Tassazione sugli investimenti: come funziona e come risparmiare
Tutti i rendimenti che si ottengono dagli investimenti sono tassati: questa tassazione può variare a seconda del tipo di investimento su cui si è deciso di puntare. In questa piccola guida, ti facciamo capire come funziona e come risparmiare sulle tasse.
Come funziona la tassazione sugli investimenti?
Per prima cosa devi sapere che il patrimonio che si ottiene per l’appunto dal denaro investito può essere tassato alla fonte oppure attraverso la presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, la stessa può variare a seconda del proprio regime fiscale scelto (regime amministrativo, gestito o dichiarativo, ma anche considerando gli strumenti finanziari che si sfruttano e diversi altri parametri.
Iniziamo dicendo che la modalità di pagamento dipende dal regime fiscale e ve ne sono di tre tipologie:
- Regime amministrativo: l’intermediario finanziario cioè la banca oppure il broker ha il ruolo di sostituto d’imposta e quindi è tutto calcolato e trattenuto in maniera automatica;
- Regime gestito: in questo caso, il portafoglio degli investimenti è gestito dall’intermediario e lo stesso calcola le imposte ogni anno sui redditi che sono maturati, anche se non sono state effettuate vendite;
- Regime dichiarativo: in questo caso è proprio il contribuente ad occuparsi della dichiarazione e del pagamento delle imposte. In tal caso si inseriscono le operazioni nel quadro RT.
Da tenere presente è anche la presenza del bollo sul conto titolo: la trattenuta è del 2 per 1000 su base annuale e si basa sul controvalore totale dei prodotti finanziari che si hanno proprio alla fine del periodo in cui è necessario fare la chiusura di un rapporto oppure il rendiconto. Se si parla di redditi finanziari, invece, l’aliquota di tassazione è maggiore: questa ammonta al 26%. In tal caso, si parla di pagare l’imposta del 26% su obbligazioni societarie, guadagni ottenuti dalle azioni, ma anche su tutti gli interessi attivi dei conti correnti e deposito e vincolanti. Anche gli stessi fondi e ETF italiani pagano questa tassa. L’imposta del 12,5%, invece, viene applicata sui titoli di stato italiani e delle zone euro e i rispettivi governativi di paesi che sono inseriti nella White List. Inoltre, la stessa tassazione per i titoli emessi da enti sovranazionali.
Quando si pagano le tasse sugli investimenti?
Come puoi ben immaginare, esistono anche delle scadenze precisa per il pagamento delle tasse sugli investimenti. È necessario tenere presente alcune considerazioni precise per capire quali sono i periodi corretti. Se hai un intermediario dei tuoi investimenti se ne occupa lui: quindi, se hai un broker sarà lui ad occuparsi di dare l’imposta.
Le data da prendere di riferimento è il 30 settembre dell’anno dopo a quello in cui sono stati generati dei profitti dagli investimenti. Supponi di aver ottenuto dei guadagni dagli investimenti portati avanti nel 2025, le imposte dovute dovranno essere versate entro il 30 settembre 2026. Considera anche che se non vendi il titolo non è necessario pagare alcunché: ciò significa che se mantieni un titolo, è necessario inserirlo nella dichiarazione.
Quando si pagano le tasse sulle azioni?
Anche nel caso delle azioni è importante considerare che le imposte vengono pagate sempre l’anno successivo a quello in cui si è ottenuto un guadagno. Ogni persona ha la responsabilità di controllare eventuali plusvalenze e minusvalenze che vi sono state, così da identificare l’ammontare dell’imposta. Da questa somma poi è possibile compilare la documentazione fiscale e pagare correttamente le tasse.
Come risparmiare?
Quando investi il tuo denaro è del tutto normale domandarsi anche se vi siano dei modi semplici che permettono di ridurre il carico fiscale delle imposte. Vi sono delle piccole strategie che si possono adottare per risparmiare qualche euro sulla tassazione.
Esistono delle esenzioni che possono essere applicate proprio con determinati rendimenti finanziari. Chi gestisce i prodotti finanziari, infatti, non è tenuto ad applicare la tassazione standard. In presenza di compensazione delle minusvalenze cioè delle perdite, ti facciamo un esempio pratico: supponi di investire 10 mila euro su un prodotto finanziario e di volerlo poi rivendere quando ne vale 9.000 euro. Ciò significa che la minusvalenza ammonta proprio a 1000 euro.
Acquistando dei nuovi prodotti come delle azioni, dopo 3 anni circa se si vendono e si ottiene 1000 euro, su questo guadagno detto capital gain non c’è alcuna tassa e dunque hai risparmiare il 26% di cui abbiamo parlando all’inizio.
Ricorda, però, che questa regola non vale per tutti i prodotti finanziari, ma solo per azioni e obbligazioni singole, ETN, ETC e certificati. Inoltre, dopo 4 anni dalla fine in cui vengono realizzate, le minusvalenze spariscono.
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