Amica ceramica

La nuova vita di Elio Cristiani: dal marketing alla materia

Di Guido Daelli

Un tono di voce carico di ottimismo. Lo capisci subito che la sua è una felicità pura, densa, vera. Quella di uno che ha scommesso su di sé lasciandosi guidare dalla passione e non dalla ragione. Elio Cristiani (www.eliocristiani.com), milanese, classe 1968, riesce a unire l’entusiasmo innato di un artista che vive con leggerezza e creatività, alla concretezza di un imprenditore.

La sua è una storia che incrocia il caso al destino. Elio da uomo di marketing si è ritrovato, uno dei pochi a Milano e fra i pochissimi in Italia, a tenere corsi di ceramica. Una storia di chi ad un certo punto della vita ha svoltato decidendo di seguire il cuore invece che la testa. Uno che ha fatto una scelta irrazionale ma l’ha fatta con molta razionalità. E qui sta il bello.

 

Che cosa fai nella vita?

Un lavoro bellissimo e contagioso. Nel mio laboratorio di Milano tengo corsi di ceramica: Raku,  una tecnica giapponese che utilizza l’affumicatura per decorare ogni pezzo, Kintsugi  l’arte giapponese di riparazione dei cocci rotti che ha un significato molto importante, Paper Clay  una tecnica che unisce carta e porcellana e tornio  diventato famoso ai più grazie al film Ghost.

Prima di essere un artista che cosa facevi?

Il responsabile marketing di un’azienda del settore alimentare. Ho una laurea in Economia e Commercio alla Bocconi con una specializzazione in Marketing. Dalla laurea fino al 2012 mi sono occupato solo di questo, convinto che lo avrei fatto fino alla pensione.

 

Poi che cosa è successo?

L’azienda per cui lavoravo è stata ceduta a causa della crisi finanziaria ed economica di quegli anni. La nuova proprietà si è accollata tutto il personale ad esclusione dei responsabili delle varie divisioni. Così mi sono trovato senza lavoro con una cassa integrazione e una buonuscita da 3mila euro.

 

Che cosa è passato nella tua testa in quei giorni?

Dal giorno stesso del licenziamento mi sono domandato se avrei voluto continuare nella mia professione in un mondo che ti trita e poi ti scarta, oppure se era il caso di cogliere il segnale a darmi la chance di un nuovo inizio per dare spazio alla mia passione. Avevo delle proposte nel mio settore, ma non mi piaceva più l’idea di rientrare. Avevo 44 anni e mi sono detto o adesso o mai più.

Sei uno “ricco” dai…

Assolutamente no. Per i primi due anni ho vissuto con i risparmi che avevo. E posso assicurare che non stiamo parlando di cifre alte, per altro ero già un marito e un papà. Una buona parte di quello che avevo accantonato l’ho prosciugato per far partire il mio progetto, che preferisco chiamare sogno. Da quanto sono iniziati i corsi però le cose hanno cominciato subito a funzionare. Alla fine del primo anno di attività ero già a break even.

Un papà di famiglia della «middle class» italiana che diventa ceramista?

Questo è il lato bello della storia. Il 2 novembre del 2008 sono entrato per caso nel negozio di una ceramista a Sorano in Toscana. Mi aveva attirato un pezzo di ceramica Raku esposto in vetrina. L’artista mi ha lasciato una cartolina dove ho letto che faceva dei corsi. Così siamo tornati l’estate seguente, dato che mia moglie era incinta e il consiglio era di fare una vacanza tranquilla. Fatto il primo corso nell’estate del 2009 sono poi rientrato a Milano e al lavoro in ufficio. Facevo ceramica solo in estate ritornando sempre in Toscana. Quello era l’unico momento in cui potevo praticare questo hobby. A Milano non c’era niente che facesse al caso di un principiante come me. Così, quattro anni dopo ho deciso di farlo io.

Quanto ti ha aiutato l’essere stato un uomo di marketing?

La mia esperienza è stata di grande aiuto. Sia per capire che nella vita volevo fare altro che per la pianificazione della promozione e la gestione del mio budget. Mi piace ricordare che all’inizio mi sono fatto pubblicità con il porta a porta usando delle cartoline, solo in seguito ho lavorato con il digital. Quando ho iniziato non avevo dati di riferimento sulle potenzialità dei corsi perché non c’era una storicità né dati statistici da analizzare. La mia è stata davvero una scommessa.

 

Ghost, il film non ti ha aiutato nemmeno un po’?

Beh è vero che il 90% delle mie corsiste sono donne che ad un certo punto della loro vita decidono di dedicarsi del tempo facendo qualcosa di creativo e insolito, ma i corsi di tornio sono l’ultima delle novità dei miei laboratori. Certamente mettere le mani intorno a un pezzo di argilla che gira dandogli forma non può che riportare la mente a quella mitica scena, ma da noi si impara anche altro. La cultura giapponese Raku e Kingstui ha molto da insegnare.


Come funziona la scuola?


La durata dei corsi dipende da quale si sceglie, ma una delle caratteristiche più apprezzate dai miei allievi è che alla fine offro la possibilità di potere usufruire (previo appuntamento) l’attrezzatura del laboratorio. Questo è un servizio che ho pensato per chi come me non ha la possibilità di lavorare a casa. Qui c’è tutto, compreso qualche mio consiglio quando serve. Il mio obiettivo è di non farli mollare mai! La maggior parte di loro all’inizio pensa che non riuscirà mai a creare gli oggetti che vedono esposti nel laboratorio. Ma la ceramica è più facile di quello che si creda. Una corsista è diventata molto appassionata e mi aiuterà nello sviluppare altre sessioni di corso. Intanto, stiamo ultimando quelli on-line. Questo è un lavoro che si tramanda da persona a persona. E qui il mio ex ruolo di marketer mi ha fatto capire che ci sono altri spazi per creare…


I sogni son desideri che con la tenacia diventano realtà...a qualsiasi età

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