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Il reflusso gastroesofageo

Che cos’è quella fastidiosa risalita di acido e come intervenire

Di Valeria Cudini

In moltissimi almeno qualche volta nella vita abbiamo avvertito in modo più o meno marcato una sensazione di bruciore o di acidità di stomaco. Si tratta di un tipo di fastidio che, nella stragrande maggioranza dei casi, è temporaneo ed è legato a quanto si è mangiato nel pasto
precedente. In altre parole se a pranzo o a cena abbiamo esagerato con l’ingestione di cibi particolarmente ricchi di grassi saturi, e/o ci siamo lasciamo lasciati andare a porzioni super abbondanti accompagnate da fiumi di alcol, il classico “mattone” sullo stomaco e un po’ di risalita di acido è il minimo che ci possa capire.
Cosa diversa è, invece, se sintomi simili a quelli appena descritti tendono a ripetersi con frequenza e con una dinamica precisa. In tal caso potrebbe di trattarsi di reflusso gastroesofageo, un problema che, in base alle statistiche attuali, coinvolge circa il 20% della popolazione adulta.
La buona notizia è che salvo casi particolarmente gravi si può intervenire seguendo determinate regole alimentari e impostando un corretto stile di vita. Sono molte, infatti, le persone sane che soffrono occasionalmente di reflusso, ma in questi casi si tratta, appunto, di occasionalità e di un disturbo scatenato da cause specifiche. Per esempio molti avvertono questa fastidiosa sensazione di risalita di acido nell’esofago solo dopo aver mangiato determinati cibi - acidi per l’appunto - o dopo aver fumato o bevuto bibite gassate, spremute o vini frizzanti. Oppure ci sono casi in cui la risalita acida nello stomaco si avverte se ci si corica immediatamente dopo aver mangiato e in modo particolare se si è consumato un pasto abbondante.


Che cos’è la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) e a quali sintomi prestare attenzione


C’è chi poi, invece, soffre della vera e propria malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). Ma che cos’è che provoca la risalita degli acidi gastrici nello stomaco? La “colpa” è imputabile al malfunzionamento di una valvola, il cardias, che separa lo stomaco dall’esofago. Se il cardias funziona male significa che ha una tenuta ridotta, motivo per cui permette la risalita attraverso l’esofago, e poi verso la bocca, del materiale che c’è nello stomaco che è tipicamente acido (MRGE normale). Nel caso in cui, invece, il contenuto dello stomaco è biliare, non è più acido ma alcalino (reflusso biliare). Il reflusso, dovuto solo all’incontinenza del cardias, spesso si associa a un’ernia iatale, ovvero l’erniazione dello stomaco verso il torace. «Oltre ai bruciori retrosternali che s’irradiano verso l’alto, altri sintomi del reflusso sono i crampi causati da una dismotilità (alterazione motoria) dell’esofago - dice Marco Pagani, chirurgo, responsabile del Servizio di Fisiopatologia Esofagea al Policlinico di Milano-. Va prima di tutto identificata questa condizione come non cardiaca perché la sintomatologia del reflusso è simile a quella di alcuni problemi cardiaci. In ogni caso io chiedo comunque che il paziente svolga esami cardiologici che escludano l’infarto o una malattia cardiaca. Dopo vado a studiare il reflusso».


Altri sintomi a cui prestare attenzione sono:

-  senso di gonfiore e appesantimento dopo i pasti anche se non si è mangiato molto;
- eruttazione frequente;
- tosse;
- mal di gola.

Di norma questi disturbi tendono a manifestarsi più frequentemente quando ci si sdraia a letto, motivo per cui uno dei consigli più utili che viene dato in questi casi è di provvedere ad alzare un po’ la testata del letto o dormire, comunque, con la testa un po’ rialzata.

