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Nove giorni e mezzo di Sandra Bonzi

Una commedia in noir per prendersi gioco del tempo che passa

Di Ursula Beretta

Ci sono libri che, come manifesti, vogliono, con discrezione, rivendicare il diritto per le donne di avere una certa età e di continuare a vivere serenamente, oggi come ieri, la totalità della loro esistenza, in coppia come nel lavoro, per la famiglia così come nel modo di trascorrere il tempo che passa. E lo fanno con garbo, con ironia, utilizzando quelle caratteristiche tutte al femminile che dipendono sì dal carattere dei personaggi ma soprattutto dalla sensibilità rara e, naturalmente, intelligente di chi scrive.

Come Nove giorni e mezzo” (edito da Garzanti), il romanzo brillante, a metà strada tra il giallo e la commedia, con il quale Sandra Bonzi debutta nel mondo della letteratura cucendo una vicenda ambientata tra Milano e il piacentino ricca di personaggi davvero irresistibili. Che sono, senza ombra di dubbio, degli autentici perennials.

La vita di Elena, giornalista poco più che cinquantenne, è messa in crisi da una serie di variabili che intaccano la sua routine: i cambiamenti del corpo dovuti all’età, la carriera messa a dura prova dal prevalere di nuove modalità di comunicazione, la famiglia dimezzata dopo l’uscita di casa dei figli e la prevedibile relazione con un marito, Ettore, scandita da gesti e da abitudini sempre uguali. Attorno a lei si muovono un’amica single sempre sul punto di scappare da ogni responsabilità e soprattutto l’incognita dei genitori ottantenni, con una madre che abbandona il tetto coniugale per dedicarsi alla sua passione per il tango con le amiche di sempre, e un padre inerme che rifugge da ogni reazione. Il filo conduttore, però, è di un bel colore giallo, quello che nell’arco di poche ore spariglia la trama grazie al ritrovamento di un trolley misterioso grondante sangue e alla contemporanea scomparsa del tanguero maestro della mamma di Elena.

È allora che la necessità di cambiamento e, soprattutto, di rivalsa contro chi la vorrebbe relegare in un ruolo socialmente accettato spinge Elena a riprendere con coraggio le fila della sua vita, improvvisandosi investigatrice, rimettendosi in gioco sul lavoro e soprattutto scoprendo la capacità di fare cose che probabilmente non avrebbe mai fatto prima, sempre con lo sguardo (e il cuore) tenacemente puntato sugli affetti.

Riuscirà? Questo è tutto da scoprire procedendo in una lettura godibilissima che, grazie al punto di vista della protagonista, permette di affrontare argomenti spesso trascurati, nei romanzi come nella realtà sociale. La menopausa, i genitori anziani e le loro difficoltà, i rapporti sentimentali che mutano con il passare degli anni, i figli che sono lontani, la sicurezza nella professione che non è più così scontata… È così che un caso da risolvere diventa la variante impazzita che porta Elena ad aprirsi al cambiamento, a convincersi che tutto è sempre possibile, in barba a convenzioni anagrafiche obsolete e rigide, a ricominciare a vivere e, soprattutto, ad amare e ad amarsi di più.

Delizioso e vivace, “Nove giorni e mezzo” è il romanzo perfetto per accompagnare i primi week end estivi rilassandosi ma senza smettere di pensare.

 

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