<?php echo e($model->title); ?>

Scrivere con una stilografica

Una lettera di carta nell’epoca di WhatsApp.

Di Guido Daelli

WhatsApp volant scripta manent, avrebbe detto Caio Tito se fosse stato dotato di un cellulare. Perché il desiderio di scrivere, oggi, significa in automatico mandare una mail o un whatsApp.

Allora prendete il cellulare chiudetelo nel cassetto proprio dove avevate messo da un po’ di tempo la penna stilografica, l’inchiostro e i fogli di carta. Se volete godere di tutta questa analogica bellezza provate anche a togliervi l’orologio dal polso. Poi fate spazio su un tavolo e versatevi un buon tea o un whisky (la scelta dipende dalle passioni e dall’orario). Per ricreare una dimensione di un tempo passato, mettete su, come si diceva una volta, un vinile. Insomma, se fate un viaggio nel passato fatelo per bene.

La magia del pennino e dell'inchiostro

Pronti? La stilografica che avete fra le mani forse era proprio quella di vostro padre o di vostro nonno ed è già qualcosa di magico. Lo è ancora di più sapendo che quell’oggetto così semplice è composta da 7 pezzi: pennino, alimentatore, sezione, corpo, cappuccio, fermaglio e fondello. Il pennino è il cuore di tutto ed è a modo suo incredibilmente e sorprendentemente tecnologico, anche se di una tecnologia analogica, cioè meccanica. I pennini di una stilografica sono classificati per forme e funzioni: Stub, Italico, Tagliato, Kugel, Obliquo e Musicale cioè ideale per la scrittura sugli spartiti. E poi per dimensione, intesa come la larghezza del tratto e durezza. Undici tipologie diverse dall’extra fine (EF) al Kugel largo (KB) che ha un segno rotondo e “cicciottello”.

Ma la scelta che una stilografica permette di fare non si ferma alla penna, ma coinvolge anche gli inchiostri che sono lo strumento visivo della materializzazione del pensiero. Rendono un’idea e una frase leggibile e la consegnano al mondo. Non è difficile immaginare quanta magia abbia questo liquido colorato. Online ci sono siti dedicati diversi per gusti, colori e marche. 

Il fascino del foglio in cui perdersi

Ed ecco che inizia la parte più difficile: la sindrome da foglio bianco. Perché una stilografica e un foglio di carta davanti agli occhi generano un po’ di spaesamento. Quel foglio di carta a cui affidare i propri pensieri sembra un buco che va fino a giù all’infinito nel baratro delle idee. Fa un po’ di paura, perché non siamo più abituati a tutti quei centimetri quadrati di spazio da riempire. Non demordete. Sarà solo una questione di minuti e le cose verranno da sé. I pensieri saranno più liberi, lunghi, profondi e interessanti.

Perché è chiaro che scrivere con una stilografica significa rallentare. Camminare invece di correre. Pensare invece di agire. Pesare le parole scegliendo solo quelle giuste. Dimenticare le abbreviazioni. Prendersi tempo per dedicarlo al destinatario. Andare in profondità invece di fare dello snorkeling nel mare dei pensieri. Quel rito complicato e scomodo (forse all’inizio di tutto avrete anche dovuto pulire la penna con acqua e alcool per renderla utilizzabile) è un trionfo di lentezza, ricerca, provocazione e sofisticato piacere. Questo ritorno alla scrittura sarà un giorno diverso, insolito e quindi memorabile. Multisensoriale.

L’udito viene stimolato dal “tac” secco e preciso del cappuccio. Dal rumore delicato e appena accennato del pennino che graffia la parte superiore del foglio di carta. Con la pressione della mano che più schiaccia il puntale e più fa aumentare, questo magico e purtroppo dimenticato sibilo.

La vista viene stimolata dalla sbavatura dell’inchiostro liquido, dalla forma dei caratteri e della scrittura. Una frase scritta con la propria calligrafia è in un insieme di forme che per molte persone può risultare addirittura incomprensibile. Il foglio è una tela che ha per musa i tuoi pensieri. Quel foglio con una serie imprecisa di righe mai dritte anzi semmai un po’ ondulate, rappresenta la verità. Un’opera d’arte, quella della propria identità.

Vogliamo parlare del profumo dell’inchiostro? Vaniglia o Cannella? E quello della carta? Assolutamente sì. L’esperienza della scrittura di una lettera con una stilografica su un foglio è una musica sensoriale catalizzante e catartica che porta i ricordi verso i nonni, le lettere delle fidanzate o fidanzati, scritte o ricevute.

E poi sentite il corpo della penna che si scalda nelle vostre mani. Nello scaldarsi diventa parte di voi. Vi accoglie e si fa accogliere. La temperatura corporea sulla superfice di una penna ha una familiarità rara e mette in pace con sé stessi. Altro che dita su uno schermo.

Qualche marchio di fascino

E poi c’è la storia, quella dei marchi e delle aziende. Quella che incrocia il marketing con il gusto estetico. E allora eccola una selezione di modelli insoliti e a tiratura limitata per chi ha deciso di autodisciplinarsi scrivendo con attenzione, dedizione e bellezza.

Pilot Custom Urushi, fusto in ebanite laccato a mano con l’Urushi, la più pregiata lacca naturale al mondo, pennino in oro

Sailor  Samurai: Battle of Ganryu-jima, Maki-e in ebanite, 33 pezzi, pennino in oro

Montegrappa Extra Verses, in argento sterling e resina montegrappite scolpita

Aurora 100, 919 pezzi, in argento massiccio dai dettagli guilloché e rivestimento in lacca.

Pelikan Special Edition Souverän 600 Tortoiseshell-Red a stantuffo

La stilografica Montblanc Great Characters Elvis Presley Limited Edition 1935 pezzi.

Siete tentati di ritornare a scrivere con la penna a stilo?

 

 

comments icon 0 commenti
Vuoi lasciare un commento? accedi
Loading...