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Non è mai troppo tardi per trovare un posto di lavoro

A una età in cui molti iniziano a pensare alla pensione, qualcuno trova il posto fisso

Di Viviana Musumeci

Chissà quante volte vi è capitato, superati i 50 anni, di pensare a nuove prospettive lavorative, ma di esservi, poi, sentiti come dei sognatori perché la vulgata sostiene che dopo una certa età, trovare lavoro è impossibile e men che meno, trovare un posto di lavoro fisso con tutte le caratteristiche che piacciono a noi. Insomma: la nostra società è ageista, lo sappiamo, ma sta a noi non esserlo e mettere in pratica in prima persona tutte le risorse che possediamo per non farci imbrigliare in questo cliché.

Anche perché la buona notizia è che ci sono persone che non si fermano davanti alle narrazioni e che vanno dritte per la loro strada, puntando su se stesse e non su ciò che la società ci prospetta, limitandoci.

Una di queste è Francesca (ndr nome fittizio) che ha 58 anni e che 6 anni fa ha lasciato il suo lavoro come dipendente per iniziare a lavorare come consulente di comunicazione nell'ambito delle pr e dell'ufficio stampa. Dopo soli due anni di attività sulla sua strada si è palesato una ricerca di un responsabile dell'ufficio stampa aperta da una grande azienda italiana. Alla selezione hanno partecipato anche colleghi più giovani, ma esperti. Lei non si è scoraggiata. E ha vinto: il posto è diventato suo. Ne ha parlato in questa intervista con Cocooners.

Innanzitutto, per capire chi sei, puoi raccontarci la tua storia pregressa?

Diciamo che le esperienze più importanti mi hanno vista muovere i primi passi in un gruppo editoriale romano dove mi sono fatta le ossa in giovane età: era un’azienda a conduzione familiare dove svolgevo attività di segreteria di direzione prima e di relazioni istituzionali poi. Dopo un paio d’anni sono entrata in una grande azienda di costruzioni: lavoravo nell’ufficio di Roma, a stretto contatto con l’amministratore delegato, coordinando le attività dell’ufficio, prevalentemente di rappresentanza e di relazioni esterne. Anni bellissimi in cui sono cresciuta – perché mi hanno voluto far crescere - e mi sono formata nelle relazioni esterne, la base dell’ufficio stampa. Poi arrivò Tangentopoli, successivamente il matrimonio e le due maternità. In quegli anni faccio alcune esperienze che mi permettono di avvicinarmi all’attività di ufficio stampa. Insomma, una vera e propria scoperta che mi emoziona: ero a metà degli anni ‘90. Inizio a imparare un lavoro, quello che diventerà IL mio amatissimo lavoro grazie a una grande maestra e amica. Nel 2000 entro nell’ufficio stampa di un gruppo televisivo romano giovane che mette in piedi dei canali tematici satellitari. Un’esperienza bellissima alternata a vicende che, nel tempo, hanno portato a una profonda crisi. Ma nel frattempo, in quella società, divento responsabile dell’ufficio stampa e svolgo al meglio il mio lavoro. Quando però la situazione di declino mi appare irreversibile, decido di dimettermi. Attingo a tutto il mio coraggio, al mio think positive, e mi dimetto. Parlo di coraggio perché mi dimetto a 52 anni, non a 30 o a 40. Mi rimbocco le maniche e inizio l’attività di consulenza: apro la fatidica partita iva e scopro il magico mondo del “clienti”. Divertentissimo, durissimo, ma anche ansiosissimo, diciamocelo. Eppure, anche quella è stata una grande iniezione di autostima. I clienti sono arrivati perché la rete di relazioni creata e coltivata negli anni, mi ha ripagata di tutto. E così mi sono ritrovata a emettere fatture per due anni.

 

Quando sei entrata nella tua attuale azienda e come?

Sono entrata nel 2018. Vengo a sapere di una posizione aperta nell’ufficio stampa di una grande azienda partecipata e vengo inserita in una short list di candidati. Partecipo quindi a una lunga selezione affrontando tre colloqui, sia con HR che con i responsabili della comunicazione/ufficio stampa. Alla fine dei colloqui arriviamo in due. Oggi sono in azienda.

 

Quanti anni avevi e quanti anni ne hai adesso?

Avevo 54 anni quando ho iniziato la selezione e, come è facile immaginare, ero decisamente la più anziana dei candidati alla posizione. Oggi ho 58 anni.

 

Hai riscontrato delle difficoltà quando hai affrontato la selezione?

Direi proprio di no, la mia più grande difficoltà era la mia paura, quella di non poter cogliere questa bellissima opportunità, forse l’ultima della mia carriera professionale.

 

Pensi che a livello generazionale sia ingiusto che le persone vengano ageizzate nel lavoro?

Sicuramente, è una triste deriva di una certa cultura che vuole vedere il futuro solo nelle mani delle risorse più giovani. In realtà il futuro è fatto dell’esperienza maturata, tramandata e contaminata da chi viene dopo di noi. Io mi sono sempre sentita una risorsa importante per le aziende dove ho lavorato, più che mai oggi che ho 58 anni. E invito tutti i miei coetanei a farlo e a non vivere come un limite la propria età anche in contesti dove il ricambio generazionale delle risorse rischia di diventare la parola d’ordine.

 

Riscontri queste discriminazioni?

No, non nell’azienda dove lavoro, né da parte del management, né da parte dei colleghi.

 

Avresti mai pensato dopo qualche anno di lavoro come libera professionista di rientrare nel mondo del lavoro da dipendente?

Decisamente no. Ancora oggi, ogni tanto, mi fermo a pensare con stupore, gioia e gratitudine all’opportunità che sono riuscita a cogliere a 54 anni. Un po’ ringrazio me stessa, un po’ ringrazio il destino, molto ringrazio la mia amica che mi informò della selezione e altrettanto la mia esperienza che mi ha permessa di farcela, nonostante la paura di vivere un eventuale “fallimento”.

 

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del lavorare in un posto fisso dopo i 50 anni?

Beh, non parlerei semplicemente di vantaggi del posto fisso, in generale. Ci sono posti fissi che fanno rimpiangere spesso e volentieri la libera professione. Parlerei piuttosto dei vantaggi dell’azienda solida, come quella dove lavoro io, che investe nel capitale umano, lo fa crescere e lo tutela nei suoi valori: a qualsiasi età. Perché, alla fine, sono i valori condivisi quelli che ti fanno sentire parte di una grande realtà che ti valorizza con il tuo bagaglio d’esperienza. Dando per scontato, ovviamente, che avere la certezza dello stipendio, il 27 di ogni mese, è sempre ciò che ti permette di vivere con dignità e serenità anche nei momenti più difficili di questa epoca. Gli svantaggi? Probabilmente non riuscire ad avere completa autonomia nella gestione del tempo, dentro e fuori l’azienda: dopo i 50 anni le priorità cambiano, si hanno maturità diverse e migliori capacità organizzative. Ecco, probabilmente le aziende, in generale, tendono a non valorizzare abbastanza questi aspetti.

 

C'è altro che vuoi aggiungere?

Sì, mi piacerebbe esprimere la mia gratitudine a quelle persone che, quando mi hanno incontrata nei miei colloqui di selezione, non si sono lasciati coinvolgere da pregiudizi stantii sull’età. In questo modo hanno dato a me l’opportunità di continuare a fare, bene, il lavoro che ho sempre fatto e che mi permetteranno di concludere con soddisfazione la mia vita professionale.

 

 

 

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