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Quando abbiamo smesso di capire il mondo di Benjamin Labatut

Una prospettiva nuova tra scienza, storia e letteratura

Di Ursula Beretta

Un saggio, un romanzo ma anche una girandola di racconti in cui l’idea stessa di scienza moderna – con i suoi protagonisti – si fonde con una cornice fatta di guerre, di colori, di veleni e di personalità fuori dagli schemi. Tutto quello che, in sintesi, ha contribuito a fare la storia contemporanea, la stessa che conosciamo ora.

È questo il centro di quel libro meravigliosamente ibrido che è “Quando abbiamo smesso di capire il mondo” dello scrittore cileno Benjamin Labatut (edito da Adelphi), diventato in breve tempo un caso editoriale in tutto il mondo, soprattutto in un momento in cui chiunque si sente in diritto di dire la sua sulla scienza. E forse, prima di farlo, sarebbe bene che facesse un salto in libreria. Sapendo, però, che come specifica l’autore, si troverà al cospetto di “un’opera di finzione basata su fatti reali” e che “la quantità di finzione va aumentando nel corso del libro”.

Una premessa da considerare come un faro fin dal momento in cui si decide di addentrarsi in una lettura avvolgente, in cui un vortice di storie, di aneddoti, di corsi e ricorsi storici amplifica le vicende professionali e private di alcuni personaggi realmente esistiti e dove la labilità dei confini tra realtà e finzione sembra quasi prendere la forma di una provocazione. Che ha origine dalla scoperta del blu di Prussia e che approda alla fisica quantistica, con la complicità di una narrazione reticolare che collega fatti veri ma romanzati, ricchi di dialoghi e di dettagli di fantasia che mischiano in maniera superba ciò che è stato e ciò che è avvenuto solo nella mente dello scrittore.

Uno dei componenti dell’elisir di Dippel avrebbe poi prodotto il blu che compare nella Notte stellata di Van Gogh e nelle acque della Grande onda di Kanagawa di Hokusai, ma anche nell’uniforme di fanteria dell’esercito prussiano, come se la struttura chimica del colore portasse in eredità la violenza, l’ombra, la macchia originaria degli esperimenti dell’alchimista che faceva a pezzi animali vivi, assemblava i loro resti in orribili chimere e tentava di rianimarli con scariche elettriche”.  

Al centro di tutto rimane il Novecento, secolo di contraddizioni feroci e di scoperte rivoluzionarie, il cui ricco substrato sembra voler contenere quella trama più grande e ineffabile – il destino? Dio?- che dirige e condanna in nome di leggi che forse non riusciremo mai a comprendere.

“Quando abbiamo smesso di capire il mondo” è un libro geniale e corale, capace di mettere a fuoco la complessità di una realtà che deve essere guardata da una prospettiva diversa e, soprattutto, d’insieme “come quella di un santo, di un pazzo o di un mistico” per permetterci prima o poi di riuscire a decifrarla. Ma se questo non dovesse accadere, nessun problema, perché chi sogna di farlo resta comunque simile a un Dio.

E voi, siete dalla parte della scienza?

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