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Bisogno di libertà? Hai provato la vela?

Uno sport iconico, tra falsi miti e vere gioie

Di Guido Daelli

«Uomo libero amerai sempre il mare, è il tuo specchio». Queste parole che sembrano un ordine più che il pensiero creativo influenzato dall’Oppio e ben celebrato in I Paradisi Artificiali da Charles Baudelaire, bastano a spiegare il richiamo e il piacere che si ha nel navigare.

Rileggetele con attenzione. Fatto? Allora fatelo ancora una volta. Diventeranno un mantra che aiuterà a dare un senso alle cose. Perché se vi “entrano dentro” avete già l’approccio mentale giusto e siete quasi pronti per salpare.

E poi sono necessarie perché il mare è una cosa seria. Non si può viverlo, cioè navigarlo, senza una preparazione di base, senza conoscere l’abc. Sarebbe come voler leggere un libro senza avere mai imparato l’alfabeto. Quindi, ancora una volta ripetete con me: uomo libero, amerai sempre il mare è il tuo specchio.

 

La barca a vela ovvero il potere rasserenante delle onde

Ma se c’è un modo per amplificare ancora di più l’effetto benefico delle onde, andate in barca a vela. Solo così vivrete la pura sensazione di una libertà senza limiti, forza in voi stessi, coraggio e gioia (attenzione, una gioia viscerale che esplode nella pancia, intensa e densa). Sì, in barca saranno le vostre viscere a godere, così come sempre loro a dirvi che dovete scendere a terra perché soffrite il mal di mare. Fa tutto la vostra pancia, tranquilli. Nel bene e nel male. Perché il mare è amore e l’amore si sente lì. Dubbi? Pensate alle farfalle di adolescenziale memoria. Quindi: la mente è istruita, i segnali del corpo li sappiamo leggere, siamo pronti. Salpiamo.

 

 

La barca a vela è un’oggetto complicato.

Faticoso da manovrare, che obbliga a carichi di lavoro costanti. A fatiche e scomodità pressoché continue. Cazzare, lascare, poggiare e orzare sono parole e azioni che vanno imparate. Sono un codice che spiega quanto il mondo del mare, sia un mondo diverso che parla una lingua tutta sua. Sappiate che in mezzo al mare il vostro cellulare spesso è senza segnale. L’acqua dolce a bordo non è mai troppa. Lo spazio della vostra cabina è poco (dipende dalle dimensioni dello scafo, ma salvo rare eccezioni sarà spesso così). Sappiate che la convivenza anche con gli amici di lunga data diventerà parte della vostra esperienza di vita in barca. Dovrete mediare o, se non ne avete voglia, isolarvi nella vostra cabina o andare a prua lontano da tutti fino a quando inevitabilmente vi ritroverete a tavola ancora vicini.

La barca è una cartina tornasole che può tirare fuori il peggio di voi, o sorprendentemente il meglio. La vita reale a bordo non è quella rappresentata dalla patinata iconografia turistica delle immagini sole-mare-rada solitaria. O almeno non è solo così. Demotivati?

 

Niente paura, adesso arriva il bello

E sarà così bello che tutte queste fatiche sembreranno inesistenti, ma era bene conoscerle. Dal momento in cui salite a bordo per la prima volta, e ogni volta che ci ritornerete, vi sentirete dei privilegiati. Nel momento in cui il vostro piede atterra sulla barca, esattamente in quell’attimo, avrete inconsapevolmente eliminato tutto quello di inutile di cui siamo circondati. Mi raccomando, si sale senza scarpe. E questo rito già fa capire che il mondo terrestre qui non è contemplato e la barca merita un religioso rispetto. Sì, a bordo molte cose cittadine non vi serviranno. L’atto dell’imbarcarsi recide in quel passo fra la banchina e la barca, il cordone ombelicale del consumismo da Amazon addicted.

Per un po’ di giorni il vostro mondo sarà molto più semplice di quanto avreste immaginato. Un letto comodo, un primo di pesce ben cucinato, un buon vino, un buon libro, i pochi vestiti che avete messo in borsa, gli amici a bordo, le rade che andrete a contemplare. Sapori, profumi, sensazioni, emozioni.

