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I 3 villaggi industriali più belli d’Italia

Abitare in epoca industriale: i villaggi operai dell'Italia del nord

Di Rita Bossi

A cavallo tra la fine dell'Ottocento e il ventennio fascista vennero costruite nel Nord Italia delle cittadine che non furono soltanto dei dormitori per gli operai ma veri e propri modelli di architettura. Ecco 3 esempi di archeologia industriale:

Crespi d’Adda: qui il tempo si è fermato

Definito "la città ideale" del lavoro operaio, Crespi d'Adda, nei dintorni di Bergamo, fu realizzato tra l'Ottocento e il Novecento dalla famiglia Crespi, vicino al proprio opificio tessile, per alloggiare i dipendenti e le loro famiglie. Questo villaggio, infatti, è il perfetto modello di un complesso architettonico che illustra un periodo importante della storia, quello della nascita dell'industria moderna in Italia. Il sito si è conservato perfettamente, mantenendo quasi intatto il suo aspetto urbanistico e architettonico. Tra gli edifici che meritano una visita l'imponente Villa Crespi in stile trecentesco, la chiesa, copia perfetta della bramantesca di S. Maria di Busto Arsizio e le ville assegnate a dirigenti e impiegati. L'Unesco nel 1995 lo ha inserito nella World Heritage List come "Esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa".

Villaggio Leumann, la città-modello

Il Villaggio Leumann fu edificato alla fine dell'Ottocento per volere dell’imprenditore Napoleone Leumann in seguito alla costruzione a Collegno del cotonificio di sua proprietà. Nacque questo villaggio non solo per ospitare gli operai, ma per fornire loro servizi assistenziali. Ma non solo: al suo interno vi erano anche una scuola, una palestra, una chiesa, una cooperativa alimentare, una stazione ferroviaria, un albergo, una mensa, un ambulatorio ed un circolo sportivo. In un’epoca in cui la maggior parte della popolazione italiana aveva un accesso a dir poco insufficienti ai servizi, il villaggio Leumann fu una città-modello. 

Torviscosa, la città della cellulosa 

Completamente diverso lo stile architettonico e le origini della città-fabbrica di Torviscosa in Friuli Venezia Giulia, che nacque in seguito ad un preciso disegno politico ed urbanistico. Venne edificata tra il 1937 ed il 1942 dal regime fascista in seguito alle bonifiche del territorio circostante ma completata soltanto negli anni ’60. Cuore e ragion d’essere di Torviscosa è la SNIA Viscosa, fabbrica che si dedicava alla produzione di materiali tessili artificiali ricavati dalla viscosa. Tra gli edifici più memorabili e architettonicamente più interessanti la fabbrica stessa con le due maestose statue di Leone Lodi simboleggianti l’agricoltura e l’industria, le futuristiche due torri Jensen, le case per operai dette “colombaie”, ed il maestoso piazzale Franco Marinotti con la torre panoramica. 

E voi, avete mai visitato un villaggio industriale?

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