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Avete mai sentito parlare della dieta funzionale?

Un’alimentazione costruita sulla base delle personali caratteristiche

Di Valeria Cudini

Per capire che cosa si intende con dieta funzionale occorre innanzitutto riflettere sul suo significato. Il nome di questa dieta è legato al fatto che essa serve a ripristinare le normali funzionalità dell’organismo.

Ecco perché la principale differenza esistente tra le tradizionali diete e la dieta funzionale è la personalizzazione. Infatti, perché un nutrizionista stili una dieta del genere, occorre considerare una serie di fattori. Vediamoli brevemente.

  • Lo stile di vita del soggetto;
  • eventuali comportamenti alimentari sbagliati da correggere;
  • familiarità per eventuali patologie;
  • qualità del sonno;
  • gestione dello stress.

In base poi all’analisi dei dati relativi all’anamnesi (raccolta di tutte le “notizie” cliniche del paziente) vengono fatte fare specifiche analisi di laboratorio. Si tratta infatti di un approccio al paziente a 360 gradi, perché l’obiettivo principale da raggiungere è il completo benessere del paziente.

Una scelta fatta da chi ha capito il potere curativo del cibo

Chi sceglie questo tipo di dieta mira principalmente al dimagrimento ma, rispetto ad altri che vogliono semplicemente perdere peso - con tutti i rischi che ne conseguono se non lo si fa nel modo corretto -, si presuppone abbia già acquisito una certa consapevolezza dell’importanza di un’educazione alimentare.

Il primo elemento da mettere in luce, infatti, per chi vuole avere un approccio consapevole all’alimentazione, è proprio questo: impostare uno stile di vita alimentare corretto e cercare di mantenerlo per tutta la vita. In questo senso la dieta funzionale offre una risposta chiara a chi ha ben compreso che il cibo può rappresentare una via naturale di cura.

È per questo motivo che molte persone che soffrono di specifici disturbi si rivolgono a un nutrizionista esperto per farsi impostare un piano alimentare personalizzato che tenga conto, per esempio, di eventuali squilibri metabolici dovuti a errori protrattisi nel tempo nelle scelte alimentari e che miri a risolvere o prevenire carenze d’importanti sostanze nutritive.

Sono solo alcuni esempi, ma il senso generale è che la proposta di una dieta funzionale va di pari passo con quella che è la vita del soggetto in questione. Ecco perché, pur potendo fornire dei consigli alimentari che si sposano bene con le abitudini di una più vasta popolazione, questa dieta va calibrata esattamente su chi sceglie di farla.
Del resto, e per fortuna, sia in medicina pura sia nella nutraceutica (studio delle proprietà terapeutiche o curative di alcuni alimenti) si sta sempre di più seguendo l’indicazione di terapie personalizzate perché si è riscontrato, come è abbastanza logico che sia, una risposta migliore da parte del paziente.

Dimagrimento: come raggiungerlo con questa dieta

Partendo proprio dalla personalizzazione la dieta funzionale terrà conto delle reali esigenze di chi la fa e delle caratteristiche fisiche ed eventualmente patologiche della persona.
Facciamo qualche esempio. Se siamo di fronte a un uomo anche di età matura ma atleticamente molto in forma, ovvero un vero e proprio sportivo, la dieta funzionale alle sue necessità dovrà prevedere l’aumento e/o il mantenimento della massa muscolare e la definizione del fisico. Si presuppone, quindi, che preveda - rispetto a quella che invece verrebbe proposta a un individuo più sedentario -, un alto contributo proteico.
Per quanto concerne l’obiettivo dimagrimento, la dieta funzionale consente lo svolgimento di un percorso alimentare per cui la perdita di peso avviene nel modo corretto. Che cosa significa? Significa perdere solo grasso corporeo mantenendo i tessuti magri. In più, c’è tutto l’aspetto di cura legato alla dieta funzionale di cui abbiamo già fatto cenno. Per risolvere tutta una serie di disturbi la nutrizione funzionale si basa sul principio, appunto, che il cibo non sia semplicemente un carburante, bensì uno strumento atto a risolvere problemi organici. Riuscire in questo intento è possibile grazie al ricorso ai cosiddetti alimenti funzionali. Come prima scelta il nutrizionista elimina tutti quei cibi a cui la persona è intollerante e cerca di proporre scelte alimentari che siano in linea con le preferenze del paziente. È inoltre estremamente scrupoloso nel calcolare le calorie necessarie al fabbisogno energetico della persona.
Per completare il piano alimentare il nutrizionista ricorre ai nutraceutici, ovvero cibi funzionali ricchi di sostanze benefiche che, in casi particolari, ne contengono specifiche quantità e tipologie (alimenti arricchiti).
Un passaggio ulteriore fondamentale è legato a come si combinano fra loro gli alimenti in modo da agevolare la biodisponibilità dei nutrienti favorendo la digestione e il giusto “destino” metabolico di ogni pasto. Un nutrizionista che indica una dieta funzionale tiene conto sia dei rapporti tra i macronutrienti sia delle preziose sostanze benefiche di ogni cibo, associando ciascuno di essi per favorire l’assorbimento di:

  • antiossidanti;
  • acidi grassi Omega 3;
  • fibre solubili e non;
  • vitamine e sali minerali;
  • antiossidanti;
  • polifenoli.

La scelta di queste sostanze, la modalità e la frequenza di assunzione puntano a raggiungere tutta una serie di obiettivi concordati con il paziente. Sarà a ogni modo da prediligere un’alimentazione varia, con cibi biologici e ricca di vegetali come punto di partenza.

 

 

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