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Terapia Rock, la canzone è meglio di una medicina

Dica 33?! Massimo Cotto elenca disturbi e canzoni curative, come con l'omeopatia

Di Davide Sechi

Ah beata irriverenza, oh mitica ribellione, eh benemerita rabbia anti-establishment… Ma, come usava dire un presentatore d’altri tempi, sicuramente migliori, "Big Ben ha detto stop", l’orologio della piazza ha battuto la sua ora, e sembra quella definitiva; di pagine del calendario non ce ne sono più, e quindi il sospetto, che si aggirava da qualche stagione, è divenuto realtà: il pop rock ha concluso il suo ciclo, è andato in pensione, qualcuno dice di averlo visto in fila di fronte all’ufficio postale. Merce buona per i ricordi, per potersi addormentare serenamente, per far finta di essere il ragazzino di un tempo? Un segno dei tempi che però, giurano altri, potrebbe mutare d’improvviso, perché la volubilità dei trend, delle mode, del genere umano tutto è nota. Ma intanto, il rock, il pop, la canzone che da 100 anni imperversa(va) nelle classifiche potrebbe funzionare come ricetta, quella medica. Non che anche in passato non si sia provato a utilizzare quelle piccole opere d’arte fatte di strofe e ritornello come illusione medica, anzi trattasi proprio di classico, questo sì sempreverde.

Rock Hospital?

Rock Therapy quindi, oggi più che mai, al punto che anche la letteratura se ne è occupata a più riprese, chiaramente o in maniera più nascosta. L’ultimo caso in ordine di tempo si intitola proprio “Rock Therapy”, l’ha scritto una delle penne storiche del panorama critico italiano, Massimo Cotto; era il 2017, ma ora è arrivata la ristampa, a cura di Universale Economica Feltrinelli, pare per le montanti richieste arrivate durante la scorsa, maledetta primavera.

La nuova edizione è quindi con noi, in tempo per una nuova stagione di fiori, api e zone rosse. Ben 344 canzoni analizzate, raccontate, legate a svariate tipologie di disturbo, spirituale e fisico, immaginato e reale, temuto e persino desiderato. Canzoni che sembrano raccontarci le nostre pene d’amore, ritornelli che si trasformano in autentiche rivincite, rime che addirittura aiutano un’abbronzatura agognata e uniforme!

Di tutto e di più. Ma quindi, caro Massimo Cotto, è alfine giunta la terza età del pop rock e la canzone può finalmente abbandonarsi al suo ruolo farmacologico-curativo?

Oggi come oggi il rock non passeggia più mano nella mano con le giovani generazioni, che preferiscono altri ambiti, altre forme, anche di consumo. Però, rimane comunque un fenomeno transgenerazionale, quindi può capitare di vedere a un concerto intere famiglie.

Anche la letteratura che ne racconta le gesta e ormai appannaggio di fasce di età più… vissute?

Il target debitamente allargato dovrebbe essere 35-70 anni, una realtà, che però non deve diventare una scusa per essere nostalgici. I ricordi sono quello che abbiamo, non quello che abbiamo perduto e servono per definire il presente.

Una canzone può ancora cambiare il mondo?

No, e probabilmente neanche prima, anche se è lunga la teoria di brani che hanno saputo raccontare e anche spingere avvenimenti di portata storica. Però un certo potere salvifico esiste e ci sarà sempre. Gli stessi artisti parlano delle loro creazioni come qualcosa che spesso ha salvato loro la vita. Quasi un procedimento omeopatico: sei malinconico? Ecco arrivare per te un bel brano ricco di malinconia.

Il libro passa in rassegna una serie di disturbi che vanno dai mali d’amore, a quelli legati ai cambiamenti stagionali, a quelli causati dalle giornate storte. In tutto 33? Come mai?

Il numero che ti chiede il medico quando ti “ascolta”, è carico di “r”, fa vibrare la cassa toracica, un segno di ritrovata energia.

In epoca pandemica, l’indice rischia di allungarsi…

Guarda caso, durante il primo lockdown, il libro ha conosciuto una riscoperta ed è per questo che si è decisa la ristampa.

Qual è la malattia più diffusa e per la quale si cercano rimedi musicali?

La pena d’amore, la più difficile da curare, ci vuole un cocktail!.

Insomma, una canzone ci salverà, o perlomeno proverà a farlo?

Come disse Pasolini: “Niente come la canzone ha il potere di ricostruire il tempo perduto”.

Pronti ad acquistare il libro per scoprire come curare i vostri "mali"?

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