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Italiani, analfabeti del rischio?

Quanto possono costarci le incertezze che non affrontiamo?

Di Emanuela Notari

In questi tempi di vaccini siamo quotidianamente confrontati con persone che rifiutano di proteggersi e proteggere il prossimo per paura degli effetti collaterali dei vaccini. La preoccupazione per la propria salute è legittima e auspicabile. Quello che però manca è la capacità di guardare alle reali proporzioni degli effetti collaterali, di proiettare questa paura nella giusta prospettiva di rischio. Mettiamo in fila due dati: il rischio di avere una trombosi causata dal Covid è, secondo l’Università di Oxford, del 0,004% e quello di trombosi causata del Vaccino Astra Zeneca è del 0.0006% (EMA, dato annualizzato); ma anche prima del Covid, l’incidenza delle tromboembolie sulla popolazione, secondo la Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi, era del 0.10%.

In realtà, direbbe Gerd Gigerenzer, psicologo cognitivo tedesco che ha dedicato la propria carriera allo studio del rapporto tra uomini e rischio, siamo una società analfabeta in termini di concezione del rischio. E le euristiche, quei giudizi spannometrici che su materie conosciute ci permettono di andare a naso senza sbagliare troppo, su materie sconosciute generano errori clamorosi. L’analfabetismo del rischio è analfabetismo statistico, che a sua volta è analfabetismo matematico. Vuol dire non saper leggere i numeri nella prospettiva statistica ma anche non sapersi difendere da come le cifre vengono esposte.

 

Educazione finanziaria: questa sconosciuta


Nel 2020, all’interno di un progetto OCSE teso a valutare l’alfabetizzazione e le competenze finanziarie dei vari paesi, la Banca d’Italia ha condotto una ricerca e il relativo report afferma che esiste un profondo gap nell’educazione finanziaria degli italiani rispetto agli altri Paesi,
particolarmente spiccato tra le persone con minor livello scolastico, le donne e gli anziani.

Scarsa cultura finanziaria che, inevitabilmente, chiama in causa una scarsa cultura matematica. La maggior parte degli Italiani non comprende concetti come il tasso composto e l’effetto inflattivo nel tempo. Se a ciò aggiungiamo il fatalismo di una cultura sincreticamente in bilico tra religiosità e tradizioni scaramantiche, il mix che si crea diventa fortemente inabilitante in tutto ciò che richiede un minimo di dimestichezza con i numeri e le proporzioni, soprattutto se l’educazione scolastica non va oltre la matematica delle certezze, come Gigerenzer chiama la geometria, per insegnarci le basi della statistica.

 

Italia: fanalino di coda tra i paesi europei per assicurazioni

Uno dei risultati che ne scaturiscono è che l’Italia è tra i Paesi meno assicurati d’Europa. Nemmeno a parlarne rispetto agli USA, dove se non sei assicurato non ti curano nemmeno di appendicite. Secondo una ricerca condotta nel 2018 da SWG per Zurich su un campione di 1.500 nuclei familiari, solo il 25% degli intervistati è titolare di una polizza vita, meno del 20% di una polizza infortuni o salute e circa il 3% di una copertura dread-disease o long term care. Ma allora come si proteggono gli italiani? Con il risparmio, le proprietà immobiliari, la rete familiare. “Non val la pena spendere soldi per assicurarsi, tanto se deve succedere, succede” è una frase riportata spesso nelle analisi del mondo assicurativo. Molti commentatori adducono il fenomeno al cattivo rapporto pregresso che l’assicurato (per lo più si parla di polizze auto, le uniche alle quali non ci si può sottrarre) ha maturato attraverso il percorso accidentato di franchigie e moduli criptici. Così la maggior parte degli Italiani continua ad assicurarsi da sé attraverso l’enorme liquidità che, grazie anche al calo dei consumi dovuto ai vari lock-down, ammonta ormai a circa 2mila miliardi di euro.
Ma il Paese meno assicurato d’Europa è anche quello più vecchio, dove il rischio emergente è diventato quello di essere più longevi delle proprie risorse economiche, specie dopo le riforme pensionistiche, e dove il crollo delle nascite degli ultimi decenni renderà molto meno efficace la rete familiare che oggi tiene ancora botta all’invecchiamento della popolazione. Vista l’aspettativa di vita media per metà secolo, stimata in 86 anni per gli uomini e 90 per le donne, forse è meglio pensarci per tempo con una polizza LTC o un piano di accumulo, invece di incrociare le dita.


Se volete esercitarvi sul tema delle probabilità e farvi instillare un dubbio che vi arrovellerà per giorni andate a questo link, a me ha portato via il week-end.

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