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Maggio, mese della salute mentale

Che cosa fare per una maggior consapevolezza e per abbattere i tabù

Di Valeria Cudini

Nel 1949 il Mental Health America ha deciso di istituire negli Stati Uniti il mese della salute mentale. Tutto il mese di maggio è infatti volto a sensibilizzare su un tema così delicato suggerendo alla popolazione di effettuare screening e valutazioni del proprio stato mentale.

Eppure, a distanza di più di 70 anni, qui da noi in Italia ci scontriamo ancora con pregiudizi e paure difficili da eliminare. In realtà, un po’ in tutto il mondo, è sempre maggiore l’attenzione alla cura della salute mentale delle persone, tanto che sono sempre più diffuse pratiche di meditazione, yoga e di ricerca di bilanciamento vita-lavoro per impedire di incorrere nel cosiddetto burn out, ovvero quella sindrome da esaurimento emotivo e fisico causata dall’eccessivo stress lavorativo.

L’indagine di Epicentro: dopo il lockdown quasi il 90% di casi da stress psicologico

In linea generale la preoccupazione per la salute mentale dovrebbe riguardare tutti, soprattutto considerando anche questi ultimi due anni che ci hanno visti vittime di una pandemia che ha inficiato per molti in modo significativo il proprio benessere psichico.

Nello specifico Epicentro (Istituto Superiore di Sanità) ha raccolto i dati di un’indagine condotta su 5008 persone in Italia dopo il lockdown della primavera 2020 evidenziando che l’88,6% dei soggetti al di sopra dei 16 anni aveva manifestato sintomi da stress psicologico e quasi il 50% sintomi da depressione.

Nel dettaglio lo stress psicologico aveva colpito in modo particolare le donne (il 63%), i disoccupati e chi non praticava attività fisica.

Per quanto riguarda invece la depressione, metà dei soggetti riferiva di aver sofferto di sintomi depressivi moderati, il 25,5%, o gravi (il 22%). Anche in questo caso le donne, e in modo particolare le più giovani, mostravano una comparsa di sintomi gravi.

Parlare di malattie mentali è ancora un tabù

Lo scorso anno il tema del mese dedicato alla salute mentale è stato la riconnessione con la natura, una scelta dovuta alla preoccupazione per l’aumento dei casi di ansia e depressione causati dall’isolamento per la pandemia. Eppure, pur vivendo tutti noi all’interno di una società che promuove l’armonia e il benessere di corpo e mente, parlare di malattie mentali è spesso ancora un tabù. Per moltissimi disturbi come ansia e depressione possono essere gestiti con il semplice “pensiero positivo”. E c’è di più. Condizioni cliniche gravi come, per esempio, ripetuti episodi di attacchi di panico o episodi maniacali sino ad arrivare al grande innominabile suicidio risultano ancora intoccabili. Si preferisce far finta che non ci siano quasi come se non parlandone o non dando loro la giusta attenzione queste preoccupanti condizioni di salute potessero scomparire.

L’allarme della comunità scientifica e i primi passi nella giusta direzione

La comunità scientifica, di contro, ci mette in guardia riferendo, invece, che le malattie mentali sulla popolazione hanno un’incidenza notevole. Infatti, secondo la National Alliance for Mental Ilness, almeno il 20% della popolazione soffre di un qualche disturbo mentale. Cresce quindi il numero di persone che sono costrette a combattere con un “nemico forte, sconosciuto e invisibile”.

Come fare quindi a prevenire e a sensibilizzare in maniera corretta ed efficace sulla malattia mentale?

Si può cominciare mettendo in pratica 3 semplici passi.

  1. Non utilizzare le malattie mentali come se fossero aggettivi.

    Molto spesso accade che utilizziamo con superficialità nel linguaggio comune dei termini presi in prestito dal linguaggio scientifico specifico. Per esempio ci capita di dire: “Mamma mia come sei ansiogena!”; “Sei proprio bipolare!”; “Ma come metti le cose nel frigo? Sei proprio ossessivo-compulsivo!”.

