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Multigenerazionalità: un regalo della vita

La multigenerazionalità in famiglia e in azienda deve diventare intergenerazionalità

Di Emanuela Notari

Uno degli effetti di questa inaspettata longevità è la presenza contemporanea nelle famiglie di 5/6 generazioni, con un rilancio del ruolo dei bisnonni che, se durante il XX secolo erano piuttosto inusuali, nel primo secolo del secondo millennio sembrano destinati a moltiplicarsi. Secondo il Chairman del Dipartimento di Demografia dell’Università di Berkeley, Kenneth Wachter, entro il 2030 più del 70% dei bambini americani di 8 anni avranno facilmente almeno un bisnonno ancora in vita.

Le aziende familiari durano di più perché intergenerazionali

Le famiglie quindi crescono in senso verticale, risalendo il corso delle generazioni, ma, grazie al cambiamento dei costumi, anche in senso orizzontale: le nuove famiglie, infatti, o famiglie allargate, moltiplicano i ruoli in senso orizzontale. Così le cene di Natale possono includere nipoti di primo e di secondo letto dei figli, e – se gli attori sanno gestire amichevolmente la situazione – anche più nuore o più generi per ogni figlio. Quando addirittura non sono i nonni ad avere mogli o mariti ed ex mogli ed ex mariti allo stesso tavolo. L’indice in salita dei divorzi tardivi mostra come un’aspettativa di vita più lunga ampli e perpetui la ricerca di sé, di nuovi equilibri, di nuove esperienze.

Anche nelle aziende si sta vivendo la presenza contemporanea di 4 generazioni, addirittura 5 quando si tratta di PMI familiari dove il fondatore è spesso ancora presente seppure abbia superato i 75 anni. L’età media della forza lavoro italiana è passata infatti da 41 a 44 anni tra il 2007 e il 1018 ed è prevista superare i 50 nel 2065. E’ l’effetto delle riforme previdenziali che hanno spostato in avanti l’età pensionistica adeguandola all’aumento dell’aspettativa di vita: nel 2018 la fascia di età 55/64 anni è passata a rappresentare il 53.7% dei lavoratori dal 33.7% del 2007. Ma è anche l’effetto di un cambiamento che la longevità ha impresso al nostro ciclo di vita che vedrà allungarsi la fase lavorativa con modalità di attività più flessibili: full-time alternato a part-time o addirittura periodi sabbatici, lavoro in remoto o ibrido, lavoro alternato a una forma continua di aggiornamento culturale e professionale. Chi può credere che ciò che abbiamo appreso durante i primi 25 anni di vita sia sufficiente per una vita lavorativa che durerà 50-60 anni invece dei soliti 40 al ritmo di cambiamenti della società moderna?

Far funzionare generazioni diverse nella stessa impresa non è però scontato. Non è semplice trasformare una multigenerazionalità oggettiva in intergenerazionalità soggettiva, frutto di un progetto più che di un dato di fatto demografico e di curiosità reciproca. Un po’ come succede spontaneamente in quelle famiglie dove la condivisione travalica i confini di età e tutti si scambiamo qualcosa, creando un valore aggiunto comunitario. Così in molte PMI familiari che hanno superato la fase del Covid in modo molto più convincente delle aziende non familiari. Perché? Perché le PMI familiari hanno riprodotto quello scambio spontaneo che diventa un valore aggiunto: i più anziani, memori di altre crisi, hanno tenuto salda la barra del timone, i più giovani hanno spinto per spostare online quello che fino ad allora era solo o prevalentemente offline. Ma soprattutto, le aziende familiari hanno un orizzonte più ampio rispetto ai dati trimestrali che ossessionano le aziende più grandi: la continuità d’impresa tra generazioni.

Naturalmente, per trasformare la multigenerazionalità in intergenerazionalità bisogna passare dalla cancellazione di pregiudizi e cliché, di quello che oggi si chiama ageismo, giudicare le persone in base all’età anagrafica: i giovani non sono necessariamente poco fedeli all’azienda e bravi sono nelle nuove tecnologie e i senior non sono improduttivi e analfabeti digitali.

 

L'età biologica e l'età cognitiva

In realtà esistono età di diversa natura: anagrafica, certo, ma anche biologica, per esempio. La differenza tra le due giustifica anziani che spesso ci colpiscono per attitudini e comportamenti disallineati alla loro età anagrafica o giovani che ci aspetteremmo superficiali e invece sono profondi e progettuali. Ma c’è anche l’età culturale. Due persone di 65, entrambe in buona salute, possono “sembrare” l’una più giovane o più vecchia dell’altra per il percorso di vita, la contaminazione di altre culture e paesi, l’abitudine a un confronto quotidiano con altre generazioni, un’indole curiosità o un’indole conservativa.

E l’età cognitiva? A parità di salute, ci sono persone che per aver mantenuto allenato il cervello con letture, giochi e attività lavorative “sembrano” molto più giovani della loro età. E’ una cosa che si nota particolarmente nelle persone anziane che hanno una frequentazione assidua con figli e nipoti. Naturalmente poi c’è l’età tecnologica: anche in questo caso la vicinanza con parenti e amici più giovani è di grande aiuto. Ricordiamo quanti anziani hanno imparato a festeggiare i compleanni su zoom durante i lock-down. L’età avanzata non sempre significa analfabetismo digitale. E poi aspettiamo che la parte più giovane dei Baby Boomers entri nell’età cosiddetta di vecchiaia e ne vedremo delle belle…

Alle aziende gli esperti suggeriscono di lavorare per l’abolizione dei pregiudizi e formare gruppi multigenerazionali abbastanza, scegliendo persone che non siano in concorrenza tra loro. I risultati devono essere misurabili e produrre un miglioramento per tutti, altrimenti dureranno lo spazio dell’esercitazione per svanire come lo spirito natalizio a Santo Stefano.

Volete riflettere sulla multigenerazionalità in azienda e su come può diventare intergenerazionalità senza impegnare troppo il cervello? Vi consiglio una serie TV, “Chiami il mio agente”, che ha per protagonisti un gruppo di persone, di età e generazioni diverse, che lavora per la stessa agenzia di attori. Per chi ama fare un po’ di sforzo per godersi lo spettacolo, suggerisco di seguirla in lingua originale, il francese, con sottotitoli. E’ ancora più divertente.

Eccovi uno schema delle generazioni contemporanee:

  • Generazione silenziosa (1928-1945)
  • Baby Boomers (1946 -1964)
  • Generazione X (1965 - 1979)
  • Millennials (1980 - 1995)
  • Generazione Z (1996 - 2009)
  • Generazione Alpha (2010 - 2025)

Voi dove vi collocate? Quante generazioni sono presenti nelle vostre famiglie e quante nell’azienda in cui lavorate?

 

 

 

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