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Che cos'è il brain fitness?

Una serie di consigli da seguire per mantenere il cervello in forma

Di Valeria Cudini

Da un punto di vista anatomico il cervello non è un muscolo eppure, se lo “guardiamo” da un punto di vista metaforico, potremmo definirlo tale.

Allenare il cervello, infatti, non solo è fattibile, ma è fondamentale per mantenerlo “giovane” il più a lungo possibile. La cosa sorprendente è che, a differenza di altri muscoli che possiamo toccare con mano - in senso proprio -, rappresenta qualcosa di impalpabile, di misterioso ma di cui, al contempo, sappiamo per certo poterci offrire, se lo alleniamo nel modo giusto, prestazioni sorprendenti.

 

Un enorme potenziale, ma sfatiamo i falsi miti

Il potenziale del nostro cervello, o forse sarebbe meglio dire della nostra mente, è enorme, anche se occorre sfatare la falsa credenza secondo cui ne utilizzeremmo solo il 10%, perché non supportata da alcun fondamento scientifico. Eppure sondaggi effettuati in Gran Bretagna e negli Usa evidenzierebbero che, al di là di quanto dica la scienza, la stragrande maggioranza delle persone la riterrebbero un’idea plausibile perché poggerebbe sulla convinzione che ciascuno di noi possa impegnarsi a fare e a imparare molto di più di quanto in realtà non faccia.

La scienza, invece, ci conferma, talvolta in modo brutale, di quanto anche un piccolo danno cerebrale, come appare nelle persone colpite da ictus, possa causare perdite rovinose di funzioni. Ecco allora che, ancor prima dell’allenamento, è necessario prenderci cura del nostro cervello. 

 

Prevenire i possibili danni evitando stili di vita errati

Come farlo? Innanzitutto eliminando tutto ciò che può esporlo a un danno. Ci sono pessime abitudini, come il fumo, che abbassano sensibilmente la somministrazione di ossigeno al cervello mettendolo a rischio di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Oppure la mancanza di ore adeguate di sonno che si traduce, a lungo termine, in un processo di accelerata morte di cellule cerebrali. Un sonno ristoratore di otto ore, invece, riposa il cervello e implementa la produzione di energia e di rinnovamento cellulare.

Tra gli stili di vita sbagliati sono da citare l’abuso di alcol, l’alimentazione eccessiva e ricca di zuccheri o, al contrario, la cattiva pratica di saltare la colazione, il pasto più importante della giornata, e l’esposizione ad ambienti inquinanti.

Altro punto importantissimo da considerare è il ruolo del cervello nel momento in cui ci troviamo a fronteggiare una malattia. Non dobbiamo forzarlo o rischiamo di rallentare il processo di guarigione e di diminuire la sua efficacia.

 

Quali attività per un brain fitness efficace?

Ma arriviamo ora al punto saliente: che cosa possiamo fare per svolgere un brain fitness che si dimostri realmente efficace e in grado di tenere il più lontano possibile patologie neurodegenerative o, semplicemente, la tanto temuta perdita di memoria?

Le attività da poter svolgere per mantenere la nostra mente attiva sono molte, a cominciare da tutte quelle che riguardano il movimento. Molto utile, per esempio, la camminata veloce, perché, oltre a mantenere in forma il nostro corpo, favorisce l’ossigenazione del sangue e quindi una migliore irrorazione del cervello.

 

Da giochi logico-matematici ad attività artistiche

Venendo invece a tutte quelle occupazioni che hanno a che fare con l’area intellettuale, il ventaglio di possibilità è parimenti ampio e spazia da giochi che mettono in campo abilità logico-matematiche a pratiche che hanno a che fare con la musica sia praticata sia ascoltata.

È ormai risaputo che la musica svolge sin dall’utero materno una funzione determinante nello sviluppo cognitivo dell’individuo. Lo stesso effetto positivo lo svolge anche in età adulta contribuendo a mantenere attive le aree cerebrali deputate alla la memoria. Pare, infatti, che anche nel caso di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, sorprendentemente la memoria musicale a lungo termine permanga tanto che caregivers e terapisti la impiegano per mantenere attivi questi pazienti.

Fare musica nell’età adulta o nella cosiddetta terza età può quindi tenere a freno il declino cognitivo e, in linea generale, incrementare il benessere della persona migliorando il tono dell’umore e tenendo a bada sintomi depressivi. In più, fare musica e/o cantare aiuta la socializzazione, aspetto fondamentale per mantenere il nostro cervello “in forma” e “al passo con i tempi”. La musica ha anche il potere di unire le persone e di favorire l’autostima e la capacità di esprimere al meglio la propria emotività.

La biblioterapia migliora la memoria nelle persone anziane

A svolgere un ruolo simile alla musica e alla pratica delle arti in genere è la biblioterapia con la quale ci si riferisce, specificamente, a una terapia attraverso la lettura come strumento di promozione e crescita culturale, personale e collettiva, come mezzo di autoaiuto, di acquisizione di conoscenze e promozione di consapevolezza. Gli ambiti di impiego della biblioterapia sono vari perché essa «ha molteplici effetti positivi: dal rendere le persone più reattive a migliorare, negli anziani, la memoria - spiega Rosa Mininno, psicoterapeuta e fondatrice primo sito italiano dedicato alla biblioterapia, nome con il quale questa tecnica è conosciuta in tutto il mondo -. Una ricerca dell’Università di Perugia sulle persone anziane con disturbi neurologici sulle quali è stata applicata la biblioterapia ha messo in luce un miglioramento delle prestazioni in generale e anche un recupero di abilità».

Leggere ci consente di diventare più competenti a qualunque età e ci aiuta a sviluppare capacità critiche. Va da sé che, a seconda della fascia d’età, il terapeuta saprà indirizzare il paziente alla lettura guidata del testo o dei testi più adatti e/o alle eventuali patologie in corso. «Questo perché la biblioterapia va al di là del consiglio di un libro da leggere - che è comunque sempre un’ottima scelta nell’ottica di mantenere la mente allenata - è un programma che viene fatto insieme alla persona o al gruppo di persone fino a un massimo di 15 che condividono lo stesso tipo di disturbo o problema» aggiunge la psicoterapeuta. Il potere della lettura è gigantesco.

I benefici della lettura coinvolgono aspetti intellettivi, emotivi e di socialità

Enumeriamo qui solo alcuni dei benefici che apporta al nostro cervello: attiva varie aree cerebrali tanto che è usata anche da atleti per attivare l’immaginazione e, conseguentemente, allenare i muscoli; migliora il nostro lessico, la capacità di comunicazione, favorisce l’empatia e promuove la resilenza.

Abbassa i livelli di cortisolo nel sangue - da molti definito l’ormone dello stress - perché obbliga la mente a mantenersi attenta come se si stesse facendo meditazione.

Altro prezioso contributo al nostro benessere, riallacciandoci a quanto detto sopra, è la sua capacità di favorire il riposo e migliorare la qualità del sonno.

E per concludere, leggere oltre a offrire conoscenza e a renderci più saggi, ci consente di viaggiare lontani, ci rende più liberi di scegliere ma, soprattutto, pensando all’avanzare dell’età, non ci fa sentire mai soli.

 

Non è mai troppo presto, né tardi, per tenere allenato il cervello. E voi come lo supportate?

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