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Ipoacusia e il rischio della demenza

La sordità è una delle cause modificabili di questa patologia che può essere curata

Di Viviana Musumeci

La demenza è una di quelle patologie con cui una società come la nostra, dove la durata della vita media si è allungata negli anni e la conseguente diminuzione di mortalità in età giovanile è diminuita, deve fare i conti.

Se da un lato l'incidenza della demenza specifica per età è diminuita a causa dei miglioramenti nell'istruzione, nella nutrizione, nell'assistenza sanitaria e nei cambiamenti intercorsi nello stile di vita, dall'altro sono stati evidenziati, ad esempio dalla rivista Lancet, quali sono i nove fattori che conducono al rischio di incorrere nella patologia suddetta anche se, si tratta di fattori modificabili.

Tra questi fattori spiccano:

  • un basso livello di istruzione;

  • ipeternensione

  • fumo

  • obesità

  • depressione

  • inattività fisica

  • diabete

  • scarso contatto sociale

  • problemi di udito



Non è mai troppo presto per prevenire la demenza

Non è mai troppo presto (e mai troppo tardi) nel corso della vita per fare prevenzione nei riguardi della demenza. I rischi della prima infanzia (inferiore ai 45 anni), come la minore istruzione, influiscono, sempre secondo lo studio del 2017 di Lancet, sulla riserva cognitiva; i fattori di rischio di mezza età (45-65 anni) e di età avanzata (oltre i 65 anni) influenzano la riserva e l'innesco di sviluppi neuropatologici. Tra questi spicca anche l'ipoacusia: anche per questa ragione è importante curare l'udito fin dai primi sintomi di sordità o malfunzionamento dell'apparato uditivo.

Ma quali sono i legami concreti tra ipoacusia e demenza? A Cocooners lo ha raccontato Maurizio Vismara, fondatore e partner di Otosense: "L’ipoacusia ovvero la ridotta capacità di udire ha un impatto devastante sulla persona. Comporta in primis un eccessivo sforzo nell’ascolto, ovvero un elevato dispendio energetico di cui risentono altre funzioni cognitive fra cui la memoria di lavoro (working memory) che a sua volta genera un rallentamento nella comprensione e nell’elaborazione. Secondo un importante studio pubblicato su Lancet, l’ipoacusia risulta il principale fattore di rischio tra quelli modificabili, per la demenza. L’isolamento sociale e la depressione, sovente correlati all’ipoacusia, concorrono, a formare un valore vicino alla metà di tutti i fattori di rischio modificabili conosciuti per la demenza".

Tra tutti i fattori di rischio che possono concorrere allo sviluppo della demenza, l'ipoacusia non trattata, secondo lo studio di Lancet, rappresenta l’8%, pari al 26% dei fattori di rischio modificabili (35% del totale) che sommata a fattori come isolamento sociale e depressione raggiunge quasi il 50%. Ad oggi, l’ipoacusia rimane il maggiore dei fattori di rischio modificabili.



Curare l'ipoacusia per scongiurare il pericolo della demenza

"Secondo l’OMS, l’intervento precoce di correzione uditiva, comporterebbe una riduzione drastica dei casi di demenza e un importante ritardo dell’insorgenza dei sintomi in altrettanti potenziali casi" ha raccontato a Cocooners Maurizio Vismara per questo trovare dei centri specializzati che intervengano in maniera pronta e professionale, è fondamentale: "Le persone che si rivolgono a Otosense ricevono una cura e seguono un percorso di riabilitazione e non sono sottoposti alla vendita di un prodotto, cosa che accade nella maggior parte dei casi, quando ci si reca in un franchising specializzato nella cura dell'udito. Da noi, il paziente viene preso in carico e seguito nel tempo. L'offerta terapeutica è vasta in quanto ci avvaliamo della collaborazione dell'audiologo, dell'otorino, della psicologa e logopedista (tutto in sede) oltre ad avere canali collaborativi con le principali cliniche audiologiche. Il paziente puo’ contare sulla continuità di rapporto col proprio terapista, che lo segue dal primo incontro di inquadramento lungo tutto il percorso riabilitativo negli anni. Gli utenti, nel nostro settore, solitamente lamentano molto il fatto di non avere riferimenti stabili ma di essere sempre visti da personale diverso. Noi di Otosense – ha concluso Vismara - lavoriamo con l'obiettivo di creare nuovi protocolli diagnostici e protesici che speriamo un giorno di poter registrare come proprietari".



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Carlo Giovanni Conti 1 mese fa
1 mese fa
Molto interssante!
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