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La moda sostenibile fiorisce a primavera

Dai tessuti vegetali alla produzione "zero sprechi", sulle passerelle della P/E 2022 sfila la natura

Di Laura Pacelli

Dai tessuti vegetali alla produzione “zero sprechi”, la natura sfila sulle passerelle della P/E 2022. Già, la moda sostenibile, la grande scommessa dell’ultimo decennio e del nuovo iniziato solo con un anno in ritardo, causa pandemia… C’è chi l’ha sempre “sostenuta”, vedi Stella McCartney, che per la Primavera Estate 2022 ha introdotto la prima borsa fatta con Mylo, una pelle alternativa realizzata con radici di funghi. E come Gabriela Hearst, che ha disegnato per Chloé una collezione con lavorazioni realizzate in Kenya e Madagascar. L'upcycling si conferma un filo conduttore per molti brand, ancora pochi a dire il vero. Fa (ancora) notizia, e in parte lo è perché realizzare tessuti “riciclati” costa ancora molto, sia in termini di studio che di realizzazione. 

#Upcycling

Marine Serre ha realizzato top e abiti da “popcorn top” (quei tessuti “bozzati” che somigliano ai popcorn) che spopolavano negli anni ‘90, mentre Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood ha frugato nei suoi cassetti per trovare materiali da riutilizzare. Rave Review (che ha partecipato al Gucci Vault durante la settimana della moda milanese), nel frattempo, ha trasformato i tessuti d’arredo in abiti e gonne ispirati allo sport, mentre Harris Reed ha creato i suoi look demi-couture utilizzando abiti da sposa pre-utilizzati e provenienti da Oxfam. 

Cactus che moda

Demna Gvasalia di Balenciaga ha ormai da tempo aumentato notevolmente il suo uso di cotone organico e sintetici riciclati; e per la P/E 2022 ha utilizzato il 95% di materiali "certificato sostenibile", tra cui cotone biologico, poliestere e nylon riciclati, pelle e ricami riciclati. L'abito di apertura della sfilata, un'esplosione di pizzo nero, era una miscela di nylon riciclato per il 63% e viscosa di provenienza responsabile per il 37%, mentre il bomber in pelle nel look 44 era realizzato con un'alternativa vegana derivata dalle foglie di cactus. Le pantofole a mocassino extra lunghe che tutti stavano su Instagram erano in realtà un EVA simile alla pelle.

Tessuti dal Terzo Mondo

Kenneth Ize e Colville da parte loro hanno detto di aver collaborato con tessitori artigiani in Nigeria e Messico; Collina Strada ha lanciato una “seta” di petali di rosa. Un approccio simile è stato esplorato da Phoebe English, che ha esplorato il design rigenerativo attraverso un'installazione alla British Library. Ashlynn Park utilizza tecniche di taglio a zero rifiuti e lavora su un modello su ordinazione; ed Erin Beatty di Rentrayage, che trasforma esclusivamente capi vintage o materiali deadstock in nuovi pezzi. E se l’impegno di Richard Malone e SS Daley è stato sostenere le fabbriche locali nel Regno Unito e in Irlanda, Maria Cornejo, sta investendo nella produzione verticale in Giappone e Turchia per ridurre la sua impronta di trasporto; Per carità, di nomi “grossi” ce ne sono pochi ma quei “piccoli” stanno dando un gran bell’esempio e siamo certi che avranno ragione da vendere da qui a breve. 

Dall'Italia...
1. L'evento "green" della Camera della Moda

E intanto la Camera Nazionale della Moda Italiana ha già programmato per il prossimo 25 settembre la nuova edizione di CNMI Sustainable Fashion Awards dedicato alla premiazione di quanti si saranno distinti nell’applicazione di principi della sostenibilità nell’industria della moda. Al prosismo evento al Teatro alla Scala, CNMI collaborerà con la Ethical Fashion Initiative delle Nazioni Unite. La sostenibilità, ma anche l’inclusione e la valorizzazione della diversità sono alcuni dei principi fondamentali di Camera della Moda, che mira a creare consapevolezza per superare ogni genere di discriminazione.

2. Prato, il riciclo parte da qui

“Metabolismo urbano circolare”: è questo il nome con cui la Città di Prato identifica un modello di governance e una serie di azioni coerenti, adottate per tutelare la filiera produttiva locale del tessile e ottimizzare le risorse dell'area urbana. L'obiettivo dell'amministrazione, definito e sviluppato in questo senso nel corso degli anni, è realizzare la transizione verso una realtà a zero spreco, innovativa ed europea, per migliorare la qualità di vita dei residenti e per assicurare la resilienza e la competitività di un tessuto produttivo cittadino di tradizione secolare. Un cammino partito da lontano, sin dall'adozione dell'Agenda Urbana nel 2015 e culminato nel 2020, con Prato Circular City, strategia di lungo periodo tuttora centrale nelle politiche per la circolarità e ispirata, a livello di co-progettazione, al percorso intrapreso nella Partnership dell’Agenda Urbana UE su Economia Circolare, dove la Città di Prato rappresenta l'Italia. La metodologia si sviluppa attraverso tavoli e gruppi di lavoro operativi e trasversali, osservatori e buone pratiche, in una piattaforma di discussione circolare e permanente che, fra i temi prioritari, ha individuato quello del distretto industriale Tessile & Abbigliamento e la gestione delle risorse correlate, dal riuso delle materie prime seconde, a quella idrica, fino al riuso degli spazi urbani. L'Italia, Prato c'è.

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