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Sting, professor pop

Settanta anni appena compiuti e quasi 45 di carriera per mister Pungiglione

Di Davide Sechi

Un uomo problematico al comando. Intelligente, talentuoso, profondo, sempre attento alle problematiche sociali, ma anche a quelle personali, vigile nei confronti del proprio subconscio, estremamente competitivo, distaccato, quasi freddo a volte, volentieri in posa, anche quando si trova impegnato in una scampagnata tra vecchi amici, tra una grigliata e qualche chiacchiera. Gordon Matthew Thomas Sumner, meglio non andare così per le lunghe, ecco sopraggiungere l’arte in soccorso ed ecco nascere Sting, il quale ha appena festeggiato i suoi primi 70 anni e si prepara a brindare a un ritorno discografico, “The Bridge”, un ponte verso chissà che cosa, come minimo verso una domanda: cosa può ancora offrire l’enigmatico uomo che viene da Newcastle, l’incontrastata Face Of Pop della prima metà degli anni 80, la presenza incessante, carismatica eppure abilmente furba da evitare (quasi) ogni ipotesi di invadenza? Nel frattempo, ripercorriamo la vicenda di un tipo che amava esibirsi indossando un maglione a strisce gialle e nere…

Sting il contestatore

Gordon, futura star, nasce e cresce in una famiglia proletaria, in quel di Newcastle. Sin dalla tenera età sembra rifiutare il proprio status e anela la vendetta, nel mentre si perde dietro una chitarra. A un certo punto, in piena adolescenza, esagera e la madre gli porta via lo strumento, per poi farlo a pezzi. Sting la guarda fino a farla vergognare e poi sparisce per tre giorni.

Sting l’atleta

L’ansia competitiva comincia a impadronirsi del protagonista quando è ancora un bambino per un senso di rivalsa: quando compie 9 anni è già alto 1.85 e gli amici lo chiamano Lurch, proprio come il maggiordomo della Famiglia Addams. Quando si compongono le squadre per una partita di pallone, lui finisce irrimediabilmente in porta. Allora impara a sfruttare le sue qualità e diventa una promessa dei 200 metri, ma alle Nazionali arriva solo terzo e molla tutto. O primo o nulla.

Sting l’insegnante

Nel 1971 supera un concorso e ottiene la qualifica di insegnante di inglese e musica. Poco prima aveva fatto il conducente di autobus e aveva lavorato nei cantieri navali per guadagnarsi l’ambito sussidio di disoccupazione. In cattedra inizia a mostrare un carisma che turba le studentesse; lo racconterà quasi un decennio dopo tra le rime “Don’t Stand So Close To Me”, il brano che gli farà conquistare il mondo intero nel 1980 e che narra delle traversie erotiche di un professore alle prese con una studentessa innamorata. Novello Nabokov.

Sting il jazzista

Quando ottiene la cattedra, incontra tale Gerry Richardson e con lui si unisce ai Phoenix, ensemble jazz rock, per poi prendere il suo posto. Qui conquista la scena, il basso, il microfono e anche il soprannome che lo renderà celebre. Incontra di nuovo Gerry e con lui forma i Last Exit. Nel frattempo è diventato marxista, polemizza con il National Front ed è e convinto di essere sul punto di sfondare, ma dovrà attendere.

Sting, il poliziotto

Viene notato da Stewart Copeland, supersonico batterista che si arrabatta in complessi “per pochi intimi” come i Curved Air, con lui fa comunella sotto la spinta del punk, insieme formano i Police. È il 1977, nessuno li conosce, trovano Andy Summers, chitarrista favoloso che dirà: “Alla fine del 1980 non eravamo più umani, ci eravamo trasformati in vere e proprie divinità”. Sting scrive quasi tutte le canzoni, si affida alla maestria dei suoi due partner e il gruppo vende 50 milioni di dischi in appena un lustro. Una cifra che oggi si è perlomeno triplicata.

Sting, l’arrogante

Il fu Gordon appare sempre più altezzoso e procede come un carrarmato che tutto travolge e non fa prigionieri. “Every Breath You Take”, una versione deluxe di “Stand By Me”, come dirà Keith Richards, è il traguardo definitivo. Il mondo lo ama, Frank Sinatra lo ringrazia pubblicamente, ma lui sembra fare sempre spallucce. Il giornalista americano Victor Garbarini, che poi diventerà il suo miglior amico, glielo dice chiaro e tondo: “La gente pensa che tu sia arrogante e suppongo che sia vero”. Sting risponde: “È vero”.

