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L'editoriale

Questo movimento

Il direttore editoriale di Cocooners dà il benvenuto ai lettori

Di Enrico M. Torboli

Questo giornale, era l’incipit classico di un nuovo quotidiano sulla rampa di lancio. E tutti a leggere con il lentino per capire la direzione giornalistica, l’ideologia sottotraccia, l’adesione a Tizio o Caio.

Ma Cocooners non è un giornale online o un magazine digitale e nemmeno una piattaforma editoriale. 

Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Non ce ne voglia il poeta se lo tiriamo per la giacchetta ma tant’è. A volte è più facile esprimersi per sottrazione, per negazione. Fa chic, non impegna e poi non si scontenta nessuno. Cocooners è una community age-fluid, un movimento di persone che si mobilita, una tribù che prende posizione, che ha voglia ancora di ispirarsi, di mettersi in gioco e di fare delle cose. Una porzione sempre più centrale della popolazione che crede che l’età sia solo un dettaglio. È un hub esperienziale che mette a fattor comune un ampio palinsesto di argomenti che aggregano e ingaggiano, trattati in modo posato e ironico, un canovaccio autorevole e ottimista dove l’ultimo dei dettagli è l’età, anzi è proprio su questo tema che Cocooners cercherà di scardinare un bel po’ di stereotipi.

Il manifesto di Cocooners recita che l’età è un numero, una convenzione sociale. Per alcuni è un traguardo, per altri è una nuova partenza. Ed è per loro che l’età diventa emozione, sfida, scoperta, stimolo, incontro, curiosità, passione, magia, prime volte ancora e ancora e ancora.
Perché per noi l’età non esiste.

Messi alle corde, se proprio vogliamo parlare a un target (ma ha ancora senso farlo nel 2020?) ebbene si, signori della corte, ci rivolgiamo ai baby boomers, o addirittura, in senso più esteso ancora, ai Perennials. Ma non vogliamo etichette che suonano come riserve per gli Apache e che vanno sempre strette anche quando sono ampie.

Come dice a Cocooners la boomer Lidia Ravera, i clichè vanno abbattuti.

È un buon punto di partenza per avere libertà di giudizio ed essere felici. Ricordiamolo alle statistiche, forse dovrebbero misurarci non solo in ore di navigazione ma anche in libri letti, film amati, passioni vissute e anche schiaffi dati (pochi) o ricevuti (tanti). E il mondo dei brand, finalmente, sembra si stia accorgendo di questa rivoluzione silenziosa. Ed è pronto a unirsi per scrivere una narrazione coinvolgente.

Ben Davis, brillante contributor di Monocle, il magazine più stiloso del mondo, ha usato poco tempo fa il termine grey pride. Cocooners segue sotto-traccia questo filone silenzioso, senza la retorica scontata delle generazioni, senza il lessico agrodolce del disimpegno lavorativo o, peggio, l’elegia del ritiro. Saremo qualche volta coperta di Linus, molto spesso lievito-madre.
Cocooners ha molto da dire a donne e uomini un pizzico fuori dagli schemi, a chi vuole farsi prendere per mano e regalarsi consapevolezza, attenuare ansie, dipanare le preoccupazioni riguardo a un terzo millennio che sembra spesso dettato da logiche algoritmiche che lasciano il cuore, e magari uno zic di magia, nel cassetto.

Cocooners, la vita non ha età

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Sandro Marchetti 10 mesi fa
10 mesi fa
Le prime righe dell’articolo mi hanno sorpreso. Ma come, parliamo tutto il giorno di Gen-Z e Millennial, come se il marketing e l’editoria si fosse appiattito sulle fasce generazionali, e qualcuno osa fare il contrario? Proseguendo la lettura ho scoperto l’arcano, e con piacere. Era ora che qualcuno si accorgesse di noi! Bravi! E bravo Enrico!
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