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Un ritratto del violinista Andrea Obiso

Un siciliano apprezzato in tutto il mondo

Di Paola Molfino

Roma, la città dove il palermitano Andrea Obiso, si è trasferito a vivere due anni quando ha vinto il concorso per violino di spalla dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la gira in monopattino con la custodia del violino ricoperta di adesivi in spalla. Ma le sue due  sono quelle di una Ducati rosso fiammante. Andrea, 28 anni, però si era fatto subito notare, coi suoi capelli scuri e il pizzetto un po’ incolto, nel 2020 dal pubblico dell’Auditorium romano quando lo aveva visto in prima fila tra gli archi dell’orchestra stringere la mano ad Antonio Pappano o a direttore ospiti come Susanna Mälkki oppure Juraj Valčuha a fianco o in sostituzione dello storico primo violino ceciliano il brizzolato e amatissimo Carlo Maria Parazzoli.

Figlio d’arte, nato a Palermo nel 1996, scopre di voler suonare il volino a 5 anni. Ha spesso ricordato così quel momento: "Era l’8 dicembre e
dovevamo fare l'albero di Natale ma i miei genitori stavano provando una Sonata di Respighi per violino e pianoforte. Prima ho insistito un po’ e ho chiesto ma lo facciamo l’albero? E poi quando loro hanno finito ho chiesto mi fate un bis? Quel giorno ho capito che volevo suonare uno strumento”.


A 9 anni la prima volta in concerto, un recital in duo con la mamma pianista: un’ora e un quarto di musica davanti al pubblico: “Difficile dimenticarlo”. Poi a 13 anni il debutto con l’Orchestra Sinfonica Siciliana e a 14 il diploma al Conservatorio di Palermo; e ammesso quando di anni ne aveva 11 è stato il più giovane allievo dell'Accademia Chigiana.

Ma Andrea, si schernisce quando sente usare l’etichetta “enfant prodige”. “Avevo molto talento, ma non ero certo arrivato...”. Anche la vittoria del concorso di primo violino in un orchestra del prestigio e della storia di Santa Cecilia, primo su ottanta candidati e quattro finalisti, arrivata dopo tanti successi in prestigiose competizioni internazionali, Obiso non lo considera un punto d’arrivo ma una tappa importante per la sua crescita di musicista, per approfondire il suo profilo d’artista.

Lui che già insegna tenendo masterclass all’Accademia Stauffer di Cremona, che del violino è uno dei centri nevralgici. E che suona appunto
uno strumento preziosissimo affidatogli dalla Fondazione NPO "Yellow Angel", un Giuseppe Guarneri del Gesù del 1741.

 

Siciliano, ma cittadino del mondo


Ha vissuto a Philadelphia e a New York dove ha studiato ed è tornato in Italia dopo la prima pandemia per trasferirsi a Roma in via Margutta, ma casa è Palermo e a casa si torna sempre. “Ho lasciato la Sicilia, l’ho lasciata più volte ma ogni volta ritorno. Questa lontananza fa venire ancora più voglia di tornare. Noi italiani che ci formiamo all’estero dobbiamo tenere ancora un contatto più stretto degli altri con le nostre radici”, ha confessato.
La musica che ama è quella che suona, tanto Richard Strauss, tutto ciò che è Russia primi ‘900, la musica francese di fine ‘800 e inizio ‘900 e Bach, Mozart, Beethoven e Bruckner. Però ascolta anche hip hop, il rock dei Beatles, musica ambient, techno tedesca, sperimentale. E tanta tanta contemporanea”.
In lui c’è inevitabilmente (e fortunatamente) la voglia sana e tipica di un ragazzo della sua età di cambiare le cose, di comunicare la “sua” musica (che sia sinfonica, da camera, solistica) in modo nuovo, la voglia di utilizzare metodi alternativi, di entrare in contatto “con quegli esseri umani che hanno una storia completamente diversa dalla mia. Che parlano un’altra lingua”.

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