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La dieta mima-digiuno allunga la vita?

Quanto c’è da sapere su questa pratica in termini di longevità

Di Valeria Cudini

Quanti di voi hanno sentito parlare in questi ultimi anni della dieta mima-digiuno?

Questo tipo di dieta deve il nome a colui che l’ha proposta per la prima volta: Valter Longo, un ricercatore italiano che lavora al Longevity Institute, School of Gerontology, and Department of Biological Sciences dell’University of Southern California a Los Angeles (USA). Il ricercatore ha acquisito fama dopo aver studiato a lungo quella che ha definito la dieta della longevità, ovvero un tipo di alimentazione che prevede un approccio nutrizionale studiato per imitare quanto accade a livello metabolico nel corpo umano durante il digiuno.

 

Che cos’è la dieta mima-digiuno?

La dieta mima-digiuno si richiama all’antica pratica del digiuno rendendola più facilmente applicabile oggi. In altre parole, se il digiuno vero e proprio fa parte della storia dell’uomo sin dall’antichità per motivi principalmente religiosi che prevedono l’astensione dal cibo per un determinato periodo di tempo, potremmo dire che la dieta mima-digiuno si definisce così perché non contempla il digiuno totale che, oltre a essere una pratica difficile da seguire, può portare, se non svolto sotto stretto controllo medico, a malnutrizione e causare possibili danni all’organismo.

Nello specifico il protocollo di Valter Longo prevede un percorso alimentare decisamente ipocalorico della durata di cinque giorni da ripetere a intervalli regolari.

Lo schema è questo:

  • giorno 1: 1090 kcal (10% proteine, 56% grassi, 34% carboidrati);

  • giorni 2–5 are 725 kcal (9% proteine, 44% grassi, 47% carboidrati).

Da dove si prendono le calorie in questa dieta? Per la maggior parte dai grassi, soprattutto dalle noci, e dai vegetali. Per minime quantità, invece, dai vegetali e dagli zuccheri.

Il presupposto da cui Longo parte è che una restrizione calorica promuova cambiamenti metabolici e cellulari tali da diminuire il danno ossidativo e i processi infiammatori di cui ormai si è dimostrato essere responsabili dell’invecchiamento e predittori del possibile sviluppo di malattie di vario tipo.

Diminuendo i processi flogistici (infiammatori), invece, si ottimizza il metabolismo energetico e si implementa la protezione cellulare.

 

Le criticità della dieta mima-digiuno e del digiuno intermittente

Studi compiuti su topi hanno dimostrato come il digiuno intermittente favorisca la protezione contro il diabete, il cancro, le malattie neurodegenerative e cardiovascolari.

A seguito di questi primi risultati che però, e occorre sottolinearlo con forza, non hanno ancora un reale riscontro scientifico sull’uomo e per i quali si invita quindi alla prudenza, si sono sviluppate varie forme di digiuno intermittente che prevedono schemi dietetici diversi a seconda della durata del digiuno e della finestra di alimentazione.

Gli schemi più semplici consentono un accesso al cibo di 4-8 ore e un periodo di digiuno di 16-20 ore da praticare, se lo si vuole, anche ogni giorno.

Altri sono più complessi e si basano su un digiuno che può arrivare sino a 24-30 ore e che si può applicare per un massimo di due volte alla settimana.

I protocolli più studiati oggi sono quelli basati sull’alternanza tra giorni di alimentazione e giorni di digiuno o giorni in cui si mantiene una forte restrizione calorica (600-800 Kcalorie giornaliere).

Uno studio clinico accreditato sull’uomo non ha il gruppo di controllo

In una prima fase Longo ha studiato gli effetti sui lieviti della dieta mima-digiuno ottenendo in seguito conferme sulle cavie da laboratorio.

Sugli esseri umani però ci si riferisce principalmente a un solo studio clinico con soli 38 soggetti partecipanti di cui 19 sottoposti a dieta normale e 19 che hanno affrontato tre cicli di dieta mima-digiuno. Dall’analisi dei dati emergono infatti alcune lacune nella scelta del campione che, se ben rappresentato per sesso ed età in realtà non fornisce sufficienti informazioni su peso di partenza dei soggetti arruolati e relativi fattori di rischio cardiovascolare.

