<?php echo e($model->title); ?>

Avete mai sentito parlare di invecchiamento attivo?

Cocooners vi spiega quello che c’è da sapere

Di Valeria Cudini

Da un paio di decenni il tema dell’invecchiamento è diventato di prioritario interesse in ambienti accademici e politici. Il motivo è presto comprensibile: la popolazione anziana mondiale è aumentata sensibilmente. Se nel 1950 gli over 60 erano l’8% della popolazione mondiale, nel 2011 si è arrivati all’11% e si stima che nel 2050 si raggiungerà circa il 22%.

L’aumento della popolazione anziana sarebbe dovuto essenzialmente a tre fattori:

  1. l’abbassamento del tasso di fertilità e quindi il crollo delle nascite;
  2. l’incremento rapido della longevità;
  3. il declino del tasso mondiale di mortalità.

Dalla definizione al significato d’invecchiamento attivo

Occorre riflettere sull’aumento dell’aspettativa di vita che se in termini storici, culturali ed economici è da considerarsi uno dei più importanti successi umani è, d’altro canto, un fenomeno con cui le istituzioni devono fare i conti per fornire risposte adeguate agli specifici bisogni di questa fascia di popolazione.

In quest’ottica, un passo significativo è stato fatto nel 2002 quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato un rapporto chiamato Active Aging: A Policy Framework in cui ha definito il concetto di invecchiamento attivo come “un processo di ottimizzazione delle opportunità per la salute, la partecipazione e la sicurezza al fine di migliorare la qualità di vita delle persone che invecchiano”. In questa definizione la parola attivo si riferisce non solo a persone over 65 fisicamente e lavorativamente attive, ma anche a chi va in pensione, è malato o disabile in quanto soggetto da riconoscere come attivo all’interno della società.

Diffondere la concezione d’invecchiamento attivo significa anche, però, mettere in condizioni tutti i cittadini di perseguire un adeguato livello di benessere fisico, psicologico e sociale per poter partecipare alla vita della comunità in base ai propri desideri, bisogni e capacità ricevendo in cambio protezione, sicurezza e assistenza.

Differenza tra invecchiamento attivo e invecchiamento in salute

L’invecchiamento attivo può essere considerato uno strumento di prevenzione per aspirare quanto più possibile a un invecchiamento in salute.

C’è dunque una sostanziale differenza concettuale tra invecchiamento attivo (active ageing) e invecchiamento in salute (healthy ageing), in quanto il primo è un mezzo (tra altri strumenti di prevenzione, come, ad esempio, un’alimentazione corretta, ecc.) per aspirare al secondo, che è il fine. Tuttavia, il concetto di invecchiamento attivo non riguarda soltanto la sfera individuale, in quanto i suoi benefici sono evidenti anche per la società nel suo complesso: si tratta di uno strumento utile per contribuire a risolvere alcune delle principali sfide legate all'invecchiamento della popolazione. Tra le molteplici ragioni per cui è opportuno promuovere l’invecchiamento attivo al livello macro, una delle principali è quella demografica. L’Europa, infatti, sta invecchiando ed è sempre più longeva, e ciò è ancor più vero per l’Italia”.

Questa è solo una parte di quanto possiamo leggere sul sito del governo alla pagina del Dipartimento per le politiche della famiglia. A partire, infatti, dal sopra citato rapporto dell’OMS sull’Active Aging, gli organismi internazionali ed europei si sono mossi per fornire indicazioni sulla progettazione di politiche a favore di un buon invecchiamento.

Nel 2012 l’Unione Europea ha promosso l’anno dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra le Generazioni e l’OMS ha dedicato la Giornata Mondiale della Salute all’Invecchiamento. E nello stesso anno il Comitato Regionale Europeo dell’OMS ha fornito un documento dal titolo “Strategia e piano d’azione per l’invecchiamento sano in Europa 2012-2020” in cui gli Stati membri si impegnano a seguire azioni comuni che hanno come finalità e obiettivi:

  • consentire al maggior numero di persone possibile una vita più lunga e in buona salute mantenendole attive più a lungo e opponendosi alle crescenti diseguaglianze dell’età avanzata;
  • migliorare l’accesso a servizi sanitari e sociali di qualità per chi ha bisogno di aiuto e assistenza in modo da garantire maggiore equità nell’aspettativa di vita sia tra gli Stati membri sia tra differenti Stati;
  • integrare al meglio la vita degli anziani nella società garantendo loro piena dignità a prescindere dallo stato di salute o di dipendenza;
  • accrescere la consapevolezza sulle discriminazioni e gli stereotipi legati all’età e contribuire al loro superamento;
  • promuovere ambienti favorevoli e interventi di promozione della salute e prevenzione delle malattie mirati ai fattori di rischio per gli anziani;
  • implementare i sistemi sanitari per garantire un invecchiamento sano e un’assistenza socio-sanitaria più equa e di più alto livello;
  • migliorare le politiche di assistenza sanitaria concentrate sulle persone in via di invecchiamento in Europa.