Attenzione ai cambi di stagione


Chi soffre di reflusso gastroesofageo sa bene quanto possa influire sul suo disturbo il cambio di stagione. Va però precisato che il reflusso non è scatenato dal passaggio da una stagione a un’altra, ma è uno dei fattori coesistenti. Per esempio il passaggio dall’estate all’autunno, soprattutto se avviene in modo repentino, può andare a stimolare connessioni nervose e ormonali che provocano un aumento di secrezioni acide nello stomaco. In modo particolare sono le variazioni di luce e temperatura a influenzare notevolmente la produzione di acidi
gastrici.
Il trattamento del disturbo MRGE secondo le indicazioni dell’esperta nutrizionista. Con l’avanzare dell’età aumenta la probabilità di comparsa di questo disturbo. Come per tutte le malattie, a ogni modo, la messa in atto di comportamenti virtuosi in termini di corretto stile di vita e, in questo caso specifico, l’alimentazione sana e controllata possono fare la differenza.
Nel trattamento del MRGE si parla infatti in modo specifico di diete antireflusso come intervento di prima linea. Il motivo è che esistono cibi oggettivamente scatenanti il disturbo, ovvero tutti quelli aciduli: agrumi, pomodoro, yogurt, fritti, cioccolato, cioccolata calda, alcune spezie, caffè e bevande gassate. Inoltre, sono dannose anche le bevande troppo fredde o troppo calde. «Innanzitutto va prestata attenzione ai sintomi riferiti dal paziente, perché ognuno ne mostra di individuali e specifici - dice Giusi D’Urso biologa nutrizionista -. È poi fondamentale valutare l’intera giornata alimentare: la dieta deve essere prima di tutto bilanciata, varia ed equilibrata in apporti nutrizionali, con molta attenzione ai grassi e alle pietanze elaborate, che vanno ridotte il più possibile se non, nei casi più gravi, eliminate del tutto. La frequenza e la composizione dei pasti va personalizzata in base alla frequenza e intensità dei sintomi riferiti. È importante che chi soffre di MRGE faccia pasti piccoli e frequenti, riducendo pietanze e alimenti che gli danno più fastidio, così come è altrettanto importante la cura della masticazione che consente una digestione più rapida e minor formazione di gas di fermentazione. La prima digestione avviene in bocca e concedersi il tempo necessario perché avvenga correttamente è già garanzia di una migliore gestione del cibo nell’intestino». In caso di diagnosi di RGE l’intervento del nutrizionista deve avvenire in un momento successivo alla valutazione dello specialista e concordato con lo stesso.


Consigli pratici per un sollievo immediato


1. No alla posizione orizzontale subito dopo i pasti. Meglio seduti o, meglio ancora, in piedi. Di notte dormire con la parte superiore del corpo sollevata di 30 gradi o, se si dorme su un fianco, preferire il sinistro.
2. Perdere peso se in sovrappeso od obesi. Una circonferenza addominale eccessiva è un importante rischio cardiovascolare e impedisce corretta digestione e respirazione. 
3. Evitare bevande e dolci a base di menta e mentolo (caramelle, gomme da masticare) e anche dentifrici e collutori a base di menta.
4. Non indossare abiti troppo stretti. La compressione favorisce il reflusso.
Sì ad alcuni rimedi naturali
Se già controllando l’alimentazione si può fare molto, come dimostrano anche studi recenti in merito, nelle fasi non acute alcuni rimedi naturali possono dare sollievo.

Per esempio, come per moltissimi altri disturbi, pare avere una buona efficacia l’Aloe Vera in gel, la camomilla e la propoli.
Se il disturbo è cronico servono gli inibitori della pompa protonica.
Nei casi in cui, invece, il disturbo si sia cronicizzato, il trattamento di elezione è rappresentato dagli inibitori della pompa protonica, ovvero farmaci che agiscono bloccando la secrezione acida dello stomaco. Ovviamente questi medicinali, di comprovata efficacia, a lungo andare
possono causare peggioramento della digestione e alterazione della flora batterica intestinale spesso responsabile di gonfiore e gastroenteriti. Ecco perché è preferibile seguire dei cicli di trattamento sospendendo il farmaco, sempre sotto la guida di uno specialista gastroenterologo, nel periodo in cui la malattia è meno evidente.

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