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L'editoriale

E' una tribù che suona (la nostra)

Torna l'editoriale del nostro direttore editoriale

Di Enrico M. Torboli

Le passioni a volte rimangono sotto-traccia, appena coperte da un velo di polvere. Ma basta poco per riscoprirle, approfondirle, incendiarle. Vale per tutti, soprattutto per noi Cocooners, soprattutto in periodi sospesi come questi, però serve sempre un innesco, una scintilla per
muovere all’azione. Basta poco, un lampo di luce, un varco nella rete… Il mio è arrivato puntuale con un whatsup di un amico, un link a uno stupefacente Baricco, maestro dei maestri narratori, agile e intenso con la sua chioma bianca tra i giovani talenti della orchestra da camera Canova, pronto a spiegare i 5 motivi per amare quel rivoluzionario bizzoso di Ludwig van Beethoven.
Un’ora e 40 minuti di narrazione ispirata e tutto si dispiega nitido, come il secondo movimento della quinta sinfonia, quando il destino cessa di bussare alla porta minaccioso. Perché Ludovico Van, ricorda lo scrittore torinese, svela al mondo il segreto del canto nelle sue celebri sonate per pianoforte, dalla stra-nota Per Elisa al Chiaro di luna (da riascoltare magari, aggiungo io, nell’interpretazione di Ezio Bosso, portato via dall'annus horribilis che è stato il 2020). Fino alla sonata opera 111, che già dal titolo sembra uscita da un algoritmo di Google e che come sottolinea sempre Baricco sembra far fare un balzo in avanti alla musica sinfonica di almeno 150 anni. A me  sembra flirtare sfacciatamente con Scott Joplin, Ragtime e dintorni. E la mente vola senza confini dalla tastiera del pianoforte al rock-blues moderno di Clapton (leggete il pezzo di Davide Sechi qui ). Però capisco, la Brexit ha raffreddato il vostro trasporto verso la perfida Albione, volete rimanere in casa nostra e avete in mente magliette fini e falò sulla spiaggia…Leggete allora dei nuovi album di due ragazzi, Baglioni e il Liga, due mondi lontani, due facce
diverse del pop (come dice Ilaria Solari, qui).
L’anno che si è appena chiuso lascia spazio a un nuovo umanesimo domestico, che parte dai cuscini del salotto buono e arriva a una profonda riscoperta delle passioni. Quella musicale è un torrente carsico che sprofonda e riaffiora periodicamente nelle nostre vite di Cocooners,
geneticamente marchiate a fuoco dal demone del pentagramma. Sarà per questo che Francesca Delogu, voce resiliente originale nell’ormai sparuta schiera dei magazine italiani (da 7 anni alla direzione del media brand più pop di tutti, Cosmopolitan), non paga di tormentare (con successo, va detto) un basso elettrico più grande di lei ha deciso in tempi di Covid di allargare le sue passioni: ora è la volta della tromba, strumento, mi dicono i bene informati, difficilissimo. Chi scrive si è buttato in questi giorni sulla tastiera, non pago di avere strimpellato per anni una chitarra acustica con la scusa di continuare a cantare i Pink Floyd. Il meglio deve ancora venire.


Conta, come sempre e per fortuna, la partecipazione… per The Voice Senior c’è tempo.

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