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Il Grand Tour moderno

Sulle orme dell'aristocrazia nordeuropea tra bellezze senza tempo

Di Monica Nardella

Il Grand Tour era il viaggio di iniziazione dei giovani rampolli europei (soprattutto inglesi, ma anche francesi, tedeschi, polacchi e russi).
Un viaggio d’élite di carattere educativo e formativo insieme, che aveva come destinazione privilegiata l’Italia e che ancora oggi può essere una meta non solo per i giovani rampolli, ma per tutte quelle persone che desiderano conoscere le bellezze del nostro Paese.

Lo spirito del Gran Tour nel passato rivive oggi

I viaggiatori inglesi approdavano nel Belpaese a Genova visto che giungevano via mare. I francesi da Torino. I tedeschi varcavano il Brennero e si dirigevano in Veneto e immancabilmente nella bella Venezia.
Tutti erano muniti di passaporto, una tessera sanitaria e tanta pazienza perché i cavalli andavano cambiati ogni trenta chilometri e, nell’Italia preunitaria, c’erano dogane da attraversare e cambi di monete da gestire.
Dal Nord si convergeva inevitabilmente su Bologna (famosa per l’Università più antica d’Europa) e poi Firenze, culla del Rinascimento. 
 
Goethe, all’arrivo, ebbe a scrivere nel suo taccuino: «Il 23 mattina 1786, alle dieci secondo il nostro orologio, siamo sbucati dalle montagne dell’Appennino e scorgemmo Firenze distesa in un’ampia valle di una inverosimile fertilità e disseminata a perdita d’occhio di case e di ville».
 
Oggi gli Uffizi sono una tappa imprescindibile di un viaggio a Firenze ma i Medici aprirono la Galleria solo sul finire del '700 e pochi furono i fortunati che riuscirono a visitarla. Tra questi Thomas Beckford, collezionista d’arte, che scrisse “...ho provato un piacevole delirio che solo le anime come le nostre possono comprendere, e incapace di controllare la mia estasi che scorreva di statua in statua, da stanza in stanza come una farfalla frastornata in un universo di fiori…”.

Firenze

Il viaggio continuava verso Roma, dove i giovani aristocratici si fermavano per mesi.

Pare fosse consigliato arrivarci in prossimità del Natale, per le belle atmosfere e riti religiosi che vi si svolgevano, per andarsene non prima di aver ammirato lo spettacolo pirotecnico di Castel Sant’Angelo nel mese di giugno in onore dei patroni San Pietro e Paolo.

Periodo propizio per recarsi a Napoli, la città del sole.

Lungo la Via Appia, alcuni sgomitavano per alloggiare nell'Albergo Reale, diventato famoso col nome di locanda di Terracina, grazie ai reportage di altri tourist e scrittori (tipo Irving che vi ambientò "Storie di briganti italiani"). Dell'edificio, fatto realizzare a Terracina da papa Pio VI, ce ne parla sempre Goethe, approdato in zona nel febbraio del 1787. Purtroppo è stato distrutto durante la seconda guerra mondiale ma Terracina merita ancora oggi una tappa, soprattutto per il magnifico Tempio di Giove Anxur che svetta in tutta la sua bellezza su monte Sant'Angelo.  Napoli diventò una meta ambita del Grand Tour anche per vedere coi propri occhi la turbolenta attività del Vesuvio (che nel ‘700 diede letteralmente spettacolo, prova ne sono le vedute di Pierre-Jacques Volaire) e le città di Pompei ed Ercolano, appena riportate alla luce.

Pompei

Qualcuno, come Goethe, si spingeva addirittura in Sicilia, per ammirare i fasti dell’arte greca e, anche qui, contemplare l'imprevedibile attività dell'Etna. 

Tappe privilegiate erano le città lungo la costa orientale, da Catania a Ragusa Ibla, passando per Siracusa. Qui, consigliatissima ancora oggi, è la visita del parco archeologico della Neapolis per ammirare l’Anfiteatro Romano, l’Ara di Ierone II, il mozzafiato Teatro Greco (il più grande dell'isola) e le Latomie del Paradiso, con la famosa grotta conosciuta come Orecchio di Dionisio (o di Dionigi).

Hessemer nelle sue lettere dalla Sicilia all'inizio dell’800 scrisse "la Sicilia è il puntino sulla i dell’Italia, il resto d’Italia mi par soltanto un gambo posto a sorreggere un simil fiore". 

Siracusa

Il malinconico ritorno verso casa avveniva risalendo lo stivale.
 
Chi non aveva avuto modo di visitarlo all’arrivo, si fermava in Veneto tra Verona e Venezia. Della città lagunare colpiva la curiosa morfologia, le case addossate le une alle altre, le chiese e i musei. Sempre Goethe ci ha lasciato nel suo Viaggio in Italia una pennellata perfetta della sua Venezia "Allorquando io vo vagando per la laguna, alla luce di uno splendido sole, e che contemplo i miei gondolieri curvarsi sul remo, ed emergere, vestiti di colori vivaci, dal verde del mare nell’azzurro dell’atmosfera, posso dire di avere propriamente sott’occhio un dipinto della scuola veneziana". 
 
La chicca.
Il Grand Tour odierno potrebbe trovare ulteriore ispirazione nella suggestiva mostra allestita a Milano, presso le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo: “Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei”. Fino al 22 marzo.

Venezia

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Agostino Nardella 1 mese fa
1 mese fa
Grande Moni, sempre precisa e incisiva.❤️❤️
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