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Glenn Close, donna Terminator in Elegia americana

Nel film di Ron Howard su Netflix l'attrice è una matriarca irascibile, ma protettiva

Di Ilaria Solari

Scordatevi lo stereotipo di vecchina mite e soccorrevole, in Elegia americana, Glenn Close è una nonna ruvida e irascibile, che gira con la pistola nella borsetta e che pensa che nella vita esistano solo tre categorie di persone: «i Terminator buoni, il Terminator cattivi e i neutrali».

In streaming da fine novembre su Netflix il film che Ron Howard, il regista di A Beautiful Mind e Apollo 13, ha tratto dal romanzo autobiografico di J.D. Vance, ripercorre la vita dell’autore, dall’infanzia tra le comunità della classe operaia bianca della Rust Belt, la stessa che alle elezioni del 2016 risultò decisiva per la vittoria di Donald Trump, fino al riscatto, attraverso lo studio, dal destino autodistruttivo a cui tutto il suo clan familiare, disfunzionale e rabbioso, sembra condannato.

Protesi, parrucca e imbottiture

Ma nel film, che tralascia gli aspetti più aspri di critica sociale del libro per concentrarsi sulla vicenda autobiografica di Vance, interpretato dai bravissimi Owen Asztalos e Gabriel Basso (rispettivamente nei panni dell’autore da bambino e da ragazzo), Glenn Close è una comprimaria così straripante da rubare la scena, non solo al protagonista, ma anche all’altra guest star del cast, Amy Adams, che nel film interpreta la madre tossicodipendente di Vance. Nel ruolo di Mamaw, la nonna di J.D., Close, irriconoscibile in un travestimento che richiedeva ogni mattina ore di trucco, con tanto di protesi, parrucca e imbottiture, interpreta la matriarca della famiglia, una sorta di virago perennemente imbufalita, capace di dar fuoco al marito alcolizzato, ma anche di garantire una sorta di spartana stabilità al piccolo Vance, offrendogli riparo in casa sua e la possibilità di affrancarsi dalla deriva schizofrenica della madre. 

Odore di Oscar?

Come il libro, la sua versione cinematografica, che punta tutto sulla parabola edificante del riscatto sociale, si è attirato varie critiche, tra cui quella di essere un film sui poveri e i diseredati diretto da un uomo ricco e privilegiato. O, ancora, di essere un prodotto confezionato apposta per concorrere agli Oscar, un’esca per i premi, insomma. Se così fosse, poco male: potrebbe finalmente essere la volta buona per la strepitosa Glenn, ben sette volte candidata a vuoto alla statuetta dorata. Sarebbe giunta meritatissima nel 2019 per The Wife, ma i giurati le preferirono Olivia Colman. Riconoscendogliela a questo giro, potrebbero finalmente fare la cosa giusta. 

 

E tu hai già visto su Netflix Elegia Americana o hai letto il libro?

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Carlo Giovanni Conti 3 mesi fa
3 mesi fa
L'ho visto ieri sera. Molto profondo, fatto benissimo! Lo consiglio
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Maurizio De Palma 3 mesi fa
3 mesi fa
Bellissima recensione, stasera lo guarderò grazie
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