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Come raggiungere il benessere emotivo nella terza età

Perché la 3a età non è sinonimo di tristezza

Di Valeria Cudini

Per parlare di come raggiungere il benessere emotivo nella terza età è necessario innanzitutto riflettere sul modo in cui funziona la nostra sfera emotiva.

A qualunque età, e quindi anche in un’età più avanzata, la sfera emotiva influenza sia il modo che abbiamo di percepire noi stessi sia il mondo che ci circonda.

Nella terza età il modo di rapportarsi alle proprie reazioni emotive cambia in modo significativo, soprattutto perché si è condizionati dalle aspettative sociali.

 

Nell’immaginario collettivo la terza età si associa a solitudine e tristezza

Il motivo è legato al fatto che nell’immaginario collettivo l’età associata alla spensieratezza e la gioia è quella giovanile e che quindi, chi sta per entrare, o fa già parte, della vecchiaia non possa che avere come prospettiva davanti a sé sentimenti di rassegnazione e tristezza.

Ovviamente si tratta di stereotipi che, anche se la maggior parte di noi negherà di applicarli a chi non è più giovane, in realtà influenzano chi nella terza età ci vive.

I condizionamenti sociali, infatti, spesso arrivano a esercitare un potere così forte su di noi, e a maggior ragione su chi che si trova ad affrontare una fase della vita già di per sé caratterizzata da fragilità, da farci credere che davvero da una certa età in poi la spinta vitale si assopisca per lasciare spazio alla rinuncia.

 

Non si deve corrispondere a uno stereotipo: assecondate la creatività

Se è sicuramente vero che con l’avanzare dell’età ci si trova spesso a dover fronteggiare sofferenze, malattie e lutti, non è altrettanto vero che la terza età non possa equivalere a un periodo di benessere emotivo e di buona salute. Certo è che si dovranno fare i conti con tutta una serie di cose spiacevoli e di passaggi necessari della vita che possono essere equiparati a veri e propri lutti - il pensionamento per esempio -, ma le opportunità per garantirsi un buon equilibrio psico-emotivo sono tante e diverse oltre a tutto quello che può partire semplicemente dalla nostra creatività e voglia di fare.

Sì, perché non c’è niente di peggio che assecondare lo stereotipo che vorrebbe gli “over” condannati all’isolamento e all’inattività, quasi come fosse una caratteristica connaturata alla loro età. Eppure, i casi e le situazioni che dimostrano come invece sia possibile decidere di prendere in mano la propria vita e darle una direzione diversa da quella corrispondente solo a uno stereotipo, sono molti e assolutamente confortanti.

 

Passa il tempo e le emozioni si gestiscono meglio

In una prima fase entrare nella terza età può creare smarrimento e quindi un sentimento di paura e ansia. Oltre all’interruzione del lavoro, e a quanto già citato, possono aggiungersi possibili e repentine difficoltà economiche, perdita di quella prestanza fisica che fino a pochi anni prima ci rendeva orgogliosi di noi stessi e, per molti, incapacità di essere autonomi. Senza volersi certo tappare gli occhi di fronte a problemi e ostacoli reali che incontreremo nel “sentiero della vecchiaia” è bene sapere che con l’avanzare del tempo aumenta anche la nostra capacità di saper gestire le emozioni, soprattutto quelle negative.

La sfida diventa quindi essere quella di accettare con naturalezza quanto la biologia ha già programmato per noi: invecchiare.

Una volta accolto quanto non possiamo cambiare, a noi rimane lo strapotere di decidere come viverla questa vecchiaia, come riconquistare il nostro benessere emotivo se è stato messo a dura prova da un evento luttuoso o da una malattia, come tendere a un invecchiamento sano e sereno.

 

È necessario cambiare prospettiva volgendo uno sguardo positivo al futuro

Per chi non è portato a indirizzare uno sguardo positivo al futuro, si impone un cambio di prospettiva che, se non si ha la consuetudine a mettersi in discussione, sarà di difficile anche se non d’impossibile realizzazione.

Ecco allora che abbiamo pensato di raccogliere qualche piccola strategia e consiglio per raggiungere il benessere emotivo nella terza età. Siamo ben consapevoli del fatto che è piuttosto arduo riuscirci non tenendo conto delle differenze che, inevitabilmente, riguardano la popolazione che invecchia. Ma ci teniamo a fare un atto di fiducia verso coloro che oggi hanno di fronte a sé una prospettiva di vita che si allunga e cresce in qualità.

