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Pasquetta: gite fuori porta

Consigli enogastronomici per una giornata di festa

Di Serena Bertei

Pasquetta è il giorno per eccellenza delle gite fuori porta. Che vogliate concedervi una sola giornata o un intero fine settimana, ad attendervi ci sono infinite possibilità, tra arte natura e buon cibo. Vi consigliamo cosa fare e dove mangiare per una giornata all’insegna dell’allegria da passare in famiglia o con gli amici.

L’OASI_IL TORCHIO

A un’ora e mezza da Milano si trova un oasi di pace e tranquillità. Negli anni ’30, sulle Alpi biellesi, Ermenegildo Zegna avviò un progetto di riqualificazione ambientale. L’imprenditore fece piantare circa 500.000 alberi di conifere a partire dal Lanificio aperto nel 1910 per tutta la vallata. Oggi l’oasi si estende su una superficie di 100 km2 e dà la possibilità di immergersi completamente nella natura. In primavera si può apprezzare lo spettacolo della fioritura dei rododendri, delle azalee, delle dalie e delle ortensie.  Al termine della passeggiata, il consiglio è di spostarvi a Ricetto di Candelo per una cena al ristorante Il torchio. Appena entrati scoprirete il perché del nome: al centro della sala c’è un torchio, ottimamente conservato, costruito nel 1763. Proprio qui sono state ambientate alcune scene di film famosissimi, come la “Freccia Nera” o il “Dracula” di Dario Argento. Cosa assaggiare? Sicuramente il tradizione vitello tonnato o vitel tonné che dir si voglia. Questo piatto, dalla paternità contesa, è probabilmente nato nel vicino cuneese. Il tonno, ingrediente principale della goduriosa crema, non faceva parte della ricetta iniziale. Sembrerebbe, infatti, che “tonné” derivi dal francese “tannè” ossia conciato. Qualcuno dice che la parola stesse a indicare il metodo di cottura “alla maniera del tonno” e che quindi la carne di vitello venisse cotta molte ore per poi essere messa sott’olio come il tonno. E le acciughe? Fin dall’800, i piemontesi sono stati grandi acciugai e trasportavano questo piccolo pesce sotto sale dalla Liguria al Rodano. Non stupisce quindi che in diverse salse di questa regione compaia proprio l’acciuga come ingrediente principale. Se, alla luce di questo breve racconto, non siete convinti allora il consiglio è quello di provare una tartare accompagnata da un calice di un buon vino locale. Il menu cambia quasi tutti i giorni, prenotare con anticipo e chiedete i piatti del giorno.

LO STELLATO: LIDO 84

Parliamo di lago di Garda, tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Incanta i suoi visitatori che si perdono tra scorci incredibili, limonaie, ville e borghi fermi nel tempo. Parliamo anche di stellati, di chef che con la loro maestria riescono a stupire anche i palati più difficili. A Gardone Riviera, sulla sponda lombarda del lago, si trova il ristorante Lido 84 dello chef  Riccardo Camanini.  

La verità è che mi sono innamorata di questo ristorante grazie alle foto di due piatti. Online ho visto una sfera bianca che veniva tagliata con un coltello e un piatto di pipe rigate con una crema color caffè e caviale. Al comando di questo ristorante che si affaccia su uno scorcio di lago mozzafiato ci sono due fratelli, uno in sala e uno in cucina, che hanno optato per un’atmosfera semplice ma ragionata, che lascia spazio a ogni tipo di avventore. Se si desidera un po’ di intimità, si può prenotare nella saletta interna in pietra. Tornando ai piatti che mi hanno colpita c’è sicuramente la cacio e pepe “en viesse”. Un piatto di rigatoni cotti nella vescica di maiale con pecorino e succhi di vescica che viene presentata al tavolo intatta e poi aperta davanti ai commensali. Le materie prime del lago vengono valorizzate al meglio: tra i dolci si trova una  torta di rose cotta al momento con zabaione al Vov e limoni del lago di Garda.

Il Garda è il posto ideale per una gita in giornata, ma se vi potete fermare più giorni il cosiglio è quello di seguire Antonella, guida turistica preparatissima e sempre sorridente, nella visita di Sirmione. Ripercorrendo i versi del poeta Catullo scoprirete grotte, ville e affreschi.

IL PARCO GIOCHI: AI PIOPPI

I pranzi e le cene migliori li ricordiamo non solo per quello che mangiamo, ma spesso rimangono nei nostri ricordi per l’atmosfera che respiriamo. Una cena romantica ha decisamente un sapore diverso dal pranzo in famiglia. Se volete divertirvi con i vostri figli o nipoti o siete degli eterni Peter Pan, il mio coniglio è di passare una giornata in un parco giochi davvero speciale. Il 15 giugno 1969 Bruno Ferrin aprì a Nervesa della Battaglia, in provincia di Treviso, la sua frasca. La parola sta a indicare una casa privata aperta al pubblico in determinati periodi dell’anno, per esempio per assaggiare il vino novello. Come si legge nel sito, appena aperto serviva vino rosso e salsiccia. Nel bel mezzo di un pioppeto decise poi di costruire con le sue mani, non solo la sua osteria fatta di lamiere ma una piccola altalena, poi uno scivolo e poi ancora una giostrina. Oggi questo parco giochi che funziona senza elettricità ha più di trenta attrazioni e l’osteria offre un menu ben più variegato di quello proposto agli inizi. “Cibo semplice, buono, a prezzi modici da consumare in mezzo alla natura” questa è la descrizione che trovate sul sito de “Ai pioppi”. Se cercate un posto autentico dove passare una giornata spensierata questo è il posto che fa per voi. Baccalà alla vicentina, polenta, ma anche hamburger vegani si consumano sulle panche in legno sotto i pioppi amati dal signor Bruno, che ha messo tutto il suo cuore in questa avventura.

