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Longevità al femminile

Perché è più complesso pianificarla per le donne

Di Emanuela Notari

Gli Italiani sono tra gli Europei che vivono più a lungo. Le donne italiane vivono più a lungo dei loro uomini. E’ un bene o un male?

Nel 2020 la speranza di vita media in Italia è diminuita di 1,2 anni a causa della pandemia. E’ la prima volta dalla fine della seconda Guerra Mondiale che il trend in crescita non solo si arresta ma addirittura inverte direzione. Il dato però va interpretato: non significa che viviamo tutti mediamente meno a lungo, ma che chi non si ammala gravemente (di Covid e purtroppo delle tante malattie gravi non più trattate come si dovrebbe per sovraffollamento degli ospedali) continua ad avere una speranza di vita più alta che mai e in crescita: quasi 80 per gli uomini e quasi 85 per le donne.

Se consideriamo che dal 1948 abbiamo guadagnato 20 anni di longevità ci si rende conto del grande progresso fatto dalla scienza e dalla medicina, ma anche dalle migliori condizioni di vita e di lavoro. Date un’occhiata a questa interessante tavola interattiva per vedere come la speranza di vita si è mossa nel corso dell’ultimo secolo, quanto era quando siete nati e quant’è oggi.

Ma c’è un altro dato che non molti conoscono. Superati gli 80 anni, gli uomini hanno buone possibilità di vivere mediamente altri 8 anni e le donne 10. Significa che, scavallati gli 80, l’aspettativa di vita sale facilmente a 88 per gli uomini e 90 per le donne. Il perché è presto detto: le “occasioni di morte” si assestano su una specie di plateau: ne hai scampate tante che hai più chance di vivere che di morire, esemplificando fin troppo…
Nessuno di noi però pensa davvero di vivere fino a 90 anni e tantomeno pianifica le proprie finanze con questo orizzonte temporale. E questo è di fatto il più grande rischio legato alla nuova longevità: sopravvivere ai propri risparmi.

Molte coppie pensionate vivono ancora in modo sufficientemente confortevole perché oltre alle rispettive pensioni – quando ce ne sono due ma spesso è una sola, quella del marito – possono attingere a risparmi accumulati durante la vita. E’ sempre stato così e sempre lo sarà, salvo variare la proporzione: se nel passato i risparmi rimpinguavano un reddito tutto sommato decente (80% dell’ultimo stipendio per i lavoratori dipendenti), nel futuro, quando la riforma pensionistica in senso contributivo sarà a peno regime - e il reddito pensionistico sarà pari al 60% dell’ultimo stipendio per i lavoratori dipendenti ma solo al 40-50% per i lavoratori autonomi - i risparmi personali dovranno colmare un gap più pesante.

Lo abbiamo già detto da queste pagine e continueremo a farne un punto centrale per il benessere economico delle persone.

Se qualcuno si aspetta di vivere fino a più o meno 80 anni e invece ne vive 90 è possibile che i risparmi non siano sufficienti per colmare il divario rispetto al tenore di vita desiderato per un decennio in più del previsto. Tanto più per le donne che spesso, essendo più longeve, percorrono quella parte del cammino da sole, con la sola pensione di reversibilità dei mariti perché per tutta la vita si sono occupate della famiglia e non hanno una pensione propria, o, se ne hanno una, è insufficiente perché maturata su una storia lavorativa di impieghi precari e mal pagati. Se il divario salariale di genere è mediamente un 15% in meno per le donne, quando si tratta di pensioni il divario si allarga al 33% in meno, e queste sono appunto le ragioni: lavori precari, interruzioni per maternità o abbandoni per necessità di cura dei figli o assistenza a parenti anziani e non più autonomi. Non è infatti cosa rara che le donne che rimangono vedove abbiamo speso parte della propria vecchiaia assistendo un coniuge non autonomo e prima di lui un genitore anziano.

Il percorso di vita dopo gli 80 anni è appesantito quindi da una necessità di reddito spesso non pianificato, esasperata da maggiori spese mediche a fronte di maggiori fragilità, multimorbilità, rischio di non autosufficienza.

Volendo prevenire il peggio, quali sono quindi le opzioni per la tutela della longevità di tutti, e in particolare delle donne?

Una pianificazione patrimoniale, ovvero una valutazione più precisa possibile del reddito necessario e degli strumenti a sostegno (pensione + risparmi) per un tempo extra di vita oltre l’aspettativa corrente di longevità. In questo caso le incertezze da affrontare sono due: a) nessuno fa mai i conti con l’importo della reversibilità perché tutti noi tendiamo a non voler pensare al peggio; b) quanto è plausibile che i risparmi possano coprire un gap di reddito - che la reversibilità esaspera - per tutto il tempo necessario? Ma anche, quali le opzioni di liquidità immediata in caso di bisogno?

Se la coppia non è unita in matrimonio, cosa sempre più frequente, fare testamento per poter allocare la cosiddetta quota disponibile al compagno o alla compagna, per legge esenti da diritti successori. Ricordiamo tutti il caso famoso della morte precoce di Lucio Dalla che ha lasciato il suo compagno privo di qualunque diritto all’eredità del cantautore. Poco importa che fosse una coppia dello stesso sesso, succederebbe lo stesso in una coppia eterosessuale. Ci avete mai pensato?

Se ne esiste la possibilità economica, polizza vita a favore del coniuge, piani di accumulo o piani individuali pensionistici e, prima di qualunque altra considerazione, una polizza LTC per sé e per il/la propria metà. In entrambi i casi un investimento mensile contenuto consente di garantirsi un aiuto economico nel momento in cui uno dei due perdesse autonomia, perché il peso fisico ed economico dell’assistenza non ricada tutto sul familiare, nella maggior parte dei casi la moglie e i figli, e perché quando uno dei due coniugi o conviventi dovesse sopravvivere all’altro abbia la stessa tutela in caso di necessità. Il sito di Altro Consumo offre un’analisi di benefici e costi delle polizze LTC a questo link.

Ma anche pensare con attenzione alla casa familiare: sarà ancora adatta ad ospitarci quando avremo 80/90 anni? O quando mia moglie ci si dovesse trovare a vivere da sola a un’età avanzata?

Il senso di previdenza non aumenta l’esposizione ai guai della vita, come spesso inducono a credere la scaramanzia e il fatalismo. La longevità è un fatto. E’ un dono della modernità. Pianificarla perché ci offra sempre il suo profilo migliore è ciò che possiamo fare noi.

Siete pronti a prendervi cura di voi e delle donne della vostra famiglia per regalare loro solo il meglio della longevità?

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