 

Strategie e consigli per raggiungere il benessere emotivo

  1. Vivi nel presente. È un consiglio che può sembrare banale e che forse avrete sentito ripetere un milione di volte, ma che può applicarsi con successo a qualunque età, a maggior ragione nell’età avanzata. Occorre riflettere, infatti, sul significato profondo di quello che per Carl Gustav Jung era più precisamente “Vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo e pensare ogni giorno come se si potesse vivere per sempre”. La sfida è proprio di vivere nel qui e ora applicando a tutto ciò che riguarda la propria vita, un atteggiamento di riconoscenza. Con l’avanzare dell’età la gratitudine per quanto si è vissuto di importante e di bello (ma anche di brutto) dovrebbe essere un sentimento abbastanza naturale.

Come conseguenza del vivere nel presente c’è il non porsi obiettivi a lungo termine e troppo complessi, imparando a calibrarsi in base a quanto sia effettivamente realizzabile per prevenire un senso di frustrazione.

  1. Coltiva le relazioni con il sorriso essendo pronto a dare e a ricevere. Come dicevamo all’inizio, a molte persone âgée che rimangono da sole, può accadere che si inneschi un meccanismo di auto ripiegamento su se stesse che fa credere loro sia naturale trascorrere le giornate senza chiedersi più che cosa sia necessario per sentirsi vive. Per rompere questa coazione a ripetere, che a lungo andare genera sofferenza e stati depressivi che sfociano in un totale “lasciarsi andare”, il rapporto con l’altro acquista un significato ancor più particolare. I parenti, gli amici che sino a quando il lavoro ci assorbiva quasi del tutto non si potevano frequentare a dovere, adesso diventano vera linfa vitale rigenerante.

Scambiare opinioni con gli altri, condividere una passione, magari frequentando un corso o recandosi insieme a eventi culturali, nutre la nostra interiorità ed estirpa il seme della pigrizia e dell’autocommiserazione.

Anche per chi non aveva una grande rete di relazioni è possibile costruirsene una nuova cogliendo le moltissime opportunità che oggi la nostra società ci offre. Serve solo prendere un po’ di coraggio e osare un po’. Iscrivetevi a quel corso che avete sempre sognato di fare ma non avete mai osato frequentare o lasciatevi incantare da un viaggio avventuroso con persone sconosciute.

  1. Tieni allenato il tuo cervello anche con esercizi, letture o attività che normalmente non svolgi. Imporre alla nostra mente di “fare fatica” innesca un processo neurale che rallenta il declino cognitivo favorendo nuove “relazioni” tra neuroni (sinapsi).

  2. Punta sull’ironia e sull’autoironia. Questo consiglio non è di facile applicazione per chi non è dotato di ironia, e tantomeno di autoironia, ma la consapevolezza è il primo passo necessario per modificare le cose. Prendere la vita con più leggerezza, esercitando la capacità di saper ridere degli altri e di voi stessi, deve essere l’obiettivo verso cui tendere per garantirsi una vecchiaia all’insegna del benessere psico-fisico.

  3. Cura lo stile di vita a 360 gradi. Anche questo è un consiglio noto ai più. Per curare il proprio benessere psico-fisico occorre seguire un’alimentazione sana, adeguata a eventuali patologie in atto e svolgere sempre una moderata attività fisica studiata in base alle necessità del singolo. Ma qui vogliamo dirvi qualcosa di più e cioè di non tralasciare niente che riguardi la cura della vostra persona, a partire dal modo di vestirvi, di acconciarvi i capelli per arrivare a come gestire i pasti. Può sembrare banale ma il “non lasciarsi andare” implica anche il non cadere nella facile trappola di trascurarsi. Per esempio mangiando in piedi senza apparecchiarsi per bene la tavola o non dando il tempo necessario al pasto, così come il non prendersi cura della casa “perché tanto non viene nessuno”. Immaginate, invece - e magari poi lo farete davvero -, di dover ricevere ogni giorno un ospite importante.

Siete pronti per farlo o volete farvi trovare in vestaglia, con i capelli in disordine, il frigo vuoto e la casa che grida vendetta?

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