parola riflusso non sembrò più una parolaccia, la stagione in cui Armani finì sulla copertina del Time, l’estate Mundial di Paolo Rossi, 12 mesi, iniziati un po’ come quelli prima e terminati con un altro mood, al netto di qualche tradizionale “inciampo” nazionale d’antan.

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Quasi 40 anni dopo, quell’esperienza che anelava la tintarella di luna, siamo punto e a capo: staticità, ripetizioni, nostalgia come medicinale per curare cuori infranti. Che si stia preparando un’altra silenziosa rivoluzione? Per capire il presente e anticipare il futuro, occorre conoscere le radici, direbbe il saggio e quindi noioso. Invece noi lo seguiamo e accendiamo il registratore per catturare le parole di Giampiero Vigorito, sublime penna rock di quegli anni e tra le voci cullanti di quell’epoca. Giampiero ha finalmente riannodato i fili e scritto la storia di quell’esperienza, andata in scena dal 1982 al 1995, nei ricordi di chi la progettò, costruì, portò avanti e dei suoi discepoli. Iacobellieditore l’ha stampata e pubblicata. Noi, nell’invitarvi alla lettura, vi raccontiamo cosa accadde.

Perché la notte?

«Fu un’idea di Pierluigi Tabasso, coraggioso e creativo manager, il quale prese in mano la situazione quando la Rai, accortasi dell’insorgere dei media privati, decise di a inaugurare la FM. Nacque così il pomeriggio e la prima serata, con programmi costruiti con tutti i crismi, che provavano a seguire la nuova moda. Poi venne la notte, una scommessa, forse neanche pagata, un modo per sperimentare. Nessuno in realtà voleva quella parte della programmazione, chi si trovò dentro non aveva mezzi, a parte un microfono e le sue idee. Non c’erano telefoni, ovviamente l’era internet non esisteva, solo voci e grandi passioni musicali. Invece, in breve tempo, ci rendemmo conto che un pubblico c’era, ed era anche numeroso: tutti i lavoratori della notte, i fornai, gli operatori sanitari, gli studenti».

E se ne accorse anche Renzo Arbore…

«Che veniva da quel mondo, il contenitore di Alto Gradimento, la partnership con Gianni Boncompagni, voci leggendarie, appuntamenti irrinunciabili. Nel 1984, Arbore andò in onda televisiva con “Cari Amici Vicini e Lontani”, di fatto i prodromi del boom di “Quelli della Notte” che avrebbe esaltato l’estate italiana l’anno seguente. Ebbene, per quella prima esperienza, pretese i tecnici di RaiStereoNotte, tra vari mugugni. E così, nel 1985, quando la Notte divenne televisivamente un caso mediatico sociale, Arbore ci ringraziò e cominciò a invitare i conduttori di StereoNotte all’interno della trasmissione. Eravamo in cinque: Stefano Mannucci, Peppe Videtti, Teresa De Santis, Enrico Sisti e il qui presente, con il compito di presentare musica e gruppi nuovi, freschi inediti. La partnership tra Arbore e RaiStereoNotte proseguì due anni dopo, quando su RaiDue fu lanciato il contenitore musicale pomeridiano DOC e io stesso mi occupai, in veste di autore suggeritore, delle sue propaggini, Doc Offerta Speciale e Doc International».

Com’era la radio al tempo?

«Dipende dall’orario: StereoUno e StereoDue potevano contare su budget alti nel tentativo di sbarrare la strada alle private. Noi, di contro, in notturna eravamo completamente liberi, e poveri, senza neppure una linea telefonica, ma via via sempre più sommersi dalle lettere dei seguaci, con i nostri dischi, playlist che seguivano i gusti, ma anche una strategia oraria. Da dopo la mezzanotte e fino alle 3 del mattino spazio a news e approfondimenti; fino alle 4:30 tutto libero; l’ultima tranche maggiormente votata all’intrattenimento, per inaugurare la giornata dei lavoratori, con leggerezza. Un ascolto che nasceva dall’AM, che era più attento, sensibile, che cercava la coesione con l’atmosfera e con il singole conduttore».

E oggi?

«Oggi in Rai non ci sono i fondi per avviare un progetto notturno e si è di nuovo radicata l’idea obsoleta che durante il buio nessuno ascolti la radio. E forse non c’è neanche più la voglia da parte del pubblico di sentire chiacchiere, di approfondire un’esperienza colloquiale».

E Giampiero Vigorito com’era?

«Scrivevo per magazine piuttosto seguiti, Popster e poi Rockstar e portai ai microfoni le mie passioni, comprese le famigerate suite progressive, brani lunghi una vita. Poi, capii che una maggiore accessibilità avrebbe giovato per creare fidelizzazione, riconoscibilità, e spinsi perché alcuni brani divenissero fissi, nella speranza di creare tormentoni che caratterizzassero le singole trasmissioni, cosa che avvenne».

E gli ospiti?

«Non c’erano, almeno inizialmente, l’orario era poco frequentabile, non ci era permessa una conduzione a due voci. Ma poi qualcosa cominciò a cambiare e arrivarono i protagonisti, come Paolo Conte o Piero Angela, nelle vesti di improvvisatore jazz e di sognatore notturno».

 

Il fascino delle voci notturne vi intriga ancora?

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