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Mercati del sud Italia: storia, profumi e colori

Una passeggiata tra caos, profumi e macchie di colore

Di Monica Nardella

Il mercato della Vucciria |foto Monica Nardella

Un proverbio dice “chi non ha malizia, non vada al mercato”.

I mercati sono il luogo più vivace e genuino di una città ma anche quello in cui si consumano riti antichi e sempre attuali di scambi, affari e bagarre.

E poi è nel caos, nel colore, nel profumo e a volte nell’afrore – diciamolo - del mercato che ci si immerge davvero nelle atmosfere di un posto, scoprendone l’anima più vera.

il mercato della Vucciria |foto Monica Nardell

La Vucciria, Palermo

Nel 1974 Guttuso ha immortalato la Vucciria in un quadro che è vita. Carni, pesce, formaggi e verdure in bella mostra sui banchi. Persone che si muovono lungo un angusto corridoio che pare senza fine. Una ordinata confusione in cui spicca una donna, di spalle, vestita di bianco con le buste della spesa.

L'imponente opera (3mx3m), allestita nella Sala Magna di Palazzo Chiaramonte-Steri, è il fiore all'occhiello della collezione "Quadreri mediterranea" del complesso museale.

"Vucciria" in palermitano significa proprio confusione ma il termine deriverebbe dal francese boucherie perché un tempo era luogo di macello.

La Vucciria oggi è ancora come quella del quadro. Ma ciò che Guttuso non ha potuto raffigurare è l’abbanniata, la voce (o il grido, a seconda dei punti di vista) dei venditori, che reclamano l’attenzione dei passanti sulle proprie bancarelle.

Qui gli amanti dello street food troveranno ”pani e panelle” per i propri denti ma pure uno dei più buoni "pani ca meusa" della città.

L’indirizzo è la bancarella di Rocky Basile: la sua famiglia non solo prepara panini con la milza da oltre 70 anni ma pare il nonno di Rocky abbia spesso servito piatti gustosi a Guttuso e che fu proprio lui a chiedergli di fare qualcosa per la Vucciria.

Quel qualcosa si trasformò in un quadro. Tutto torna.

La Pescheria di Catania |foto Stijn Nieuwendijk via Flickr

La Pescheria, Catania.

Chiamata A Piscaria nel dialetto locale, è l’antico mercato del pesce catanese.

Le bancarelle, disposte tra il tunnel scavato sotto il Palazzo del Seminario dei Chierici, Piazza Pardo e Piazza Alonzo di Benedetto, ostentano un pescato del giorno che sa ancora di mare.

Ai banchi di marmo di grandi dimensioni dei primi due spazi, fanno da contraltare le più modeste eppur fiere cassette di polistirolo dei piccoli pescatori poggiate sulle bacinelle blu.

Il colpo d’occhio è pazzesco ma, come nella Vucciria, protagonisti non sono le merci esposte (almeno non solo) ma i venditori con le tipiche vuciate attira clienti. Non mancate di assaggiare una fritturina di pesce nel tradizionale cartoccio di carta paglia!

Il take away vi permetterà di continuare la vostra passeggiata nelle adiacenze del mercato, costeggiando la fontana dell’Acqua o linzolu come è scherzosamente chiamata la fontana dell’Amenano in marmo di Carrara.

Il mercato della Pignasecca |foto Pino Barone via Flickr

Il mercato della Pignasecca, Napoli.

A ridosso della centralissima via Toledo (non perdetevi, visto che siete in zona, l’omonima fermata metro considerata tra le più belle del mondo) potrete immergervi nelle atmosfere pittoresche del più antico mercatino a cielo aperto della città partenopea in via Pignasecca.

Un fitto mistero avvolge il nome della via riconducibile, forse, a un ostinato pino che sopravvisse all’esproprio dei campi per la costruzione di un collegamento diretto al mare ma non alla scomunica da parte di un vescovo delle gazze che nascondevano tra le sue fronde la refurtiva sottratta agli abitanti della zona.

Una leggenda tutta da scoprire, come questo mercato dei Quartieri Spagnoli che regala un vero tuffo nel passato.

Un chilometro di banchi e negozietti che vendono di tutto, dove mangiare la trippa in una trattoria tipica e sorseggiare un sarchiapone da un acquafrescaio.

Acqua ghiaccio e limone - a cui aggiungere un pizzico di bicarbonato per renderlo digestivo - rendevano il sarchiapone una bevanda richiestissima soprattutto nelle calde giornate estive.

Questi chioschi erano una ricchezza per le famiglie, sebbene angusti e spesso claustrofobici, soprattutto se in prossimità di cisterne d’acqua ipogee: un lavoro sicuro da tramandare di generazione in generazione.

Nella versione più umile (e itinerante) l’acquafrescaio era rappresentato dall’acquaiuolo. Mestiere antico quello del ragazzetto che con un carretto dissetava i passanti tra i banchi del mercato con acqua fresca conservata alla giusta temperatura in anfore di terracotta.

Passeggiate nel mercato e lasciatevi stupire anche dagli edifici che raccontano la storia del quartiere: visitate la Chiesa della SS Trinità e l’annesso complesso museale dell’Ospedale dei Pellegrini, la Chiesa della Madonna del Monte Santo del Carmelo e Palazzo Spinelli di Tarsia.

Torneremo presto tra queste bancarelle: per vivere la quotidianità dei local, assaggiare le tipicità tradizionali e relazionarci con la gente del posto.

Ah, ricordate di portare a casa un souvenir da addentare!

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