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Un bacio dietro al ginocchio di Carmen Totaro

Un romanzo che spalanca l’abisso sul rapporto tra madre e figlia

Di Ursula Beretta

Una cena di compleanno e una fuga di gas che invade l’appartamento milanese dal quale una donna fugge per non fare più ritorno. Ma senza un apparente motivo. Perché la verità è che non c’è nulla di più sconosciuto e di più tragico insieme del rapporto tra una madre e una figlia. 

Un duello tra madre e figlia

Una premessa drammatica è il cuore del romanzo di Carmen Totaro, “Un bacio dietro al ginocchio” (edito da Einaudi) in cui una prosa febbrile e isterica  orchestra il duello tra Ada, a cui la vita non ha concesso molti sconti, e la figlia Elisa, colta sulla soglia dell’età adulta con il suo bagaglio di bugie e di rabbia. Due donne, due punti di vista feroci e differenti che avvolgono il lettore e lo accompagnano nell’abisso della più complessa delle relazioni. Che sceglie la più banale delle cornici per essere indagata, quei navigli milanesi in cui madre e figlia consumano un ultimo pasto all’insegna dell’incomprensione, tra bevute proibite e un desiderio di fuga che rimane inascoltato. È un trionfo di cose non dette o dette troppo e male, una sequela di domande rimaste sospese e di un rancore sordo che esplode una volta a casa quando Ada rimane tramortita nella vasca da bagno ed Elisa scompare senza lasciare traccia.

Un libro che è un noir psicologico

È da qui che ha inizio la ricerca della verità, che coinvolge indistintamente i protagonisti del romanzo come il lettore. Perché tutto è messo in discussione: il quotidiano, la percezione dell’altro, quello che è stato e anche quello che accadrà. La narrazione si addentra in maniera elegante in una vicenda dal fondo noir che, pagina dopo pagina, fa fuori ogni certezza seguendo i differenti punti di vista di due donne che si attraggono e si respingono, che sanno essere feroci e solidali insieme, che si imbattono nella loro fragilità e ne rimangono invischiate.

È qui che il confine tra normalità e follia si annulla, esasperato da un’incomunicabilità di fondo che pare non offrire alcuna via di fuga se non quella dell’amore. Che rimane l’unica salvezza, la sola cosa in grado di proteggere, che diventa la soluzione alla complessità stessa della vita. E mentre il romanzo si sposta da Milano alla Sardegna più aspra, la tensione cala e rimane quel desiderio di amare e di essere amati che, poco per volta, rende vana la pretesa moderna di voler controllare tutto ma senza mai realmente capirlo.

“Tu non cambi idea. Tu rompi i coglioni e basta, ti impicci di cose che non ti riguardano. Fai sembrare me la svitata. Io mi metto a strillare e tu stai lì, calma. T’insulto e non ti scomponi, vomito e ci passi sopra lo straccio. Ti odio”.

Parole crude e vischiose sono quelle che accompagnano un romanzo complesso che si affida all’amore per trovare, ancora e forse, una qualche forma di salvezza.

Un libro per indagare dentro di noi

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