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Pianificare la longevità

Reddito e longevità sono legati, ma lo Stato non può più proteggerci in toto.

Di Emanuela Notari

Viviamo sempre di più. Questo è un dato di fatto che nemmeno la pandemia ha cambiato; ha aumentato la mortalità tra gli anziani ma chi non si ammala continua a poter ambire agli attuali 82,5 anni di aspettativa media di vita e, in futuro, a 90, anche 100 (dati Istat). Una longevità così inedita merita di essere pianificata, non solo perché non si può passare un terzo della propria vita adulta a fare le parole crociate ma anche, e soprattutto, perché implica un problema di reddito.

La formula sempre più anziani-sempre più longevi e sempre meno giovani lavoratori non è sostenibile per un sistema previdenziale che trae le sue risorse dai contributi dei lavoratori poiché per oltre cinquant’anni ha promesso e elargito pensioni più alte degli effettivi contributi accumulati dagli assistiti durante le loro carriere lavorative. Tantomeno per una stagione pensionistica che oggi può durare più di 20 anni, ma per metà secolo anche 25 anni (dati Istat).

Le riforme previdenziali sono state fatte per questo motivo.

La coperta si accorcia

Il risultato è che se una volta si andava in pensione mediamente con l’80% delle ultime retribuzioni da lavoro, quando le riforme saranno a pieno regime l’importo medio sarà il 50%-60% se lavoratore dipendente, 40%-50% se lavoratore autonomo (Progetica). Il perché è facile da comprendere.

Se oggi dai a tuo figlio una paghetta, poniamo, di 30 euro settimanali e all’improvviso la settimana viene allungata a 10 giorni anziché 7, i casi sono due: o aumenti la paghetta o tuo figlio deve farsi bastare i 30 euro per un tempo più lungo. In un paese che ha sempre più anziani e sempre meno giovani lavoratori, lo Stato – restando nella nostra metafora - si trova con settimane di 10 giorni e sta stiracchiando i 30 euro su un periodo più lungo. A dirla tutta, si trova con una disponibilità ancora inferiore ai 30 euro: infatti meno giovani al lavoro e carriere sempre più ritardate e precarie, portano meno contributi cui attingere. Così si è aumentata l’età pensionistica e si è cambiato il sistema di calcolo delle pensioni da retributivo, basato sulla media delle ultime retribuzioni, a contributivo, basato sui reali contributi personali. Cioè non saranno più i giovani lavoratori a pagare le pensioni degli anziani correnti, ma sarà ognuno di noi a mettere da parte, attraverso contribuzione obbligatoria e volontaria, per il proprio futuro. La coperta è corta.

Consapevolezza è la parola d'ordine

Il rimedio a una pensione inferiore è rimandato pertanto all’iniziativa e al senso di responsabilità del singolo cittadino. Il primo passo è la consapevolezza.

Quanto incide questo cambiamento sul mio tenore di vita? La prima cosa da fare è una simulazione del reddito pensionistico. Con attenzione perché la famosa busta arancione, che non è mai arrivata ai più, faceva una simulazione basata su un incremento di Pil del 1,5 che non si è più visto in Italia dal 2007. E il Pil influenza il reddito pensionistico. Secondo un interessantissimo report di Progetica per Moneyfarm, per i più giovani la differenza tra un Pil stabile allo 0% e uno a 1.5% può corrispondere a un 30% in meno di assegno pensionistico - https://blog.moneyfarm.com/it/ebooks/missione-pensione-ebook

 

Stabilito l’ammontare e la data di possibile pensionamento, bisogna rivolgere il pensiero al proprio tenore di vita, secondo passo. Quanto del mio stipendio se ne va in spese necessarie e quanto in spese superflue? Il mio futuro reddito pensionistico coprirà le spese necessarie?

Se è infatti possibile a 70-80 o 90 anni rinunciare al superfluo, al costo comunque della rinuncia alle piccole cose che ci mettono di buon umore, la spesa per il necessario potrebbe aumentare a causa di criticità sanitarie, spese mediche e di assistenza, che l’orizzonte di longevità rende plausibili.

Il terzo passo, quello relativo alle opzioni per un’integrazione di reddito, è fortemente influenzato da una serie di cose, tra cui l’età nella quale ci si fa queste domande. Prima è, meglio è.

La regola vuole che si copra il gap di reddito con una rendita fissa per le spese necessarie e con capitale (risparmi) per le spese superflue.

Quindi una pensione integrativa o un piano di risparmio potrebbero essere soluzioni adatte a integrare il reddito pensionistico, una polizza Long Term Care altrettanto per coprire l’aggravio delle spese necessarie dovuto ad esigenze di assistenza continuativa, mentre l’affitto di un immobile dovrebbe essere ascritto alla copertura del superfluo in quanto reddito non certo. Potrebbero crollare gli affitti, basta vedere cosa succede con la pandemia nelle grandi città, oppure l’inquilino potrebbe non pagare e pranzo e cena o assistenza medica non si possono subordinare alla volatilità di un reddito incerto.

Le tendenze per sostenere il budget previdenziale dello Stato sono quelle indicate dalle ultime riforme, difficile un’inversione di marcia. E anche le soluzioni di pensionamento anticipato, come Quota 100 o Opzione donna, hanno dimostrato che se si vuole guadagnare tempo pensionistico lo si può solo fare a spese del reddito. E una cosa che le ricerche sulla longevità ci insegnano è che un reddito adeguato in vecchiaia è fondamentale per mantenere salute fisica e mentale.

Il tempo è denaro ci è stato insegnato. La longevità ci insegna che è vero anche il contrario: il denaro è tempo.

Cosa fare concretamente?

Andate al sito INPS https://insps.it, iscrivetevi e richiedete il pin. Poi scegliete > Servizi Online > Servizi Per Il Cittadino e inserire il PIN, quindi Fascicolo Previdenziale del Cittadino > Posizione Assicurativa > Estratto Conto. C’è chi riesce a far tutto da sé e chi avrà necessità di un consulente o del proprio commercialista. Ma la strada verso la consapevolezza è tracciata!

Siete pronti per il primo passo nella pianificazione della vostra longevità?

 

 

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