Sulla strada dei Nabatei: Petra e Siq al‑Barid
La Giordania è una meta che invita al movimento: da nord a sud, ogni tappa aggiunge uno strato, un tempo, una voce. Dopo le atmosfere urbane e storiche di Amman, Salt e Jerash, il viaggio entra ora nel suo cuore più simbolico. Quello scolpito nella roccia rosa, inciso nella memoria visiva di chiunque abbia mai sfogliato un atlante. Ma Petra non è solo un’icona: è un intreccio di storia, ingegno e bellezza che continua a sorprendere. E accanto a lei, discreta e meno affollata, Piccola Petra custodisce il senso dell’attesa e della preparazione, come una soglia silenziosa prima dell’ingresso trionfale.
Petra: la città scolpita nel tempo
Arrivare a Petra significa attraversare il tempo. Non c’è introduzione più efficace del Siq, la lunga gola di arenaria che conduce al cuore del sito: un cammino in penombra, scavato nella roccia, che termina con la visione improvvisa di Al‑Khazneh, il celebre “Tesoro”. È un momento teatrale, pensato proprio così dai Nabatei, che ne fecero la capitale del loro regno tra il IV secolo a.C. e il I secolo d.C., in un territorio strategico lungo le rotte commerciali dell’incenso e delle spezie.
Petra non era solo spettacolo: era ingegneria, diplomazia, architettura. La città doveva la sua prosperità alla capacità di raccogliere e gestire l’acqua in un ambiente desertico, grazie a un sistema complesso di canali, cisterne e dighe. Questo le permise di diventare un punto di sosta fondamentale per le carovane e di svilupparsi come centro multiculturale, in cui convivevano influenze arabe, ellenistiche, romane.
Oltre il Tesoro, il sito si apre in una sequenza scenografica di templi, tombe rupestri, teatri e colonnati. Il Monastero (Ad‑Deir), raggiungibile con una lunga salita di 800 gradini, ricompensa la fatica con la sua imponenza solitaria. Il percorso è lungo e richiede tempo, ma Petra è un luogo che si attraversa, si ascolta, si assorbe.
Siq al‑Barid: la soglia nascosta
A pochi chilometri da Petra, in una valle più appartata, si trova Piccola Petra (Siq al‑Barid). Qui il paesaggio è simile, ma l’atmosfera è radicalmente diversa: non ci sono folle, né monumentalità celebrativa. Le facciate scavate nella roccia sono più piccole, le scale consumate dal tempo più vicine, i silenzi più profondi.
Si pensa che questo luogo fosse un punto d’incontro commerciale, un “avamposto” per le carovane in arrivo o in partenza. Gli archeologi vi hanno trovato nicchie, ambienti abitativi, resti di pitture parietali e testimonianze di una vita quotidiana meno visibile nei grandi monumenti di Petra. Visitare Piccola Petra significa rallentare, osservare i dettagli, immaginare il vissuto dietro la grandiosità.
Accanto al sito, il piccolo villaggio neolitico di Al‑Beidha ricorda che l’uomo abita queste terre da millenni, molto prima dei Nabatei. Un ulteriore livello di profondità, per chi non cerca solo l’immagine da cartolina, ma il racconto stratificato che ogni paesaggio porta con sé.
Con Petra, la Giordania svela il suo volto più noto, ma anche il più potente. Ogni angolo del sito racconta una storia di incontri, migrazioni, commercio e ingegno. Eppure, il viaggio non è finito. La prossima tappa conduce verso il deserto del Wadi Rum e l’orizzonte immobile del Mar Morto. Due estremi geologici e simbolici che, insieme, compongono l’ultima parte di questo itinerario. Restate con noi.
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