Sempre più pensionati continuano a lavorare: dati e motivi di questo fenomeno
Non è vero che una volta arrivati alla pensione, il lavoro lo si vede col binocolo. Tutto il contrario: perché? Perché il confine tra vita lavorativa e pensionamento è sempre meno netto. In Italia e in Europa cresce la quota di pensionati che pur percependo l’assegno previdenziale, decide (o è costretta) a continuare a lavorare. Secondo gli ultimi dati INPS e le più recenti rilevazioni europee, il fenomeno è tutt’altro che marginale e pone interrogativi sul sistema previdenziale, sul mercato del lavoro e sul ruolo sociale della popolazione anziana.
L’aumento dei pensionati-lavoratori: cosa dicono i dati aggiornati
Le statistiche più recenti mostrano un quadro in evoluzione. L’ultimo rapporto INPS di luglio 2025 rileva che l’8,5% dei pensionati italiani continua a lavorare anche post “traguardo di fine lavoro”. Tradotto in numeri assoluti significa centinaia di migliaia di persone: un dato confermato anche dalla ricerca Fineco (2025), che stima 516.600 pensionati-lavoratori, pari al 9,4% dei pensionati tra 50 e 74 anni.
La distribuzione varia molto per settore professionale. Ad esempio, tra gli ex lavoratori agricoli la proporzione tocca il 21,6%, così come tra artigiani e commercianti si attestano percentuali elevate. Gli ex dipendenti pubblici invece sono appena lo 0,9%, riflettendo carriere più stabili e trattamenti previdenziali mediamente superiori.
A livello europeo il fenomeno è ancora più ampio: secondo Eurostat, nel 2024-2025 il 13,2% dei pensionati UE ha continuato a svolgere attività lavorativa, pari a circa 2,2 milioni di persone. L’Italia si colloca sotto la media europea, ma rimane tra i Paesi con il maggior numero assoluto di lavoratori senior.
Infine, l’OECD Employment Outlook 2025 conferma il trend: in Italia quasi il 10% dei lavoratori tra 50 e 69 anni continua a lavorare pur avendo una pensione attiva, evidenziando una permanenza significativa nel mercato del lavoro. Guardando il quadro descritto, la domanda sorge spontanea: perché? Le risposte, ovviamente, sono diverse…e purtroppo anche piuttosto facili da capire.
Perché tanti pensionati continuano a lavorare?
Un dato sorprendente emerge dalle indagini europee e nazionali: molti pensionati continuano a lavorare per scelta più che per necessità. Secondo Eurostat, oltre la metà dei pensionati italiani attivi (51,7%) lavora per una questione legata al benessere personale.Il lavoro per loro era (ed è) un qualcosa di talmente arricchente che lasciarlo diventa difficile, se non impossibile. C’è dunque l’amore per la propria professione, ma c’è anche la non volontà più assoluta di interrompere un’attività che dà loro identità, routine e rapporti sociali. Elementi a quanto pare essenziali nella vita dei senior in pensione.
Questa dimensione “volontaria” è particolarmente forte tra ex autonomi e professionisti, categorie in cui la flessibilità del lavoro e il radicamento personale nell’attività rendono più naturale continuare anche dopo il pensionamento.
Lavoro post pensione: il peso delle necessità economiche
C’è però anche un’altra faccia della medaglia. La stessa ricerca Fineco documenta che quasi il 30% dei pensionati-lavoratori dichiara di continuare a lavorare per necessità economica. Infatti, la pensione media in Italia, secondo i dati INPS 2024-2025, si attesta attorno ai 1.229-1.237 euro (e per chi lavora con le cooperative rischia di essere molto più bassa), una cifra che non sempre permette di mantenere il precedente tenore di vita, soprattutto per chi ha avuto carriere discontinue, contribuzioni irregolari o ha maturato pensioni di importo basso.
Per alcuni lavoratori autonomi il problema è ancora più evidente: oltre il 56% dei pensionati attivi era una partita Iva o un lavoratore autonomo. Qui la continuità nel lavoro è spesso l’unico modo per integrare redditi previdenziali modesti o incerti. Dal benessere psicologico, quindi, si passa a una vera e propria necessità economica: bisogna guardare in faccia la realtà.
Un sistema previdenziale che spinge verso la permanenza nel lavoro
Le riforme delle pensioni, l’innalzamento dell’età pensionabile e l’allungamento delle aspettative di vita hanno trasformato la pensione in una fase più fluida.
Secondo l’INPS, l’età media di pensionamento nel 2024 è salita a 64,8 anni, una delle più alte di sempre. Questo ritardo fisiologico nell’uscita dal lavoro tende ad avvicinare ancora più vita lavorativa e pensione, incoraggiando una transizione graduale piuttosto che un’interruzione netta. Molti pensionati rientrano nel mercato con contratti part-time o consulenze, modalità flessibili che riducono l’impatto fisico e rendono più sostenibile il proseguimento dell’attività.
La dimensione sociale: il lavoro come antidoto all’isolamento
Per una parte significativa dei pensionati, il lavoro è anche un luogo di socialità, confronto e integrazione nella comunità. Con l’aumento della solitudine nelle fasce d’età avanzate, continuare a lavorare diventa un modo per restare “connessi”, non solo professionalmente ma anche (e soprattutto) umanamente. Questo aspetto, spesso trascurato, pesa molto nel motivare il ritorno o la permanenza nel mondo del lavoro, specie in contesti urbani dove la rete familiare è meno presente. Il contatto con il mondo esterno diventa più importante di tutto il resto: passione, condivisione, scambio. I pensionati ne hanno bisogno.
Lavorare dopo la pensione: le conseguenze per il mercato del lavoro e per la società
Il fenomeno dei pensionati-lavoratori porta con sé una doppia implicazione. Da un lato rappresenta una ricchezza; il patrimonio di competenze dei lavoratori senior può aiutare imprese e settori in crisi di manodopera qualificata, contribuendo a colmare gap professionali in crescita. Dall’altro lato apre una riflessione importante sul rapporto tra generazioni. L’aumento dei lavoratori senior può rendere più complesso l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, già penalizzato da precarietà e bassi salari. Inoltre, se un numero crescente di persone decide o deve lavorare dopo la pensione, significa che il sistema previdenziale non sempre garantisce una rendita adeguata. E questa situazione, se si guardano i dati e le situazioni attuali, è destinata a crescere nel tempo.
Una trasformazione strutturale, non un fenomeno marginale
L’Italia, come gran parte dell’Europa, sta vivendo una trasformazione silenziosa ma strutturale. I pensionati che lavorano non sono più eccezioni, ma una componente stabile del mercato del lavoro. Le motivazioni sono molteplici: desiderio personale, necessità economica, spinta normativa, bisogni relazionali.
Nei prossimi anni questo fenomeno potrebbe crescere ulteriormente, spinto dall’invecchiamento demografico, dall’evoluzione delle forme di lavoro e dall’incertezza previdenziale. Capire i motivi e i numeri di questa tendenza significa comprendere una parte fondamentale del futuro del nostro welfare e delle nostre dinamiche sociali.
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