Sting, il salvatore dell’Amazzonia e del mondo intero

La star gode del proprio status, ma solo in privato, pubblicamente decide di diventare anche un protagonista della politica. Dedica canzoni ai minatori, ai disoccupati, agli affamati, ai russi che mangiano i bambini, a tutti i reclusi del mondo, alle madri dei desaparacidos e agli indios della foresta amazzonica. E le canzoni sono quasi tutte belle.

Sting, il solista

Nel 1983 I Police sostano per 17 settimane in testa alla classifica americana con “Synchronicity”, l’album ispirato alle teorie di Carl Gustav Jung, che poi si rivelerà l’ultimo della loro fulminea carriera. Non c’è più altro da conquistare, decide di tornare alle origini, fondare un gruppo jazz, ma intanto è diventato Sting, il compositore pop più idolatrato dai tempi di Paul McCartney. “The Dream Of The Blue Turtles” è il suo primo album solista, non tornerà più indietro. Anzi sì: nel 2007-2008 i Police gireranno il mondo per un tour fino a lì insperato.

Sting, l’agricoltore

Al principio degli anni 80, il nostro diventa amico di Gianna Nannini, che apre i concerti dei Police in terra teutonica. Dieci anni dopo, una nuova partnership tricolore viene stretta con Zucchero Adelmo Fornaciari che gli traduce persino una canzone. Sembrano episodi, invece Sting ha sviluppato un’affezione nei confronti dello Stivale e nel 1997, in Toscana, tra le colline dell'area del Chianti, sopra il borgo di Figline e Incisa Valdarno, a sud di Firenze, acquista, insieme alla moglie Trudy Styler, la tenuta Il Palagio, luogo in cui diventa agricoltore e produttore di vini.

5 cose che forse non sapete su Sting

Sting biondo in nome della pubblicità

Nel 1977 fa un provino per diventare il testimonial delle gomme da masticare Wringley’s. Il regista cerca una band e Sting propone i Police. Unica condizione: tingersi tutti e tre di biondo…

Antonello Venditti contro Sting

Nel 1986, il cantautore romano, infastidito dal presenzialismo socio-politico-umanitario della star britannica, scrive una canzone particolarmente brutta intitolata “Rocky, Rambo e Sting”: ‘… occhi di ghiaccio, ti guarda e ti protegge dallo spazio, si è messo in diplomazia, lasciando sola la Polizia”. Sting non fa finta di nulla, se la prende e rilascia dichiarazioni bene auguranti: “Venditti? Spero che un giorno possa diventare famoso”.

Sting legge tre libri al giorno e nel mentre fa l’amore

All’inizio degli anni 90, Bob Geldof si lascia andare a confidenze non richieste: “A letto duro poco, mica come Sting”, il quale prende la palla al balzo, si fa passare per esperto di sesso tantrico e, nel breve volgere di un paio di settimane, il mondo apprende che l’amore per il nostro può durare anche un giorno intero. La moglie sottolinea che “perlomeno non legge più tre libri al giorno come faceva prima”.

Sting non prende il the con Madonna

Nella seconda metà degli anni 90, Madonna diventa molto amica di Trudy Styler e va a trovarla ogni pomeriggio in occasione del the delle cinque. Racconta che Sting non la degna neanche di un breve saluto, impegnato a rifare tutto lo scibile di Bach accompagnandosi con clavicembalo, viola d’amore, chitarra barocca e liuto.

Sting, imbrogliato dai toscani, diventa umile

Nell’estate 2021, Sting rilascia una lunga intervista al Corriere della Sera e, tra una posa e l’altra, dichiara che l’acquisto della tenuta nel 1997 nascose una truffa a suoi danni, orchestrata dal duca Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente, che gli servì un vino locale che invece si rilevò un Barolo. Il duca non c’è più, ma il figlio sì e si arrabbia, accusando la star di calunnia. Sting, clamorosamente, si scusa e ironizza sulla sua inesperienza dell’epoca.

Volete essere punti a fondo da Sting? Nessun problema

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