<?php echo e($model->title); ?>

Robin Williams: un ricordo a qualche anno dalla scomparsa dell'attore

Un alieno a Hollywood

Di Pier Paolo Calza

"Mi chiamo Mork, su un uovo vengo da Ork", L'abbiamo conosciuto così nel 1979, anno in cui "Mork e Mindy" arrivò in Italia, su Rai 2. Robin Williams fin da subito è stato un 'marziano' per il pubblico: comicità surreale, gestualità esagerata, costumi multicolor, come le famose bretelle arcobaleno o il tutone spaziale rosso con triangolo argento. Mork beveva immergendo le dita nel bicchiere e si sedeva a testa in giù. Divenne un fenomeno da noi come in tutto il mondo, anche perché in "Happy Days", tv show in cui fece il personaggio la sua prima apparizione, aveva sfidato, vittorioso, nientemeno che Fonzie. 

Robin Williams avrebbe compiuto 70 anni il 21 luglio, se non avesse deciso di tornare prima del previsto sul suo unico e personalissimo pianeta.

Le origini di un artista eclettico e geniale

Originario di Chicago, Robin si trasferisce a San Francisco a 16 anni poi si sposta a New York per frequentare la Juilliard , prestigiosa scuola d’arte. Nasce artisticamente negli anni 70, diventando stand up comedian, attività che non ha mai abbandonato, formidabile palestra di recitazione , comicità e improvvisazione

Ha cominciato nella Bay Area californiana e poi a girato i club degli States con i suoi spettacoli, una comicità fatta di strabordante energia, testi in pieno flusso di coscienza uniti a un talento unico nell'usare la voce, fare imitazioni e usare il linguaggio del corpo, caratteristiche che l'hanno accompagnato per tutta la carriera.

Dalla Tv al cinema il passo è stato brevissimo. Ha esordito sul grande schermo, guarda caso, impersonando Braccio di ferro, nel Popeye di Altman (1980). Ha continuato come involontario scrittore di successo, succube in un mondo di donne dominato dalla stramba mamma Glenn Close ne Il Mondo secondo Garp (1982). e poi è stato un sassofonista russo trasfuga a in U.S.A. in Mosca a New York (1984).

Tre personaggi agrodolci, una sorta di palestra, che ben rappresentano le sfaccettature attoriali di cui Robin è stato capace nel corso della carriera.

I successi e gli Oscar

E poi arriva il 1987, vince un Golden Globe e ha la sua prima nomination all'Oscar per Good Morning Vietnam, quella tragica guerra vista e sentita dagli occhi e dalla voce di un deejay da campo. Quel ruolo dietro un microfono, riporta Robin all'istinto naturale, alla verbalità ininterrotta, all’intrattenimento puro in cui personaggio e uomo si ritrovano. Tutto in uno.  Robin Williams era quello, una luce si accende, parte la diretta e  l’uomo si trasforma in personaggio o ce l’ha sempre dentro di sé, basta svegliarlo.

Forse fin da allora questa schizofrenia artistica è sempre stata il suo tarlo, insieme a non pochi abusi di sostanze, durati almeno fino alla morte di John Belushi, del resto Robin era stato con lui la sera in cui poi il blues brother è morto nel 1982, da allora la sobrietà dalle droghe ma anche, a periodi, la depressione e le ricadute con l’alcol.

Ma the show must go on, la carriera marcia, nel 1989 arriva uno dei ruoli migliori, il professor Keating di L’attimo fuggente, seconda nomination all’Oscar, altro mega successo per un carattere diverso, più maturo, in cui Robin dimostra tutta la sua bravura anche come attore drammatico.  E così è per il ruolo seguente, in La leggenda del re pescatore (1991) altro Golden Globe vinto, terza nomination agli Oscar, altro personaggio duplice, un uomo vittima di un tragico incidente in cui muore la moglie, e che vive tra momenti di follia e lucidità, finché non trova aiuto grazie a chi, forse, quell’incidente ha causato.  Ancora una prova eccellente in un film sottovalutato.

Gli anni 90 sono quelli della consacrazione, Robin è il dottore di Risvegli (1990) , poi è Peter Pan in Hook (1991) la voce  del genio in Aladdin (1992) con la sua parte di copione quasi tutta improvvisata. Seguono altri successi come  Mrs Doubtfire (1993 altro Golden Globe vinto) e di Jumanji (1995), poi lavora con Woody Allen in Harry a pezzi (1997) dove ha il ruolo di un attore che vive 'fuori fuoco', fino ad arrivare alla consacrazione con Will Hunting – genio ribelle  (1997), per cui vince l’Oscar come migliore attore non protagonista, nel ruolo dello psicologo che aiuta a ritrovare se stesso un giovane della periferia di Boston, povero ma di intelligenza superiore.  Sorta di summa dei suoi personaggi precedenti, il barbuto dottor Sean è quella figura di padre putativo ironico e deciso, comprensivo, divertente, colto e risoluto che tutti vorremo incontrare nella vita, e Robin Williams è l’attore perfetto per interpretarlo.

Un attore che è stato "più grande della vita stessa"

Basterebbe questo, ma poi c’è stato molto altro. Con l’inizio del nuovo millennio ci sono stati altri film, nuovi ruoli, anche inquietanti, come in Insomnia e One our photo (entrambi del 2002), altri show, altri premi, un'altra moglie, la terza (la seconda era inizialmente la baby sitter dei figli avuti dalla prima moglie), la vita pubblica e quella privata, mai davvero tale,  la diagnosi errata del Parkinson (era in realtà un’altra malattia neurodegenerativa) i momenti di buio, le ultime brillanti prove nella trilogia di Una notte al museo e poi un ultimo gesto, risoluto, nel 2014, per metter fine ad ogni tormento.

Gli americani hanno quella bella espressione per definire persone come Robin William, larger than life, e lui sicuramente lo è stato, la vita l’ha vissuta e chiusa come e quando ha voluto. 

Resta la fortuna per noi, oggi che abbiamo la tecnologia dalla nostra parte, di poter ammirare ancora qualsiasi sua performance al David Letterman show, rivedere Patch Adams (1998, la figura del clown, anche triste, niente di più adatto) o il video musicale di Don't worry be happy di Bobby McFerrin, ritrovare tutta la comicità di uno dei suoi monologhi teatrali, oppure riguardare quell’episodio di Inside the actors studio in cui fece ridere uno spettatore talmente tanto che il malcapitato dovette andare in ospedale per un’ernia addominale.  

Verità o leggenda? Chissà, Hollywood è la terra della finzione e per ricordare una personalità, una superstar come Robin Williams, tanto vale recuperare la citazione di un vecchio film western: “Quando la realtài diventano una leggenda, si stampi la leggenda”. 

Robin Williams \ 21 luglio 1951 – 11 agosto 2014

Na-No Na-No!

 

comments icon 0 commenti
Vuoi lasciare un commento? accedi
Loading...