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Il malfunzionamento della tiroide

Ipo/ipertiroidismo e altri disturbi di questa ghiandola

Di Valeria Cudini

La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla posta alla base del collo, svolge un ruolo molto importante per il nostro organismo: regola i processi metabolici e il consumo di energia. Funziona come un motorino che produce due ormoni: la tiroxina e la triiodotironina. Questa ghiandola è però facilmente soggetta ad alterazioni. Le donne sono le più colpite da disturbi alla tiroide con una percentuale di 8:1 rispetto agli uomini.

Un complesso meccanismo regola gli ormoni tiroidei

Il meccanismo che regola i livelli degli ormoni tiroidei è complesso. È un equilibrio sottile in cui entrano in gioco l’ipotalamo e il TSH (ormone tireostimolante) che stimola la tiroide a produrre gli ormoni tiroidei. L’ipofisi, però, può ridurre o aumentare il rilascio di THS a seconda della diminuzione o dell’aumento dei livelli degli ormoni tiroidei nel sangue.

«Le patologie tiroidee dipendono o da alterazioni della funzionalità o della struttura o di entrambe. Le alterazioni della struttura sono i noduli, quelle della funzionalità sono di due tipi: l’ipertiroidismo, quando la tiroide funziona troppo, o l’ipotiroidismo, cioè quando funziona poco - dice Laura Fugazzola, responsabile Centro Tiroide U.O. Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’Auxologico San Luca di Milano -. Le cause più frequenti di queste due condizioni sono patologie autoimmuni, ovvero quando il sistema immunitario attacca se stesso. Non è difficile intervenire ma non si può eliminare la causa perché è impossibile distruggere questi anticorpi. Quindi possiamo agire andando a ripristinare la funzionalità della tiroide dando dall’esterno l’ormone tiroideo mancante. È una terapia cronica».

L’ipotiroidismo è più difficile da diagnosticare ma serve attenzione

L’ipotiroidismo è più difficile da diagnosticare perché si manifesta lentamente. All’inizio si avverte soprattutto stanchezza, un sintomo aspecifico. Ciò accade perché l’ormone tiroideo è quello che, nella vita di tutti i giorni, ci dà energia.

«L’ipofunzionalità della tiroide porta a una ridotta metabolizzazione dei grassi con aumento dei livelli di colesterolo - aggiunge l’esperta -. Se l’ipotiroidismo è più marcato, si possono manifestare altri sintomi: cute secca e stitichezza.

All’inizio l’ipotiroidismo provoca pochi disturbi, ma se non curato nel modo adeguato, con il passare del tempo può causare problemi come obesità, dolori articolari e malattie cardiache. Possono soffrirne sia uomini sia donne anche se dopo i 60 anni di età sono le donne a esserne più colpite.

Un problema associato è il gozzo

La tiroide può aumentare di volume dando luogo a quello che viene definito gozzo e le cui dimensioni possono variare da persona a persona. Di solito è piccolo e non provoca sintomi. Occorre prestare attenzione se si nota un aumento significativo del gozzo perché, a prescindere dal fattore estetico, possono associarsi disturbi sia della respirazione sia della deglutizione.

Le due tipologie di gozzo sono:

  • gozzo diffuso: tutta la tiroide è aumentata di volume e la sua superficie è liscia alla palpazione;
  • gozzo nodulare: si sviluppano noduli solidi o contenenti liquido all’interno della tiroide rendendone la superficie irregolare alla palpazione.

 

I sintomi più identificabili dell’ipertiroidismo

Il caso dell’ipertiroidismo, invece, è più semplice da diagnosticare perché i sintomi sono più marcati: tachicardia, ipertensione, tremori agli arti superiori, irritabilità, nervosismo, ansia, sudorazione, senso di calore e, nella fase iniziale, dimagrimento perché l’ipertiroidismo fa aumentare il metabolismo basale. Inoltre, l’esordio della malattia è più rapido».

I casi di tumore alla tiroide: bassissima aggressività

Per quanto riguarda i tumori alla tiroide, il primo dato è che, dopo quello alla mammella, è il secondo tumore più comune nella donna. La buona notizia è che ha una bassissima aggressività: in più del 90% dei casi, infatti, una volta asportata la tiroide, tutto torna nella norma e non occorrono né radio né chemioterapia.

«Dopo l’asportazione della tiroide si somministra in alcuni casi iodio radioattivo - spiega Fugazzola - perché la nostra tiroide è in grado di captarlo. È una terapia per bocca da fare in medicina nucleare anche in via precauzionale in base all’esame istologico e all’eventuale aggressività del tumore. Andranno poi fatti controlli periodici per tutta la vita: ecografia del collo e alcuni marcatori tumorali. Il paziente dovrà seguire una terapia a base di ormoni tiroidei per tutta la vita. Gli ormoni andranno dosati in base all’età e al peso».

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