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Sei tipo da zaino o da trolley?

Scopri che tipo sei da un bagaglio

Di Guido Daelli

Immaginare una vita senza valigie è difficile. E lo è anche separare l’aspetto del bagaglio da quello del viaggiatore. Che sia una borsa morbida, rigida e a prescindere dal materiale di costruzione, un bagaglio racconta un po’ anche di chi lo trasporta.

Provate a fare un gioco. Divertente. Adesso che siamo ritornati a prendere gli aerei con normalità, provate a immaginare che borsa potrà avere il vostro compagno di fila. Avete il tempo del volo per osservarlo (mi raccomando non esagerate). Arrivati a destinazione seguitelo (ancora una volta senza ossessione) fino al nastro trasportatore.

Intanto fatevi queste domande:

Avrà uno zaino o una borsa morbida?

Sarà una valigia rigida?

Di metallo o plastica?

Anonima o fashion?

Usata o nuova di pacca?

I tipi di valigia ideale

Troverete le conferme o le smentite a tutte le vostre ipotesi quando le sue mani afferreranno il contenitore che custodisce un po’ di lui o di lei. Perché spesso (non è una garanzia e infatti questo lo abbiamo chiamato gioco) troverete un’affinità fra la valigia e il suo padrone. Fra il modo in cui si veste, il tipo di viaggio che farà, l’attitudine al viaggio e molto altro.

Cioè?

Beh, se avete scelto un lui o una lei che nell’aspetto era evidentemente molto sensibile alla moda, un fashion addicted, probabilmente la valigia sarà super brandizzata: Louis Vuitton? Prada? Loro Piana?

Al contrario qualcuno con un abbigliamento tecnico, comodo e informale, magari con qualche evidente tatuaggio e perché no i dread, è molto probabile che ritirerà uno zaino. Forse andrà a fare un trekking a Katmandu o una missione di Greenpeace ed è probabile che la sua mano afferrerà un comodo e tecnico back pack. Se non siete convinti della relazione fra valigia/viaggiatore/e viaggio provate a presentarvi al briefing che precede una missione speciale per speronare le baleniere con un trolley logato di tutto punto e voi anche. Vi sentirete un pesce fuor d’acqua, appunto...

Perché un bagaglio non è semplicemente un contenitore. È un modo di pensare, un biglietto da visita che parla di noi. Una questione di stile di vita. Qualunque esso sia.

Ma c’è molto di più. Un bagaglio custodisce un po’ della nostra storia. Della nostra intimità. Ha un valore sentimentale che si amplifica quando si è lontano da casa.

Avete mai provato quella sensazione di profondo fastidio che si ha quando in dogana un addetto alla sicurezza decide di perlustrare il contenuto della vostra borsa? Si infila i guanti, vi chiede di aprirla e via. Inizia una ricerca che prima di mettere le mani nelle vostre cose le mette nelle vostre viscere. Aprire il proprio bagaglio davanti agli altri in un ambiente che non è quello di una casa o di una camera d’albergo è un affronto alla propria intimità. Anche se non avete nulla da nascondere.

Perché è chiaro che una valigia porta con sé oggetti che hanno un valore concreto e pratico, ma soprattutto sentimentale. Accompagna chi cerca nuovi mondi o una nuova vita. Quale simbolo più evidente dei migranti con le valigie di cartone che vanno a cercare fortuna in un’altra parte del mondo?

L'inizio del viaggio comincia con la fine della valigia

E poi ricordiamoci che il viaggio inizia o finisce quando la valigia è lì bella pronta che ci aspetta per partire (o per tornare). La fase di preparazione è un momento importante. Perché siamo obbligati a fare delle scelte: che cosa porto? Faccio una lista delle cose che devo prendere o vado a braccio? Busta di platica, carta velina o nulla per separare le cose? Cose piegate o no?

Fare la borsa è un gesto catartico che si interfaccia sempre con l’obbligo di fare delle scelte. Prendere o escludere qualcosa. Certo poi è sempre la destinazione e il tipo di viaggio che influenzano la scelta. Ed è evidente che la crociera, per fare un esempio, diventa l’occasione per portare cose sciccose e sberluccicanti.

E se vi piace il tema leggetevi il romanzo-memoir di Sergei Dovlatov, La valigia. Scoprirete qualcosa sui 449 oggetti che ha messo dentro quando nel 1978 ha lascito l’Urss per andare negli Usa. Immaginare la vita senza valigie è impossibile. Che vi piaccia o no. Perché chiudiamo lì dentro il nostro mondo. Per trasportarlo certo, ma anche e soprattutto per custodirlo e per sentirci a casa quando siamo lontani da casa nostra.

O la borsa o la vita, non basta questa frase per riassumere la relazione fondamentale che c’è?

A voi la scelta, naturalmente, anche se questa è forse l’unica occasione per la quale vale la pena di separarsene…

 

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