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LBee Gees, un film racconta la loro storia

Un documentario ripercorre la carriera del gruppo

Di Ilaria Solari

Probabilmente nessuno che abbia l’età della ragione ignora il nome dei Bee Gees, il leggendario gruppo fondato dai fratelli Barry, Robin e Maurice Gibb, 230 milioni di dischi venduti (270 se si conta ciò che hanno scritto e prodotto per altri artisti), al quinto posto tra le popstar più popolari al mondo.

Sicuramente tanti di noi, specie quelli che hanno superanto la boa degli “anta”, hanno trascorso più di una notte a ballare sconsideratamente sulle note che i fratelli Gibb hanno composto per la colonna sonora de La febbre del sabato sera (uno degli album più venduti al mondo).

Altri avranno canticchiato senza saperlo qualche loro cover, More than a woman, Massachusetts o How deep is your love, o una delle tante hit firmate per artisti del calibro di Barbra Streisand, Dionne Warwick, Céline Dion, Dolly Parton o Diana Ross.

Il documentario  di Frank Marshall

Ma The Bee Gees: how can you mend a broken heart, il documentario che Frank Marshall ha dedicato alla band, disponibile sulle piattaforme Prime videoApple tv e Google play, non rievoca solo questo. Oltre a ripercorrere successi e battute d’arresto del gruppo che ha firmato oltre mille canzoni e venti hit in testa alle classifiche, grazie alle testimonianze di Barry Gibb, unico sopravvissuto tra i fratelli, di Eric Clapton, Noel Gallagher, Chris Martin e Justin Timberlake, il film di Marshall insegue anche, in 110 minuti di interviste, video familiari, filmati d’epoca, avvincenti e toccanti come un musical dolceamaro, una bellissima e struggente saga familiare.

I Bee Gees in 10 punti

Una visione che consigliamo anche a quelli che, per ragioni anagrafiche o di gusto, non sono esattamente fan irriducibili. Un tour nostalgico in cui tutti potranno scoprire che:

1.

I Gibb Brothers venivano sì dall’Australia, ma erano inglesi, originari dell’isola di Man. Il loro esordio a Londra rappresenta in realtà un ritorno.

2.

Il loro primo manager, sicuramente lo sponsor più appassionato, fu il padre Hugh.

3.

Oltre a Barry, il primogenito, e a Maurice e Robin, i gemelli nati a tre anni di distanza, c’era un quarto fratello, molto più giovane: Andy, che ha avuto una breve carriera di solista e di teen idol, ed è morto per un infarto causato dall’abuso di droga e alcol pochi mesi dopo aver compiuto trent’anni ed esser stato dichiarato ufficialmente quarto membro della band.

4.

Al tempo del successo straripante di Saturday night fever il gruppo aveva già alle spalle un’onorevole carriera di pop band  (in un passaggio del film, Maurice confessa candidamente che a meno di 21 anni era già proprietario di 6 Rolls Royce), annoverava diverse ballate struggenti in cima alle classifiche e si era già sciolto almeno una volta.

5.

La rottura fu soprattutto causata dall’eterna competizione per il ruolo di frontman tra Barry, quello grande e piacione, e Robin, uno dei gemelli, estroso quanto ombroso: «Avere dei fratelli che cantano è come avere uno strumento che nessun altro può comprare», spiega a un certo punto Noel Gallagher, una sorta di autorità sul tema della competizione tra fratelli. E poi aggiunge: «Fare musica con la propria famiglia è allo stesso tempo la più grande forza e la più grande debolezza che si possa mai trovare in un sodalizio».

6.

Grazie al cielo, tra Barry e Robin c’era proprio Maurice, il paciere, il collante, non a caso soprannominato “Mr Fix It”.

7.

I tre fratelli erano talmente affiatati e prolifici che alcune delle loro più belle canzoni furono scritte negli studi di registrazione, in situazioni alchemicamente trascinanti e creative.

8.

Fu Eric Clapton, che condivideva con loro lo stesso produttore, Robert Stigwood, a convincerli a trasferirsi, nel 1975, a Miami, dove lui stesso si era rifugiato per disintossicarsi da alcol e droga. A lui va quindi forse il merito di aver aperto la strada alle influenze funk e R&B sulla musica dei Bee Gees, inaugurando uno dei periodi più felici della band e l’esplosione del disco sound.

 

9.

Le voci in falsetto, che sono il loro marchio di fabbrica, furono un’invenzione di quel periodo, suggerita da uno dei produttori, Arif Mardin, durante la registrazione di Nights of Broadway, come Barry confessa in un passaggio divertente del film: «A un certo punto Arif mi chiese: “Sei capace di urlare?”. Io risposi: “In certe circostanze sì”. Mi chiese di provarci senza perdere l’intonazione. Funzionò così bene che ci trovammo costretti a scrivere altre canzoni per quelle nuove voci».

10.

I Bee Gees, troppo facilmente etichettati, e anche a lungo ostracizzati, come “gruppo disco”, sono stati in realtà autentici camaleonti in campo musicale. Il bel documentario di Marshall ha il merito di mostrarci quanto sia più ampia la loro impronta nella storia della musica pop: è un emozionante viaggio che ci restituisce il ritratto più attendibile dei tre geniali e talentuosi fratelli: più che un fenomeno da discoteca, cantautori dotati e straordinariamente prolifici in diversi generi. 

 

Più che la storia di una band, la vicenda tortuosa e toccante di tre fratelli. Da rivedere

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