Il primo passo può quindi essere quello di utilizzare correttamente le parole, ovvero con la giusta cognizione di causa.

  1. Non è solo una questione di “stile di vita”.

    Se tutti siamo d’accordo che uno stile di vita sano sia il miglior modo per prevenire tutta una serie di disturbi e mantenerci in forma, ciò non significa che lo stile di vita sano possa necessariamente prevenire o, ancor più, guarire da una malattia mentale. Motivo per il quale sarebbe opportuno evitare di attribuire ad alcuni rimedi la cosiddetta funzione di “antidepressivo naturale” perché la depressione vera e propria è un disturbo che merita l’attenzione di una figura professionale specialistica.
  2. Non paragonare i tuoi problemi con quelli altrui.

    Nel momento in cui ci troviamo di fronte a una persona in forte difficoltà che chiede aiuto siamo spesso portati a paragonare il suo vissuto al nostro, compiendo l’errore di elevare il nostro dolore e la nostra capacità di aver superato determinati periodi bui della nostra esistenza come se fossero più legittimi di quelli altrui. Può accadere che in risposta a persone che hanno sofferto si commenti del tutto impropriamente dicendo: “Ma perché sei triste se non ti manca niente?”. Questo modo di fare rispetto a certi tipi di disturbi non fa che alimentare quella comunità di persone mosse esclusivamente dal pregiudizio secondo cui alcuni disturbi mentali non possono essere considerate malattie.

Quello che dovremmo invece ricordare è che quando si viene colpiti da una malattia mentale non c’è alcuna attenuante dovuta, per esempio, alla propria condizione sociale e/o famigliare, affettiva, lavorativa. Ecco perché appare di fondamentale importanza riflettere sull’assoluta inopportunità di sminuire i disturbi altrui minimizzando le parole di chi tenta, magari con estrema fatica, di aprirsi con noi.

Le iniziative per il mese della salute mentale

La World Health Organization (WHO) si occupa da sempre di salute mentale e ha messo a punto una guida illustrata tradotta in varie lingue e dal titolo “Fare ciò che conta nei momenti di stress”.

Tra le diverse iniziative legate alla sensibilizzazione per le malattie mentali nel mese di maggio anche il mondo del cinema propone la dodicesima edizione de “Lo Spiraglio”, il Film Festival Internazionale della salute mentale  . Nel corso dell’evento, promosso da Roma Capitale e organizzato dal Dipartimento Salute Mentale della ASL Roma 1, in collaborazione con il MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo e SCENA, saranno proiettati corti e lungometraggi dedicati ai grandi temi della salute mentale. Il 4 maggio, alle ore 18, sarà inoltre presentato fuoriprogramma il docufilm The Archivist, per la regia di Federico Maria Baldacci e realizzato in collaborazione con il Museo Laboratorio della Mente.

Il Progetto dello Spiraglio Film Festival per le persone in trattamento riabilitativo

Il Progetto dello Spiraglio Film Festival nasce da un’attività di un centro diurno romano fino a diventare un progetto più grande atto a formare un maggior numero di utenti del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma1, rivolgendosi a un bacino di utenza che copre più di un terzo della popolazione romana. Per aprire uno Spiraglio nella mente di persone in trattamento riabilitativo vengono offerte diverse forme di percorsi riabilitativi, tirocini di lavoro e stage formativi dove è prevista l’acquisizione di conoscenze che vanno dalla visione critica di film, alla catalogazione, alla computer grafica, al montaggio video, alla fotografia, alla comunicazione, alla organizzazione di eventi culturali e scientifici. Si tratta di una sorta di agenzia culturale pubblica che incrocia cinema, arte e salute mentale. Il tutto come espressione virtuosa di istituzioni, quella sanitaria e quella sociale, rappresentate dalla ASL Roma1 e da Roma Capitale Assessorato alla Persona Scuola e Comunità Solidale che si affiancano per sostenere il benessere della collettività.

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