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Christine Lagarde, la storia della prima donna a capo della BCE

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Di Lidia Baratta

Dalla carriera legale alla guida delle più importanti istituzioni economiche mondiali.

La formazione e i primi incarichi di prestigio.

Da novembre, per la prima volta nella storia, a sedere nell’ufficio più importante della Banca centrale europea è una donna: la francese Christine Lagarde, succeduta a Mario Draghi al timone dell’istituzione responsabile delle decisioni di politica monetaria nell’Eurozona.

Ma non è la prima volta per lei. Nel 2011, è stata anche la prima donna a guidare il Fondo monetario internazionale e la prima donna ministro dell’Economia di una potenza del G8. Una lunga carriera di primati in cui ha rotto, uno dopo l’altro, quei soffitti di cristallo che spesso ingabbiano le carriere femminili.

Christine Lallouette, questo il suo cognome da nubile, nasce nel giorno di Capodanno del 1956 a Parigi. Cresciuta a Le Havre, nel Nord della Francia, suo padre era un professore di inglese al liceo e sua madre un’insegnante di latino. Christine è la sorella maggiore di tre fratelli più piccoli.

Nella sua adolescenza, però, non c’è spazio per l’economia o la finanza. Nel maggio del 1968, le scuole francesi vennero chiuse durante la rivolta studentesca. Ma mentre i suoi compagni di scuola scendono in strada, lei comincia a nuotare.

Christine è da subito una giovane promessa del nuoto sincronizzato francese. Viene selezionata per entrare nella squadra nazionale e a soli 15 anni vince la medaglia di bronzo ai campionati francesi. Di questo sport dirà poi che le è stato molto utile nella sua carriera. “È uno sport di resistenza e controllo”, ha raccontato. “È stato il nuoto sincronizzato che mi ha insegnato a stringere i denti e sorridere”.

Rimasta orfana di padre a 17 anni, Christine prima va a studiare in America e poi ritorna in Francia, dove si laurea in legge a Aix-en-Provence nel 1977. Subito dopo, tenta, ma fallisce, l’ammissione all’École Nationale d’Administration, la scuola preparatoria da cui esce il meglio dell’amministrazione pubblica francese. Torna a Parigi, ma non si lascia scoraggiare. Si mette a studiare e colleziona due master: uno in inglese e uno in diritto d’affari.

Dopo l’iscrizione al foro di Parigi, nel 1981 inizia a lavorare per lo studio legale internazionale specializzato in diritto d’affari Baker & McKenzie. In 25 anni di carriera, Lagarde scala piano piano tutti i gradini della società, fino alla carica di presidente nel 1999. Prima donna e prima persona non-americana in quel ruolo apicale. Con un titolo scelto da lei stessa, che manterrà anche nelle successive cariche: Madame Chairman. “Non volevo trovare un equivalente femminile del presidente”, spiegò. “Insistere nel contrassegnare la femminilità con il genere delle parole è ridicolo”.

Siamo nel 2005 e Lagarde ha 49 anni. Quando Dominique de Villepin, allora primo ministro francese, le chiede di tornare in Francia per entrare a far parte del governo, lascia Chicago così in fretta che dimentica gli occhiali – racconta il Guardian.

La politica

Comincia così la sua carriera politica, come ministro delegato al commercio estero. Dopo due giorni al governo, commette uno dei suoi pochi errori politici, dichiarando pubblicamente che le leggi sul lavoro in Francia avrebbero dovuto essere cambiate. La stampa la ribattezza subito “Madame La Gaffe”. Il soprannome viene presto dimenticato, mentre lei – nel frattempo – convince i francesi ad adottare un approccio più flessibile alla settimana lavorativa di 35 ore.

Due anni dopo, con l’elezione a presidente della repubblica di Nicolas Sarkozy, Lagarde diventa ministra dell’Agricoltura e della Pesca. Passano pochi mesi e con un rimpasto di governo passa alla guida del ministero dell’Economia e del lavoro. L’esperienza da ministra sarà segnata però dal coinvolgimento, nel 2008, nell’arbitrato tra il Credito lionese e l’imprenditore Bernard Tapis, uno dei casi di crac finanziario più controversi della storia francese. Tre anni dopo, i deputati socialisti chiederanno un’inchiesta sulla regolarità dell’arbitrato, che i giudici concluderanno riconoscendo Lagarde colpevole di “negligenza”, ma senza condannarla.

Ma nel 2011 è già pronta a tornare negli Stati Uniti. Travolto da uno scandalo sessuale, Dominique Strauss-Kahn si dimette da presidente del Fondo monetario internazionale e Lagarde presenta la propria candidatura a nuova direttrice. Molti la criticano perché è un avvocato e non un’economista. Lei parte invece in un tour elettorale in cui cerca di ottenere il voto delle economie emergenti, Cina in primis, promettendo maggiore rappresentazione nel board. Così il 5 giugno 2011 Lagarde viene ufficialmente nominata direttrice del Fmi.

In quegli stessi mesi, in Europa, sta per scoppiare la tempesta della crisi economica. Lagarde si trova quindi coinvolta in prima persona. Ad Atene si guadagna la reputazione di abile negoziatrice. Persino Yanis Varoufakis, ministro delle finanze del primo governo di Alexis Tsipras, sempre molto critico verso la “troika”, la definisce “intelligente, cordiale e rispettosa”. Il libro in cui Varoufakis racconta i suoi mesi da ministro si intitola “Adults in the room”, riprendendo proprio un’espressione usata proprio da Lagarde per chiedere responsabilità alle parti coinvolte nei negoziati sulla Grecia.

Da direttrice del Fmi, si esprime per la prima volta in modo critico verso le politiche di austerità che l’istituzione stessa aveva raccomandato negli anni precedenti ai governi ai quali forniva aiuti economici. È una presa di posizione forte. A cui seguono altre due decisioni storiche: nel 2015, il Fmi inserisce il renminbi cinese tra le sue cinque valute di riferimento; poco dopo il Congresso americano recepisce la riforma del sistema di votazione del Fmi, che dà alle economie emergenti maggiore rappresentazione nei meccanismi decisionali, proprio come aveva promesso. Viene così rieletta alla guida del Fmi nel febbraio 2016, per un nuovo mandato di cinque anni fino al 2021.


Ma prima della fine del secondo incarico, il 2 luglio del 2019 i capi di Stato e di governo dell’Unione europea decidono di indicare il suo nome come successore di Draghi alla guida della Bce. Il 20 ottobre 2019, Christine Lagarde viene nominata ufficialmente presidente della Banca centrale europea: ancora una volta, è la prima donna a ricoprire l’incarico per cui è scelta. E ancora una volta, come nel 2011, si trova a guidare una istituzione economica centrale nel pieno della crisi economica mondiale dovuta alla pandemia da Covid-19.

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