La barca vi spoglia della vostra apparenza. Non servono gli effetti socio rappresentativi di un bracciale tennis in oro bianco e diamanti o del mitico orologio svizzero. Non vi servono queste estetiche corazze, le icone fashion, gli orpelli. Il tempo sarà scandito dal sole e non dal ticchettio di un segnatempo, la luce sarà riflessa dalle onde e non da un oggetto pieno di brillanti abbracciato al vostro polso.

 

Navigare col vento vuol dire muoversi a una velocità media di 20 km/h, ovvero circa 6 nodi. Il che equivale a camminare sull’acqua. E quindi avere il tempo per godere del tempo che passa. Guardare, pensare, osservare, per ri-guardarsi, ri-pensarsi e ri-osservarsi. Il piacere della lentezza, amplificato dall’effetto dell’isolamento visivo rappresentato dall’effetto curativo di una tavola di mare blu, è più efficace di una seduta dall’analista. E se quella vi serve comunque, pensandoci dalla barca capirete meglio la frase che vi avrà detto: nessuno ci conosce meglio di noi stessi.

 

Vi sentirete una persona coraggiosa e fortunata che ha fatto del tragitto una parte importante dell’esperienza del viaggio. Ogni luogo che visiterete arrivandoci dal mare, anche se è la città costiera che conoscete di più al mondo, sembrerà completamente diverso. Un posto assolutamente nuovo. Per un motivo molto semplice: il punto di vista. Arrivare a vela verso un porto che avete sempre raggiunto a bordo del solito comodo traghetto imballato di macchine, camper, motociclisti e bambini, vi farà sentire un po’ Cristoforo Colombo.

Ogni sorso di vino, ogni piatto di pasta avranno un sapore diverso. Intenso. Non solo perché stare 24 ore in mare mette fame, (merito del vento e delle onde). Piuttosto perché il pranzo o la cena saranno alcni dei momenti topici attorno a cui ruoterà la giornata. Momenti attesi. Riscoprirete il piacere di mangiare e non il bisogno di alimentarvi. Il mare e la barca saranno un bar e un ristorante viaggiante (quanto esclusivo dipende solo dalla vostra cambusa) in cui tutto apparentemente è uguale a casa, anche se qui tutto sa di un “buono più buono”. Il vostro naso è purificato perché ha respirato vento pulito, il sole ha asciugato la vostra bocca, i tuffi e le nuotate bruciato molte calorie. L’anima sarà appagata, il corpo anche e il gusto di conseguenza.

Scoprirete quanto potete essere felici non facendo assolutamente nulla. Quanto l’attesa e il qui e ora di buddhistico insegnamento è un modo per farvi sentire davvero bene. Scoprirete quanto la notte è buia perché non è annullata dai lampioni stradali o delle insegne della pubblicità. Scoprirete da quanto tempo non vi faceva male il collo perché siete stati con il naso all’insù a guardare il Carro e cercare la Stella Polare. Quanto i ritmi saranno scanditi dalla luce, e la sveglia anticipata dal suono dei gabbiani. Scoprirete che la luce del mattino è anticipata dal sorgere del sole. Certo, lo sapevate già. Ma in barca l’alba è una costante e sarà la prima cosa che vi farà innamorare della vita e di essere lì in quel momento. Il qui e ora sarà bellissimo (anche al tramonto). E poi, vivrete la libertà. Quella vera. La proverete da subito, non appena la prua della barca lascerà il porto con le sue anse arrotondate come un abbraccio materno protettivo. Quando tutto questo cemento è alle vostre spalle, la prua punta all’orizzonte, con il suono del vento che spinge la barca e il rumore delle onde che disegna la rotta sull’acqua, sappiate che da quel momento dipende solo da voi dove voler arrivare, perché navigate verso l’infinito.

Il mare non pone nessun ostacolo. Nessun limite geografico tantomeno ai desideri. Dove volete andare? Isola d’Elba o Isole Marchesi?

Mentre navigate il mare sarà sempre lì ad accompagnarvi per raggiungere la vostra felicità, che è la libertà. 

A noi, tutto questo non sembra poco e a voi?

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