IN LUNIGIANA: TRE INDIRIZZI

Alla voce “Lunigiana” dell’enciclopedia Trecani troviamo: Regione naturale e storica appartenente in parte alla Toscana (prov. di Massa e Carrara), in parte alla Liguria (prov. della Spezia) e in parte minore all’Emilia (prov. di Parma). Corrisponde al bacino della Magra e dei suoi affluenti e, benché i suoi confini non siano precisi, basandosi solo sulla tradizione, può essere compresa entro una linea che, partendo dalla costa presso Moneglia e attraversando il Passo del Bracco, raggiunga quello di Cento Croci, segua quindi lo spartiacque appenninico fino al Passo del Cerreto e al Monte Belfiore e scenda nuovamente al mare, a S di Montignoso, tra Massa e Pietrasanta.

È proprio questo mix che dà origine a una cultura gastronomica particolare. Tanti primi piatti si condiscono con il pesto, come in Liguria, i tortelli sono il piatto tipo della domenica, come succede nella vicina e Emilia e il pane qui si chiama “carsenta” o “crescente” in italiano ed è senza sale alla maniera toscana. A sole due ore da Milano la valle del Magra è un posto quasi incantano. Tanti piccoli borghi si susseguono intervallati da prati verdi e pascoli. In un mondo di fiaba questa parte di Appennino conserva le proprie tradizioni e la sua innata lentezza. Se è la prima volta che visitate la zona, ci sono alcuni indirizzi che dovete provare.

A Pontremoli, l’osteria della Bietola vi accoglierà con alcuni piatti tipici come i testaroli al pesto o i ravioli con sugo di funghi. Se volete provare i panigacci, piccoli cerchi di pasta cotta nei testi di ghisa e simili a piadine, dovete assolutamente passare per Podenzana. Il ristorante da Gambin  vi servirà dei panigacci appena sfornati, cotti in modo  tradizionale e accompagnati da salumi e formaggi rigorosamente nostrani. Infine, se volete onorare la tradizione pasquale, potete prenotare (con un certo anticipo, è sempre pieno!) all’agriturismo Montagna verde di Apella, dove potrete gustare un prelibato agnello di Zeri che è presidio Sloow Food. 

SUL VULCANO: PASSEGGIATA + NOCINO: 'E CURTI

Se siete amanti del digestivo a fine pasto o dell’amaro in compagnia per finire una serata tra amici, allora dovete assolutamente provare il nocino. Le legioni dell’Impero Romano avevano conosciuto questo infuso digestivo preparato con le noci acerbe grazie ai popoli Britanni e se ne erano letteralmente innamorati. Una leggenda narra che, per preparare questo liquore dal sapore inconfondibile servano noci ancora acerbe raccolte nella notte del solstizio d’estate. Diverse città italiane ne rivendicano la paternità e a Modena c’è persino un Ordine che si occupa della sua valorizzazione.

Se volete trascorrere una domenica che vi riporti indietro nel tempo e assaggiare un nocino fatto a regola d’arte, dovrete arrivare ai confini del parco naturale del Vesuvio, dove ad attendervi ci sarà Angela Ceriello del ristorante ’E Curti di Sant’Anastasia.  Nel 1924 i fratelli Luigi e Antonio Ceriello hanno aperto questo posto sincero che è arrivato fino ai giorni nostri conservando intatti alcuni piatti della tradizione. Dal tradizionale antipasto con frittini, fior di latte e olive fino agli spaghetti al ragù. Ma veniamo al “nucillo” che è prodotto da questa famiglia fin dagli inizi del ’900. Realizzato con i malli delle noci della qualità “Sorrento”, raccolti e selezionati a mano da piante in tutta la regione Campania e messi a macerare in alcool puro e aromi naturali dentro damigiane di vetro verde esposte al sole per circa 60 giorni. Per smaltire il pranzo potete concedervi sicuramente una passeggiata ai piedi del Vesuvio e se rimanete più giorni dovete assolutamente passeggiare tra le rovine di Pompei

IN CITTA’

Ecco due consigli per chi decide di rimanere in città.

Per chi sta a Roma c’è DOL: di origine laziale.  Una pro loco del quartiere Cento Celle selezionata dal Gambero Rosso per l’impasto della pizza, lievitato alla perfezione. DOL è un locale dall’animo popolare con una cucina semplice che ha alla base prodotti della tradizione laziale e di qualità. Non solo ristorante ma anche bottega dove acquistare, se preferite online, prodotti a filiera corta che valorizzano gli imprenditori del territorio. Guanciale, pecorino e molto altro ancora. Assaggiate i taglieri e non rimarrete delusi.

Per chi sta a Milano e vuole regalarsi un pranzo meneghino, l’Osteria del treno è sicuramente il posto giusto. La cucina propone il tradizionale risotto con l’ossobuco e la cotoletta di lonza in carpione. Prenotare con largo anticipo e provate a conquistare un tavolo nella “sala liberty del Treno” nata nel 1898 e importante esempio di architettura liberty milanese.

E voi, di che Pasquetta siete?

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