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Age diversity: la moda non ha età

Fascino e carisma delle modelle agée

Di Rita Bossi

Non è mai troppo tardi per sfilare, neanche se da tempo si è superata la soglia dei 60 anni. Lo sa bene Mattia Piazza, designer di Casa Preti, che per la sua collezione primavera-estate 2022 ha deciso di far salire in passerella, durante Altaroma, la top model danese Danka Schroeder, musa e ambasciatrice di una moda e di una bellezza che non hanno età. E' stata una delle modelle preferite di Valentino. Ha calcato le passerelle di tutto il mondo, indossando abiti firmati dai grandi stilisti della moda come Gucci, Ferrè, Versace, Pierre Cardin, Schuberth, Trussardi. Una diva d’altri tempi, ieri mannequin maestosa, oggi aggraziata signora dalla classe naturale, che nonostante i capelli bianchi e il viso solcato da qualche ruga che porta con pacata eleganza, è ancora richiestissima. Un elogio alla bellezza vera, che da qualche stagione mira a promuovere un tipo di moda (e di bellezza) non sempre canonica, ma adatto a tutte le età.

 

Bellissime e sexy a ogni età

Osservate, guardate e accettate per quello che sono e per la propria età. Non è una cosa scontata per le donne, abituate a superare una certa soglia anagrafica, a farsi da parte, lasciando la scena alle giovani promesse della “passerella”, dalla pelle perfetta e dal corpo scolpito. Si parla di age diversity sta influenzando fortemente i campi della moda e della fotografia, aprendo degli spiragli di visibilità alle donne più mature. In fondo, basta accedere ai profili Instagram di star non più giovanissime quali J-Lo (52 anni), Elle Macpherson (57) e Naomi Campbell (51) per capire che oggi la bellezza non sparisce verso i 30 anni. E il discorso si potrebbe estendere a bellezze ancora più senior, da Diane Keaton a Jane Fonda. Gli stilisti sono tra i primi ad essersi resi conto dell'importanza dell'age inclusivity: Michael Kors, la scorsa primavera a New York ha fatto sfilare le supermodelle nelle strade deserte di Broadway, in occasione dei 40 anni del marchio, arruolando uno stuolo di star delle passerelle, da Naomi Campbell a Helena Christensen (52).

Modelle dal fascino immutato

Ladies bellissime e ancora in perfetta forma, come mostrano gli scatti sui giornali patinati. Negli ultimi anni, alcune Maison di moda tra le più importanti hanno spalancato le porte a modelle over 50 e 60 facendole sfilare accanto a quelle più giovani. Maison come Fendi, Balenciaga, Gucci, Balmain, Gattinoni hanno lasciato campo libero a volti noti di un tempo (da Yasmin Le Bon, classe 1964, a Charlotte Flossault, Violeta Sancheze e Amalia Vairelli in passerella per Balmain, a Elisabetta Dessy (63), e a donne “adulte” ma anche vere (come l’architetto Neda Brady o la gallerista Francesca Pia), che osservandole sulla passerella pare che il tempo non sia mai passato. Scorrendo le pagine dei più celebri social network ci si accorge che oltre alle mitiche icone di ultima generazione ci sono donne affascinanti che hanno superato gli anta, belle e pimpanti più che mai. Il segreto? Sta nella forza di queste “nuove donne di ieri”, nella coerenza di essere sempre fedeli a sé stesse, indipendentemente dal passare del tempo.

Una moda più inclusiva e meno esclusiva

Il messaggio arriva forte e chiaro: la moda vuole essere sempre più inclusiva, senza limiti di età, genere, fisicità o cultura. Questi i temi imprescindibili emersi nelle ultime sfilate di Altaroma. Temi molto cari per le nuove leve del fashion, come Dalpaos, che i primi passi nell’industria li ha mossi proponendo una capsule di capi unisex realizzati con tessuti riciclati. Così ha deciso di portare avanti il suo brand trovando il trait d’union tra ispirazioni artistiche ed eticità del prodotto. Apprezzato tra i finalisti della sedicesima edizione di Who is on next? per la sua nuova prova all’insegna della sostenibilità, il brand ha utilizzato tessuti riciclati e upcycled made in Italy. Ma non è l’unico a prestare attenzione al futuro green della moda. All’insegna della sostenibilità sono state anche le proposte dei designer che hanno unito le forze all’interno del contenitore Rome is my runway, progetto di collettive che ha raccolto e portato in passerella il vivaio di Altaroma. Si tratta di nomi che, come Lisa Tigano, di Ellementi che solo nell’ultimo anno ha riscoperto l’upcycling, oggi elemento fondamentale del suo brand. Esplora il bilanciamento invece Francesca Marchisio, designer italiana che ha presentato The movement, collezione che propone abiti dismessi ridisegnati per restituirgli nuova vita e caratterizzati dalla reversibilità. Un altro ambasciatore della sostenibilità, Zerobarracento di Camilla Carrara che con A silent hug ha proposto il suo lusso silenzioso, dallo stile rilassato e senza tempo in cui ogni singolo elemento è studiato per raggiungere lo zero waste.

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