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Nella giornata internazionale della Terra, Cocooners intervista Marco Cappato

Un'attivista con alle spalle numerose battaglie e che adesso lotta per il nostro pianeta

Di Viviana Musumeci

Marco Cappato è l'uomo della resilienza, ma anche della provvidenza, seppur laica, per la generosità con cui ha sempre sposato cause utili a tutti, a volte anche impopolari o difficili da proporre per ragioni culturali che toccano tabù, nella sfera dell'etica o semplicemente della morale, eppure non ha mai desistito nemmeno davanti alle situazioni più drammatiche. Grazie alle sua caparbietà ha praticato più volte la disobbedienza civile fin dalla giovane età, azione che lo ha anche messo nella condizione di essere arrestato e di rischiare condanne. Ma si sa, nell'attivismo pacifista i principi vengono prima del proprio tornaconto personale e davanti a questi, Cappato non fa sconti a se stesso. Ha vinto grandi battaglie insieme ai Radicali e da qualche tempo, grazie a Eumans, associazione di cittadini europei fondata dallo stesso Cappato nel 2019, continua la sua battaglia pacifica per portare al centro del dibattito culturale, temi politici legati ai diritti civili o alla sostenibilità del Pianeta, creando iniziative che smuovano le coscenze o portino a cambiamenti concreti come  Stop Global Warming campagna che chiederebbe alla Commissione Europea, nel caso di raggiungimento di un milione di firme in tutta Europa, di introdurre un prezzo minimo sulle emissioni di CO2, da 50€ per tonnellata di CO2 a partire dal 2020, per arrivare a 100€ entro il 2025.

Nella giornata Internazionale della Terra 2021, Cocooners intervista Marco Cappato:

Nel caso in cui non riusciste a raccogliere il milione di firme per poter chiedere alla Commissione Europea di tassare le aziende che inquinano, cosa fareste?

Premettendo che noi crediamo in questa battaglia e quindi continuiamo la raccolta e andiamo fino in fondo, vorrei specificare che giungere a un milione di firme obbligherebbe la Commissione Europea a rispondere formalmente alla nostra richiesta. Tuttavia questo non significa che i Paesi non possano fare richiesta alla commissione europea di fare una legge. Noi abbiamo già chiesto un incontro al Commissario europeo per il clima e il Green Deal europeo Frans Timmermans. E lo chiederemo anche al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. Di certo non aspettiamo il termine ultimo per la raccolta firme  - il 22 luglio- per portare la nostra proposta ai giusti interlocutori politici.

Quante città hanno aderito a Stop Global Warming? 

Oltre a 100 sindaci in tutta Europa (anche Dublino e Riga). I sindaci sulla questione del cambiamento climatico sono degli attori fondamentali.

Al momento siete a circa 53mila firme. Quali sono al momento i paesi che hanno aderito di più?

Questo è sicuramente  il momento peggiore per la storia delle iniziative politiche che prendono corpo confrontandosi, ad esempio, per le strade con manifestazioni nelle piazze. Però è anche vero che assistiamo a una grande spinta verso la consapevolezza collettiva per i cambiamenti climatici, come ad esempio è successo con Greta Thumberg e i Fridays for The Future. La pandemia ha modificato la percezione dell'urgenza, ma l'emergenza climatica non è passata in secondo piano. Questo è il tema su cui più che mai dobbiamo concentrarsi. E' difficile realizzare iniziative che si basino sulla partecipazione a causa del Coronavirus. Tuttavia, grazie ai nostri contatti e al mondo del digital, solo in Italia abbiamo raggiunto 40mila firme e questo è un buon risultato poiché nel nostro Paese ci è richiesto di arrivare a 50.000. 

Dal tuo punto di osservazione privilegiato l'Italia ha una cultura sostenibile?

I temi ambientali sono legati al grado di democrazia e di coinvolgimento dei cittadini. Nei paesi nordici, da un punto di vista culturale, ci può essere un rapporto con l'ambiente più radicato, tuttavia difendere un interesse generale, come ad esempio, quello di avere una qualità dell'acqua, della terra e dell'ambiente migliori, si scontra con altri interessi particolari e tutto questo rallenta la corsa alle soluzioni. La questione dei cambiamenti climatici rientra in questo quadro. E' un interesse di tutti ridurre le emissioni, ma per farlo bisogna andare a toccare interessi particolari e simboli che rallentano e frenano questo processo. Un elemento che a mio avviso manca nel dibattito sul clima è quello della copertura dei costi della transizione ecologica.  Al cittadino non è ancora chiaro cosa è possibile fare per colmare questo vuoto. Ecco perché la nostra proposta è esplicita perché sposteremmo le tasse del lavoro a quelle legate alle emissioni. Questo è il modo di affrontare tutti insieme la crisi sociale oltre che  climatica. Perché il lavoro non è mai stato sotto pressione come oggi. Il rischio che correremmo, se non affrontassimo questo problema e lo rimandassimo di due anni a causa del Covid, sarebbe disastroso. Come del resto sarebbe altrettanto disastroso, se affrontassimo il problema climatico senza pensare alla parte legata al lavoro.  

Dopo le emissioni di CO2, su cos'altro è necessario lavorare?

La questione delle emissioni di CO2 è fondamentale perché pone un problema trasversale a qualsiasi settore economico. Cerca di usare l'economia (attribure un prezzo alle emissioni di CO2) per far sì che il capitalismo introietti il problema delle emissioni. Certamente la questione dell'innovazione tecnologica è determinante. Come potrà la scienza aiutarci per la qualità dell'ambiente? Questo dipende dagli investimenti che possiamo fare sugli strumenti che ci supportino in questo. Sono tanti, ovviamente, i temi impellenti: gli allevamenti intensivi e lo sfruttamento degli oceani, la presenza massiccia di microplastiche. Sono temi diversi che devono essere legati insieme con una politica sinergica. E' fondamentale in questo la partecipazione dei cittadini perché la democrazia si dimostra con due tare: la prima è che è su base nazionale, quando invece i nostri problemi travalicano i confini degli Stati. Il secondo è che la politica nazionale si concentra su temi a breve periodo. 

Tu hai una figlia piccola: che mondo vorresti lasciarle?

Per quanto sul nostro Pianeta ci siano molti problemi e ingiustizie, credo che il mondo fino a ora sia migliorato di molto. Certo, davanti a noi ci sono molti pericoli, ma la bilancia è sempre stata più positiva che negativa.  Ecco, io spero che per lei il mondo possa essere ancora un posto bello in cui stare. E che si diverta. 

Visto che il Pianeta e il suo benessere è una questione che riguarda tutti,avete firmato la petizione di Stop Global Warming? 

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