Si tratta di elementi importanti da valutare perché un percorso che preveda una ristrettezza calorica o persino la totale astensione dal cibo può risultare molto pericoloso se non si considerano le condizioni di partenza del soggetto. Come valutare rischi e benefici se non sappiamo se la popolazione di partenza era normopeso, in sovrappeso o in presenza di malattie metaboliche e/o cardiovascolari?

In questo studio manca inoltre il cosiddetto gruppo di controllo sottoposto a dieta identica come apporto calorico ma diversa per struttura come, per esempio, una dieta mediterranea oppure una dieta proteica.

 

Le diete ad alto contenuto proteico negli over 65 si associano alla longevità

Sono molti, al contrario, gli studi scientifici che dimostrano come diete ad alto contenuto proteico ma povere in calorie diminuiscano il rischio cardiovascolare e si associno alla longevità.

In uno studio del 2014 lo stesso Longo spiegava che una dieta ad alto contenuto proteico se dannosa per soggetti tra i 50 e i 64 anni si assocerebbe invece, per gli over 65, a una riduzione di malattie tumorali e della mortalità.

 

Una questione commerciale

Ulteriore elemento che può contribuire a sollevare dubbi sulla dieta mima-digiuno sono legati al fatto che utilizzi appositi prodotti commerciali. Che ci sia in qualche modo una forma di speculazione commerciale?

 

Uno studio randomizzato non giunge alle evidenze scientifiche desiderate

Nel 2017 uno studio ha randomizzato (con metodo casuale) cento partecipanti sani per tre cicli della durata di cinque giorni della dieta mima-digiuno alternata da 25 giorni di normale alimentazione e a tre mesi di dieta libera.

Passati i tre mesi, i controlli sono stati allocati alla dieta mima-digiuno e, al termine dello studio, 71 partecipanti hanno completato tre cicli di questo regime dietetico. La dieta mima-digiuno ha generato una sensibile riduzione del peso, del grasso corporeo totale e del tronco, della pressione sanguigna e dell’IGF-1 (fattore di crescita insulino simile; ormone con struttura proteica simile all’insulina).

 

È prematuro consigliare la dieta mima-digiuno per aumentare la longevità

Appare evidente da questi dati, anche per chi non ha a che fare con la ricerca scientifica, che non si può affermare che la dieta mima-digiuno sia associata alla longevità.

I risultati mostrano solo che nei topi questo tipo di regime dietetico induce un lieve aumento della durata media della vita, mentre negli esseri umani determina un miglioramento a breve termine di alcuni fattori di rischio di malattie non trasmissibili.

Ecco perché appare del tutto prematuro consigliare la dieta mima-digiuno per aumentare la durata della vita.

Inoltre, da anni sappiamo con certezza che l’adozione di diete a bassissimo contenuto calorico aumenta la preoccupazione per il cibo e il rischio di sviluppare episodi di iperalimentazione o abbuffate con conseguente aumento di peso a lungo termine nei normopeso e, in soggetti predisposti, è un fattore di rischio per lo sviluppo di disordini alimentari.

Ricordiamo, infine, secondo quanto già anticipato, che per gli over 65 il ridotto apporto proteico può accentuare il processo di sarcopenia, ovvero la perdita di massa e forza muscolare già normalmente associata all’avanzare dell’età.

 

Sotto controllo medico brevi pratiche di digiuno possono avere esiti positivi

In conclusione, senza voler criminalizzare le differenti pratiche di digiuno che se eseguite sotto stretto controllo di personale medico e nutrizionisti specializzati possono, nel breve termine, apportare sicuramente dei benefici in termini, per esempio, di eliminazione dall’organismo di scorie dannose, si vuole invitare a usare prudenza in percorsi di digiuno più strutturati senza essersi prima accertati delle proprie condizioni di salute.

 

Quindi, se volete intraprendere questa dieta, parlatene prima con un dietologo

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