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La passione per la scrittura diventa un lavoro

A colloquio con una nostra lettrice

Di Viviana Musumeci

La scrittura per molti rappresenta una passione che, non sempre, si trasforma in professione. Scrivere in prosa o poesie, aiuta a conoscersi, a conoscere il mondo e può essere un modo per risolvere anche nodi e blocchi psicologici (non a caso alcuni psicologi chiedono ai propri pazienti di scrivere un diario). La scrittura è una passione forte che spesso in Italia non sfocia necessariamente in una pubblicazione, ma quando ciò accade è indubbiamente positivo. Una nostra lettrice, Francesca Farina, ha raccontato a Cocooners la sua esperienza, dimostrando come la passione e la determinazione possono ripagare.

 

Come e quando è nata la sua passione per la scrittura?

Immagino che la mia passione per la scrittura sia nata con me, sia nel mio stesso DNA, perché non credo ci sia mai stato un momento, tranne che nella primissima infanzia di cui non ho memoria, in cui sia stata senza una penna in mano e senza aver scritto qualcosa, a partire da certi pensierini di cui, rileggendo i miei quaderni delle elementari, mi sorprendo io stessa per la originalità e la profondità espresse da quella bambina solitaria e silenziosa.

 Ha una predilezione per la poesia?

La poesia è stata la chiave che mi ha fatto penetrare in un universo assolutamente misterioso fino a quel momento. Ricordo con esattezza l’istante in cui venne a me come una fata invisibile ma vera: la mia maestra che leggeva una poesia narrante una storia fuggevole e scintillante, quella di un ruscello che dialoga con un ragazzo. Nessun altro testo mi aveva tanto affascinato e mi arresi subito a quell’incantesimo di parole.

Quando ha iniziato a trasformare la sua passione in una professione?

Per molto tempo non ho neanche tentato di pubblicare, l’atto che fa di te una professionista, ma avendo sempre scritto sia poesie, sia racconti, sia analisi critiche, a un certo punto iniziai il mio primo romanzo, che poi avrei pubblicato, Casa di morti, Bertoni Editore. Ho impiegato dieci anni per completarlo, perso il primo manoscritto e ricostruito quasi a memoria, tanto lo avevo elaborato, vera summa della mia esperienza.

Quali sono le difficoltà incontrate?

La difficoltà più devastante che trova una scrittrice, una poeta è essere considerata tale anche da se stessa. Non si ha mai la certezza di esserlo, ma occorre tentare e tentare, finché non si ha pronto un testo che valga la pena di leggere per sé medesimi, prima che per gli altri. Successivamente occorre trovare un editore, e questa è la parte più complicata per chi voglia ottenere un riconoscimento che vada oltre il proprio.

Esiste un pubblico per la poesia?

Prima della pandemia, in tutta Roma e non solo, la poesia era ascoltata, anche se molto di rado pubblicata o acquistata. Esisteva un vero, fedele pubblico della poesia, come ho avuto modo di constatare personalmente negli ultimi vent’anni nei quali ho ideato e organizzato la Maratona dei Poeti, Il Leopardi’ Day e L’Isola dei Poeti, eventi a cui hanno partecipato centinaia di poeti, alternandosi a leggere su un palco le loro poesie. Il mio intento era quello di dare visibilità agli autori che spesso vivono ai margini della società letteraria, come ignoti carbonari.

Ci parla del suo romanzo, invece?

Il mio romanzo Liceo classico, pubblicato da Bertoni Editore, mi ha impegnato per alcuni anni ed è nato dalla mia esperienza di collegiale e liceale, in una città pressoché straniera. Ho ritenuto che potesse essere emblematica anche per molti adolescenti che affrontano attualmente la scuola superiore e le prime esperienze amorose. Il trasferimento che ho subito è stato quasi uno sradicamento, e ciò ha comportato una lacerazione molto profonda, che si è ripercorsa sul mio carattere e sull’andamento degli studi, come racconto minuziosamente.

Perché ha sentito il bisogno di scriverlo?

Rivedendo i miei diari dell’epoca del liceo, ho ritrovato una me stessa che credevo di avere rimosso definitivamente dalla memoria, perché troppo dolorose erano state quelle esperienze, tra l’estrema solitudine, sofferta nel pur lussuoso collegio femminile, e l’emarginazione culturale, patita in una scuola classista e razzista. La mia condizione di allora mi sembra esemplare, in quanto può dare modo ai giovani lettori di oggi di considerare la differenza tra la scuola che vivono attualmente e quella di una volta.

Che differenza c'è tra lo scrivere poesie e romanzi?

La poesia non è altro che il distillato della mente, come la prosa ne è l’estensione, e l’una e l’altra sono due facce della stessa medaglia che posso rivoltare quando voglio, dato che non so privarmi di due porte che danno accesso a infiniti mondi, estremante gratificanti. Non penso mai a chi mi leggerà se l’atto stesso dello scrivere è sufficiente a rendermi quello che sono, una scrittrice…tranne a smentirmi o a essere smentita.

Quando e come lavora alla scrittura?

La mia intera esistenza è stata dedicata alla scrittura. Non esiste un tempo per scrivere, se non materialmente, a tavolino, perché in realtà scrivo continuamente nei miei pensieri e poi riporto sulla pagina quanto elaborato a mente. La stesura comporta soltanto qualche ora della mia giornata, impegnata altresì nella lettura, sebbene il romanzo richieda un estenuante lavoro di revisione al momento della pubblicazione, mentre la poesia nasce pressoché perfetta e non la correggo quasi mai.

Pensa che continuerà a scrivere romanzi o più poesie?

In questo momento la mia poesia è quasi muta, dopo un periodo in cui ho scritto centinaia di sonetti, editi in minima parte. Ora sto scrivendo due romanzi in contemporanea, di natura completamente diversa l’uno dall’altro, mentre ho pronto un nuovissimo romanzo, che dovrebbe essere pubblicato entro il 2022. Naturalmente aspetto sempre che si avveri il miracolo della poesia, la quale potrebbe manifestarsi in maniera del tutto improvvisa. Sta alla poeta saperla cogliere per non deludere se stessa e la propria arte. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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