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Cecilia Bartoli: “primadonna” sulla scena e dietro le quinte

Ammirata e osteggiata: la mezzosoprano odia le mezze misure

Di Paola Molfino

Rossini, Vivaldi, Händel, Bellini: Cecilia Bartoli è una cantante lirica italiana, un mezzosoprano, idolatrata nel mondo che però l’Italia dei melomani ha sempre accolto con ambivalenza, divisa tra odio e amore. Troppo “primadonna”, troppo brava, troppo indipendente, troppo sicura, troppo moderna?

Di certo lei (ora cittadina naturalizzata svizzera) ha preferito spesso altri palcoscenici prestigiosi internazionali a quelli italiani facendo dell’Opera di Zurigo o del Festival di Pasqua di Salisburgo la sua seconda casa.

In rete c’è un video illuminante in cui Cecilia Bartoli canta un’aria di Bellini (una delle sue preferite) accompagnandosi da sola al pianoforte. Lei, straordinaria tecnica vocale, diva internazionale del canto lirico, grande musicalità, istrionica anche nei suoi recital, presenza scenica inconfondibile, teatrale e provocatoria sino al “kitsch” anche nelle copertine dei suoi vendutissimi dischi, lì è sola al pianoforte con un abitino verde, quasi struccata e canta una delle più belle arie da camera che siano mai state scritte nella storia della musica: “Vaga luna, che inargenti” che un ventiseienne Vincenzo Bellini scrisse intorno al 1827 su testo di un autore anonimo. Ipnotica, appassionata, brava, bravissima... E si capisce chi sia questa donna di 55 anni, nata a Roma il 4 giugno 1966 e che poco più che ventenne ha conquistato il mondo della lirica. E sapete grazie a chi? A Pippo Baudo... Lei lo ha raccontato così: «Lo spettacolo era Fantastico... La Rai era venuta nel Conservatorio di Roma, per dei provini perché Baudo voleva presentare dei giovani alla sua trasmissione, una sorta di talent show. Venni selezionata. Conosciamo il potere della tv, tutti ti vedono e ascoltano. Fu così che iniziai a fare audizioni in giro per i teatri d'Europa, da Parigi a Vienna, e pure alla Scala dove incontrai Riccardo Muti».

Nel 1987 arriva quindi il debutto nella sua città natale come Rosina nel Barbiere di Siviglia di Rossini. E poi l’incontro con altri direttori importantissimi come Daniel Barenboim, Herbert von Karajan e Nikolaus Harnoncourt... Ma cantare a Cecilia Bartoli non basta, lei ama creare progetti, fare ricerca, scoprire e riproporre - soprattutto nel suo amato repertorio barocco - perle nascoste. Dal 2012 Cecilia è direttrice artistica del Festival di Pasqua di Salisburgo (prima donna a ricoprire quel ruolo), con un contratto prorogato fino al 2026. Dal 2016 lavora regolarmente con Les Musiciens du Prince - Monaco, orchestra nata grazie a una sua iniziativa, alla quale è stato concesso il patrocinio della famiglia regnante monegasca e dal gennaio 2023 sarà direttrice dell’Opéra di Montecarlo. Anche in questo caso è la prima donna nella storia del teatro ad assumere questo incarico. Non paga, ha fondato la Cecilia Bartoli Music Foundation e ha dato vita nel 2018 a una sua etichetta discografica, “Mentored by Bartoli” che produce e promuove giovani talenti.

Cinque Grammy all’attivo, dal 1988 ha un contratto discografico in esclusiva con Decca Classics e negli ultimi anni ha realizzato concept album attesi sempre come degli eventi (The Vivaldi Album, Opera proibita, Maria, Sacrificium, Mission, St Petersburg, Farinelli). Il prossimo 26 novembre esce Unreleased, il suo nuovo album nel quale la Bartoli esegue arie da concerto del periodo classico, tutte scritte nell’arco di 23 anni da quattro compositori (Haydn, Mozart, Beethoven e Mysliveček) la cui influenza reciproca è chiara e le cui composizioni sono state modellate su misura delle star del canto dell’epoca per le quali sono state scritte.  Un disco registrato nel 2013 e mai pubblicato (come dice il titolo) al quale Cecilia ha lavorato quando, nel corso della pausa imposta dalla pandemia, ha avuto modo di rivisitare il lavoro incompiuto: «Con piacere ho potuto occuparmi di tante cose incompiute, rimandate o dimenticate. Finalmente ho avuto la possibilità di rovistare nei miei archivi sonori alla ricerca di gemme nascoste. Le registrazioni di questo album, particolarmente preziose per me, sono tra i numerosi “amici” ritrovati».

Più di 12 milioni di prodotti audio e video venduti, rendono forse la Bartoli l’artista classica di maggior successo dei nostri tempi. Senza scalfire minimamente la sua autorevolezza. E così lei può concedersi di giocare, come nella recente collaborazione all’ultimo disco di Andrea Bocelli con il quale ha duettato in Pianissimo e I believe. La perdoniamo perché lo ha fatto con la consueta professionalità e palese divertimento...

D’altronde una popstar come Mika (che arriva da studi “classici” al Royal College of Music di Londra) ha recentemente raccontato in una trasmissione radiofonica su France Musique che durante il lockdown ascoltare Vivaldi cantato proprio da Cecilia Bartoli lo ha commosso fino alle lacrime e lo ha fatto sentire vivo nonostante la solitudine e la paura.

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