Che cosa determina un invecchiamento attivo?

Sono molti i fattori che determinano un invecchiamento attivo. Innanzitutto lo stile di vita, la qualità delle esperienze e delle opportunità accumulate negli anni.

Anche la cultura e il genere di appartenenza possono contribuire a modellare il modo in cui invecchiamo. A seconda del contesto socio-culturale in cui vive, alla donna, per esempio, possono essere precluse una serie di opportunità come l’istruzione, il ruolo sociale, la possibilità di crescita personale e l’accesso alle cure sanitarie.

Ecco perché politiche sociali attive possono consentire in età avanzata, a chi non ne ha avuto prima la possibilità, di accedere gratuitamente a cure di qualità e di potersi riscattare, per esempio, a livello culturale.

Fattori comportamentali come l’adozione di uno stile di vita sano basato su una dieta equilibrata, un’attività fisica regolare, screening periodici e quindi una partecipazione attiva alla propria salute sono determinanti per garantirsi una vecchiaia in salute.

Esistono poi fattori ereditari, genetici e psicologici che non possono essere modificati, ma con cui occorre fare i conti. Se si ha, per esempio, una familiarità per le malattie cardio-vascolari è importante sottoporsi a esami periodici del funzionamento dell’apparato cardio-circolatorio e seguire tutte le buone norme di uno stile di vita sano.

In generale, l’avanzare dell’età e l’aumento della popolazione anziana si traducono in una crescente prevalenza di malattie cronico-degenerative, come le sopra citate malattie cardiocircolatorie, alcune forme tumorali (mammella, colon, endometrio), le minori capacità cognitive e possibili stati depressivi.

È fondamentale, infatti, contrastare la sedentarietà, principale imputata nell’insorgenza di queste malattie, con esercizio fisico costante e moderato. Il movimento, infatti, è in grado di ridurre i fattori di rischio legati alle cadute e alle fratture, oltre a migliorare l’equilibrio, il tono dell’umore, a favorire la socializzazione e ad aumentare l’autostima.

Contribuiscono a un invecchiamento attivo anche fattori legati all’ambiente fisico e sociale in cui si vive, come avere una casa confortevole e salubre senza barriere architettoniche, da cui poter raggiungere i servizi essenziali e avere intorno a sé una buona rete amicale. Esercitano infine un ruolo determinante i fattori economici, come godere di un buon reddito o una buona pensione per poter soddisfare i bisogni primari.

Le politiche attive per gli anziani post lockdown: l’esempio dell’Emilia-Romagna

È compito del Welfare farsi carico di tutte quelle situazioni in cui non è possibile realizzare a pieno un invecchiamento attivo a causa della mancanza di un tessuto sociale ed economico intorno all’anziano che gli consenta di vivere al meglio.

Una popolazione sempre più anziana significa infatti, oltre ai disturbi cronici di cui abbiamo parlato, aumento del numero di disabili e, spesso di pari passo, di disabili che necessitano di un’assistenza socio-sanitaria importante.

La pandemia dalla quale stiamo, forse, faticosamente uscendo, ha avuto pesanti conseguenze in questo senso. Per fortuna si iniziano a intravvedere segnali positivi di ripresa.

Per esempio dal 21 giugno in Emilia-Romagna hanno riaperto i Centri diurni per anziani e per persone con disabilità, i Centri socio-riabilitativi diurni e i Centri socio-occupazionali. Sono riprese, inoltre, attività ordinarie di accoglienza, educazione, riabilitazione, formazione e socializzazione.

La lettura favorisce l’invecchiamento attivo

Sono molti gli studi che sottolineano l’importanza di contrastare il declino cognitivo attraverso la pratica della lettura da intendersi, in base alle proprie disponibilità e gusti, come esercizio intellettuale quotidiano. Leggere è una modalità di accesso alla conoscenza ed è un ottimo allenamento per la mente. Inoltre, alimenta interessi, conoscenze, strumenti di riflessione che migliorano la qualità di vita delle persone anziane garantendo loro maggior benessere oltre a favorire un aspetto importantissimo: l’inclusione sociale.

comments icon 1 commenti
Vuoi lasciare un commento? accedi
profile image placeholder
Giorgio Guarnaccia 1 mese fa
1 mese fa
Abito a Siracusa e per gli anziani vi sono poche strutture. Vi era l'UNITRE ma si è chiusa. La mia area "neapolis"non ha un ritrovo per anziani, non vi sono decenti giardini pubblici ecc.
Loading...