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Il teatro dell'opera non vive solo di solo musiciste o cantanti

La storia dell’incontro tra due generazioni di donne: una fotografa e una regista.

Di Paola Molfino

Questo articolo racconta un libro ma anche una storia: quella dell'incontro di due donne diverse appartenenti a generazioni differenti eppure affini e complici all'insegna del teatro dell'opera e della musica. Silvia ha due figli e dei nipotini ormai e continua a lavorare, perché è un’artista e una professionista di valore e perché il suo mestiere non prevede età della pensione. Silvia conosce Chiara da quando lei, bambina, seguiva appena poteva suo padre al lavoro. L’ha vista crescere, diventare donna, poi madre e soprattutto ha seguito il suo percorso professionale. Con lo sguardo, quello “speciale” di chi come Silvia è una grande fotografa di scena. 

Due donne nella musica, ma non musiciste

Silvia Lelli, ravennate ma milanese d’azione, una “ragazza” di 70 anni è fotografa di teatro, musica, danza, performance-art e dal 1979 al 1996 è stata fotografa ufficiale del Teatro alla Scala di Milano insieme con il marito Roberto Masotti.  Dal 1978 segue l’attività di Riccardo Muti, dall'81 quella della Filarmonica della Scala, dell’Orchestra Cherubini dal 2007 e da anni collabora con i Festival di Ravenna e di Salisburgo. E molto altro ancora. Chiara Muti, nata a Firenze nel 1973 ma cresciuta a Ravenna, città d’origine della madre, è la figlia di Cristina Mazzavillani e di Riccardo Muti.

Dal loro incontro nella vita e dietro le quinte dei teatri è nato ora un libro fotografico pubblicato dall’editore seipersei intitolato Attraverso. Un dialogo per immagini ed emozioni che racconta sei opere di teatro musicale messe in scena da Chiara Muti nel corso di sette anni: dall’opera del debutto, Sancta Susanna, a Orfeo ed Euridice di Gluck, a Dido and Aeneas di Purcell, alla Manon Lescaut di Giacomo Puccini fino alle Nozze di Figaro e all’ultimo Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart.

 

Ammirazione e stima tra due donne

Silvia ha visto Chiara crescere in teatro, "spiare" da bambina dietro le quinte - mentre il padre dirigeva sul podio le sue orchestre al Maggio Musicale Fiorentino o al Teatro alla Scala - le regie d'opera di Giorgio Strehler, il “maestro dei maestri” che l’ha poi formata alla scuola del Piccolo Teatro di Milano. Chiara ricorda: «Conosco Silvia Lelli da quando ero bambina… a lei dobbiamo tra le immagini più belle della storia del nostro teatro… immagini che risvegliano memorie lontane… spesso ci ritrovammo a scrutare la scena nel buio d’una platea vuota. Lei fotografa già reputata per immortalarla, io bambina persa tra le poltrone di velluto del teatro, per assorbirla. Ed ecco, le emozioni di allora le ritrovo nei suoi scatti». E per Silvia, che con la macchina fotografica ne ha seguito e documentato la carriera di regista teatrale cominciata nel 2013 al Ravenna Festival con la Sancta Susanna di Paul Hindemith Attraverso «è un progetto condiviso da tempo tra Chiara e me… Provo sempre il disagio di qualcosa d’inafferrabile che rimane fuori, ma sono anche consapevole di aver dato tutta me stessa per rappresentare i sei spettacoli di cui Chiara è regista, ognuno nella sue essenza e secondo intime caratteristiche».

Il Così fan tutte di Chiara Muti si è visto per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli nel 2018. Uno spettacolo riuscito, pieno di echi strehleriani eppure contraddistinto da un  segno ormai sicuro e personale, che torna in scena al Teatro Regio di Torino in febbraio. A dirigere l’Orchestra del Regio ci sarà suo padre Riccardo. Forse il pubblico sarà in sala, anche se più probabilmente sarà trasmesso in streaming in questo incerto tempo di lockdown che tanto fa soffrire anche la musica e lo spettacolo dal vivo, ma almeno concede a tutti l’accesso alla bellezza. 

 

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Crediti per le foto: ©Silvia Lelli e ©Lelli & Masotti

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