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Per un mondo di tutte le età

L'Oms lancia una campagna contro l'ageismo: fa male alla salute e alla società

Di Ilaria Solari

Non è da molto che se ne parla, ma quella contro l’ageismo è una delle grandi questioni che agita il nostro tempo, di sicuro la più grande battaglia, per noi di Cocooners, così convinti da sempre che la vita non ha età da farne il nostro slogan.

Da qualche settimana siamo fieri di avere al nostro fianco un alleato incisivo e autorevole come l’Organizzazione mondiale della sanità, che in collaborazione con l'Alto Commissariato per i Diritti, il Dipartimento delle Nazioni Unite degli Affari economici e sociali e il Fondo Onu per la popolazione, ha dato il via a un’ambiziosa campagna contro l’ageismo, avanguardia di una strategia globale sul tema dell’invecchiamento e della salute in questa decade che l’Oms ha definito il “Decennio dell'invecchiamento sano: 2021-2030”.

A guidare la strategia un rapporto globale rivolto a politici, professionisti, ricercatori, agenzie di sviluppo e membri del settore privato e della società civile, che fornisce a chiunque voglia sostenere la campagna strumenti e approfondimenti per sviluppare un dialogo sull'ageismo: a casa, al lavoro, in classe o negli spazi politici.

Perché proprio l’Oms?

L'ageismo, scrive l’Oms nel suo documento programmatico, è un problema importante che assume forme diverse nel corso della vita. «È presente nel modo in cui pensiamo, sentiamo e agiamo verso gli altri e verso noi stessi in base all'età, anche se non ne siamo consapevoli». Nessuna cultura è esente da pregiudizi sull'età, ricerche recenti ci dicono che oggi che la metà della popolazione mondiale è ageista nei confronti degli anziani, ricorda il rapporto, mentre in Europa l'ageismo prende più spesso di mira le persone giovani. Chiunque ne sia l’obiettivo, concludono però dall’Oms, «l'ageismo ci danneggia individualmente e collettivamente, colpisce la nostra salute e il nostro benessere e costa alla società miliardi di dollari, perché rappresenta una barriera all'attuazione di politiche efficaci per un invecchiamento sano». Fortunatamente, come ogni pregiudizio, si può affrontare e combattere con l’arma più incisiva: un’azione collettiva che attraverso la discussione e il dialogo capillare ci insegni a riconoscere stereotipi, abitudini, sofferenze e disagi e infine a stigmatizzarli.

Se lo riconosci lo eviti

Come? Con una guida che Oms mette a disposizione di tutti per aiutarci a intercettare sul nascere i primi indizi del pregiudizio legato all’età. Che si riferisce «agli stereotipi (come pensiamo), al pregiudizio (come ci sentiamo) e alla discriminazione (come agiamo) diretti verso le persone sulla base della loro età e che si interseca e interagisce con altre forme di discriminazioni come il sessismo e il razzismo». L’ageismo può essere «istituzionale, cioè discriminare attraverso leggi, regole, norme sociali, politiche e pratiche che limitano ingiustamente le opportunità e svantaggiano sistematicamente gli individui a causa della loro età; interpersonale, cioè legato alle interazioni tra due o più individui, o auto-diretto». Quest’ultimo si osserva quando interiorizziamo l'ageismo e lo rivolgiamo contro noi stessi, autocensurandoci. La guida all’ageismo precisa che i fattori che aumentano il rischio di essere un bersaglio della discriminazione sono l’anzianità, l’essere dipendenti da una forma di assistenza e lavorare in certe professioni o settori come quello della tecnologia o dell'ospitalità. Un altro importante fattore di rischio, soprattutto tra i più giovani, è l'essere donna.

A chi fa male l'ageismo?

La campagna dell’Oms rende anche conto delle gravi conseguenze che il pregiudizio diffuso sull’età arreca alla salute, al benessere, ai diritti delle persone e alla società. «Per le persone anziane», ricorda, «l'ageismo è associato a una durata di vita più breve, una salute fisica e mentale peggiore, a un recupero più lento dalla disabilità e al declino cognitivo. Riduce la qualità della vita degli anziani, aumenta il loro isolamento sociale e la solitudine (entrambi associati a gravi problemi di salute), limita la loro capacità di esprimere la sessualità e può aumentare il rischio di violenza e abusi. L'ageismo può anche indebolire l'impegno dei più giovani verso l'organizzazione per cui lavorano. E, secondo una stima recente, costa alla società miliardi di dollari».

Un piano in tre punti

Nel suo approfondito documento, l’Oms indica infine tre strade per combattere il pregiudizio.

  1. Emanare politiche e leggi e favorire interventi educativi e di contatto tra generazioni.
  2. Migliorare i dati e la ricerca per ottenere una migliore comprensione del fenomeno e delle strategie per ridurlo.
  3. Costruire un movimento per cambiare la narrativa intorno all'età e all'invecchiamento.

Ed è proprio in quest’ultima missione che tutti abbiamo un ruolo da svolgere, dai governi alla società civile, dalle istituzioni accademiche e scolastiche alle imprese, fino ai singoli: siamo tutti chiamati a impegnarci in un’ampia coalizione intergenerazionale per creare, come invoca l’hashtag che ispira la campagna, un mondo di tutte le età.

E tu? Sei mai stato vittima di ageismo?

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