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Dear Mister Fantasy: le 1000 vite di Carlo Massarini

Mezzo secolo di musica, informazione, sperimentazione, curiosità

Di Davide Sechi

Sdraiato sul letto, in un caldo pomeriggio da mille bolle blu, con la carta da parati che ha da poco fatto spazio a un paio di manifesti dal sapore hippie. La camera avvolta dalla musica diffusa da un mangiadischi, la rivista pop divorata, i sogni di un ragazzino forse già ambizioso: musica, i suoi protagonisti, chissà come sarebbe poterli incontrare e magari raccontare. Due passi più in là, Hyde Park, Londra, estate 1969, ci sono gli Stones di fronte mezzo milione di fan, e Carlo Massarini è già nel backstage con una macchina fotografica avida di nuovi eroi. Tempo due anni, è il giovane appassionato comincia raccontare quelle storie affascinanti da un microfono radio Rai, diventa anch’egli un’icona, una parte consistente della rivoluzione mediatica nazionale. E poi la carta stampata, il giornalismo, la vita al seguito degli eroi di cui sopra che intanto sono diventati amici e, all’alba degli anni 80, l’approdo, anche esso rivoluzionario in televisione, il debutto della video musica, Mister Fantasy, un format iconico, oggi racchiuso all’interno di un volume lussuoso, riaggiornato in occasione decennale dalla prima uscita. Carlo Massarini, il giovane fan divenuto divulgatore, volto popolare, eppure mai domo, sempre propenso verso le novità, verso l’incerto.

Cocooners lo ha intervistato:

Che fa Carlo Massarini, in una giornata festiva?

Cerco musica nuova, esploro zone a me sconosciute, prendo nota, studio (e scrive libri come Absolute Beginners, ndr).

È merito suo, della curiosità, se il giovane Carlo Massarini cominciò a diventare una presenza costante nei media nazionali di inizio anni 70?

Credo proprio di sì. E certo fui anche fortunato, e non solo io: intorno cresceva un nuovo tipo di pubblico.

Il suo nome è indelebilmente legato alla nuova radiofonia giovane dell’epoca, cosa la caratterizzava?

La voglia di andare oltre, di mescolare le carte, di proporre spartiti variegati, multicolori. Io potevo passare da Keith Jarrett ad Antonello Venditti, da Joni Mitchell ai Weather Report, fino a Frank Zappa. Una radio che non esiste più, quella del progressive, delle suite, delle trasmissioni di un 33 giri tutte di un fiato. La mia voce, come pure quella dei miei compagni di viaggio, divenne un riferimento. Si succedettero contenitori oggi mitici quali “Per Voi Giovani”, “Popoff”, “Radio2 21.29”.

Poi, gli anni 80 e la videomusica che esplode, MTV che debutta al principio di agosto del 1981, ma intanto in Italia tutto era iniziato qualche mese prima, grazie a Mister Fantasy…

Fu l’ennesima scommessa vinta, la seconda svolta per la mia carriera e non solo. Il merito fu sempre di Paolo Giaccio, già fautore della rivoluzione radiofonica di un decennio prima, quando prese il posto di Arbore all’interno di “Per Voi Giovani” chiamando alla conduzione me e altri giovani di belle speranze (tra questi Riccardo Bertoncelli, Mario Luzzato Fegiz e Richard Benson, ndr). Tre anni densi, incorniciati dalle scenografie del grande Mario Convertino.

Ma Mister Fantasia non era ancora sazio, come dimostrò lo stravagante, futuristico contenitore serale “Non necessariamente”

Che fu un passo forse troppo azzardato, e infatti non raccolse il successo sperato. Per me, a distanza di 34 anni rimane una grande esperienza. Da lì inizio una buona teoria di sabati sera, di Sanremo, prima dei nuovi traguardi degli anni 90.

Perché una tv così avventurosa oggi non ha più cittadinanza?

Perché il piccolo schermo si è sempre più spostato verso il Nazional Popolare, l’informazione ha preso il sopravvento. Oggi si parla di tutto, delle vite di ciascuno di noi.

Nel 1995, ecco arrivare un progetto partito un po’ in sordina, un format che racconta la nuova era dei computer, il mondo internet che comincia a farsi vivo…

"MediaMente", sette anni di crescente interesse, un nuovo apripista all’interno della tv pubblica. Creammo il primo sito targato Rai, ricco di interviste, di analisi, di racconti di startup, il tutto curato da una redazione autentica, preparata. Poi, il direttore Minoli smise di crederci e chiuse tutto. A chi poteva interessare la tecnologia, l’informatica, internet? Non fa una piega.

Tra il 2010 e il 2015 fu tempo di “Cooltour” e “Ghiaccio Bollente”, un piede nel passato per capire il presente, fu così?

Esattamente. Oggi quasi nessuno si sofferma sulle radici, sulle provenienze, tutto viene vissuto in chiave istant. Anche la musica che gira intorno rispecchia questi tempi: c’è meno profondità.

Quindi, si stava meglio quando si stava peggio?

«La Prima Repubblica, sembrerà paradossale, era più flessibile. La DC, nel suo ruolo di guida assoluta, era costretta a pescare da un po’ tutte le correnti politiche, ma per farlo doveva trovare il meglio che rappresentasse una filosofia, un partito, quindi chi alla fine arrivava di fronte a un microfono, per fare un esempio, era veramente preparato. C’era un livello di competenza assoluto. Oggi, invece può capitare che dopo aver diretto P&G ti possa occupare di un museo. L’interdisciplinarità è una cosa bella e importante, ma deve avere anche dei limiti, non si deve esagerare. Mentre oggi tutti fanno tutto. Sembrerà strano, ma un tempo la Rai era un’azienda che sperimentava, oggi la tv va alla ricerca di una confort zone. Ecco perché faccio fatica a lavorare in simili ambiti, un po’ come De Andrè, ma con molto meno talento. Per me la curiosità è una missione, uno studio quotidiano. Infatti, se poi andiamo a guardare, in 50 anni di attività, ho fatto 8-9 programmi, pochi ma, a modo mio, quasi tutti capisaldi».

Massarini e Rai, una storia finita?

«Mettiamola così, ho fatto servizio pubblico finché la Rai ha fatto servizio pubblico».

 

 

Come dovrebbe essere Mister Fantasy oggi?

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