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7 prodotti ortofrutticoli italiani da scoprire

Bulbose, frutti e ortaggi a produzione limitata

Di Chiara Carolei

Non sempre ottengono riconoscimenti ufficiali, ma molti sono i prodotti ortofrutticoli sul nostro territorio a godere di caratteristiche organolettiche che li legano in maniera imprescindibile al territorio cui sono legati. A volta è sufficiente spostarsi di poche decine di chilometri perché un ortaggio o una pianta da frutto non crescano con lo stesso successo. Per questo si tratta di prodotti non sempre reperibili a livello nazionale, il che li rende ancora più unici.

Di seguito una carrellata di alcuni di questi prodotti della terra, ciascuno con una storia da raccontare che spesso arriva da lontano.

Aglio di Caraglio

Inverni freddi e nevosi, primavere ed estati fresche e ventilate: sono queste le condizioni climatiche perfette per la coltivazione dell'aglio di Caraglio. In provincia di Cuneo, la bulbosa prende il suo caratteristico sapore delicato e la sua facile digeribilità. Da tradizione viene raccolto il giorno di San Giovanni, il 24 giugno, e poi lasciato essiccare per 40 giorni prima di venire confezionato.

È l'aglio preferito nella preparazione di alcune tipiche ricette piemontesi come la bruschetta con pane casareccio condita con aglio e olio evo ( la soma d’aj ), la bagna cauda (una salsa a base di aglio e acciughe) e il bagnetto verde.

 

Peperone "Corno di Bue" di Carmagnola

Ha la forma di un corno allungato, per questo c'è chi lo chiama anche solo Lungo. Giallo intenso o rosso vivace, ha sapore dolce e polpa spessa, consistente e carnosa. La raccolta, ancora oggi effettuata a mano, avviene a luglio sui terreni pianeggianti del comune e dei dintorni, in provincia di Torino.

Il Corno di Bue è molto versatile in cucina: dolce e croccante per chi lo ama crudo, è perfetto con la bagna cauda, ma anche arrosto, sott'olio e sotto aceto.

 È stato riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) ma da qualche anno in corso l'istruttoria per la concessione del marchio IGP.

Ogni anno, da oltre 70 anni, il Comune di Carmagnola dedica a questa eccellenza una fiera, comunemente chiamata Peperò.

 

Asparago di Cilavegna

Punta violetta, tenerezza, sapore raffinato. L'asparago di Cilavegna trova nei terreni del Ticino (area Pavese) le condizioni per crescere al meglio. Sapevate, infatti, che l'asparago è un ortaggio di origini asiatiche? Per questo ama i terreni sabbiosi.

La crescita e la raccolta vengono trattate con cura. Il periodo è molto breve, da aprile a maggio, e tutto viene fatto manualmente con un attrezzo chiamato "calzasparago" perché proprio come un calzascarpe non "taglia" bensì solleva l'asparago dalla base. Una volta raccolti gli asparagi vengono suddivisi in mazzi a seconda del loro diametro.

Cilavegna dedica al suo ortaggio una sagra, da oltre 40 anni, ogni seconda domenica di maggio.

 

Bergamotto calabro

In tanti tra agronomi e agricoltori hanno provato a impiantare questo piccolo agrume (Citrus Bergamia) in altre zone dell'Italia e del mondo, ma con scarsissimi risultati.

Il bergamotto, infatti, cresce florido tra Roccella Jonica e Gioiosa Jonica, nei dintorni di Brancaleone, Bruzzano Zeffirio, Capo Spartivento (Bova e Melito Porto Salvo) e nelle località del Basso Ionio Reggino (provincia di Reggio Calabria).

All'aspetto è simile all'arancia ma il colore varia dal verde al giallo, con buccia sottile e liscia e un peso che va dagli 80 ai 200 grammi. Ha sapore acido, profumo intenso e ed è utilizzato in maniera diffusa nella cucina locale.

Pesca tabacchiera dell'Etna

La sua tipica forma schiacciata "a tabacchiera" rende questa pesca facilmente riconoscibile. Si produce nell'area dell'Etna nei comuni di ei comuni di Adrano, Biancavilla, Bronte, Maniace (provincia di Catania), Mojo Alcantara e Roccella Valdemone (provincia di Messina) dove trova terreni ben drenati, abbondanza di acqua e notevole escursione termica. La varietà sprigiona un ricco bouquet di profumi, polpa dolce e morbida. Ottima consumata in purezza, viene utilizzata anche per granite e gelati.  

 

Sedano nero di Trevi

Il nome deriva dalla colorazione scura che assume se lo si lascia crescere senza lavorazioni speciali. La sua notorietà si è parzialmente affievolita nel tempo, complice anche l'arrivo del sedano americano nel secondo dopoguerra. Nonostante ciò il sedano nero di Trevi conserva proprietà uniche, tra cui il profumo e il fatto di essere completamente privo di fili. Le coste sono di colore verde scuro e la lunghezza è superiore agli altri tipi di sedano, tanto che può arrivare a un metro.

Oltre che nel classico pinzimonio, il sedano nero di Trevi si porta in tavola cucinato a mo' di parmigiana e ripieno con la salsiccia.

 

Ramassin della Valle Bronda

Una susina blu-violetta dalla forma allungata e dal sapore dolcissimo. Il nome Ramassin viene dalla varietà cosiddetta damaschina, che si riferisce a sua volta alla città siriana di Damasco dove originariamente era coltivata.

Nella Valle Bronda, a pochi chilometri da Saluzzo (in provincia di Cuneo), grazie al microclima e ai terreni collinari, crescono i ramassin più buoni.

La raccolta viene effettuata da metà giugno a metà agosto, e trattandosi di un frutto molto delicato e deperibile in poche ore, si procede affannosamente dall'alba al tramonto.

L'Italia, come sempre, è un Paese straordinario ricco di ottimi prodotti. E voi li conoscevate?

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