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E' autunno: ci guardiamo un film romantico?

Le grandi storie d'amore al cinema

Di Pier Paolo Calza

Il romanticismo, come la bellezza, è negli occhi di chi guarda, e ognuno di noi vede un film in modo diverso, ecco perché il concetto di romantico potrebbe variare a seconda dello spettatore. Ecco una guida di film romantici più o meno ragionata, sicuramente incompleta, zigzagante tra tempi e luoghi, tutti comunque da vedere, rivedere o scoprire ex novo, perché tutti noi a volte abbiamo voglia di qualcosa che susciti in noi certe emozioni e ci scaldi il cuore, anche se siamo da soli sul divano di casa.

Tuffatevi con noi nel passato e nella nostalgia, riprendete vecchi DVD (magari anche VHS), cercate sulle piattaforme streaming, e prima della visione siete pregati di abbassare le luci e avere a portata di mano comfort food (o drink) e magari anche 1 pacchetto di fazzolettini.

Si comincia la visione con Ragione e sentimento (Sense and sensibility - Ang Lee, 1995), che non è una dicotomia ma il nostro primo titolo, storia di 2 sorelle angustiate da problemi economici e amorosi, grandi passioni in costume tra le brume inglesi di primo ‘800, pittorici paesaggi e 4 protagonisti principali: Kate Winslet, Hugh Grant, Alan Rickman ed Emma Thompson che vinse l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale (tratta da Jane Austen) mentre era anche candidata come attrice (record!). Kate Winslet vinse invece un Golden Globe come attrice non protagonista e solo 2 anni dopo ha vinto anche quello per miglior attrice in uno dei film romantici (e catastrofici) per definizione, Titanic (di James Cameron, 1997) apoteosi d’amore, effetti speciali ed incassi al botteghino che non ha certo bisogno di essere riassunta qui.

La stessa camaleontica Winslet poi è passata dall’atmosfera storica in costumi primo ‘900 al look con capello variopinto in quel sogno (o incubo) sentimental\visionario partorito dalla mente di Charlie Kaufman e Michel Gondry che è Se mi lasci ti cancello (Eternal sunshine of the spotless mind, 2004), e con Jim Carrey vive un travagliato amore che resiste a tutto, anche ad esperimenti semi fantascientifici come la cancellazione della memoria. Del resto, come si dice, al cuor non si comanda.  

Un altro amore che si vorrebbe cancellare e rinnegare, ma inutilmente, è quello tra due vicini di casa, Holly Goligthly e Paul Varjack, lei di professione “accompagnatrice”, che vorrebbe essere libera e indipendente come un gatto, lui scrittore insoddisfatto e “mantenuto” da una donna che non ama, due anime sole che insieme scoprono di potersi appartenere per formare una coppia perfetta. E infatti lo erano, Audrey Hepburn e George Peppard in Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany's – Blake Edwards, 1961) un classico che li ha resi immortali nell’immaginario cinematografico.

Lo stesso immaginario che ha reso celebre un’altra figura di prostituta, Vivian, ovvero Julia Roberts, che in Pretty Woman (Garry Marshall, 1990), trova il suo ricco principe azzurro in Richard Gere e scopre l’amore vero, che cambia la vita di entrambi. Dai marciapiedi di Los Angeles a quelli di Londra, la star americana Julia Roberts si imbatte nella fredda accoglienza dei tabloid inglesi ma anche nel cuore caldo di un libraio di Notting Hill (Roger Michell, 1999) e per conquistarlo gli fa una delle dichiarazioni d’amore più belle di sempre. Il libraio è ovviamente Hugh Grant, che in un altro film aveva già avuto una movimentata storia con un’americana, Andie MacDowell, in un rapporto on\off, segnato nel tempo e nello spazio di Quattro matrimoni e un funerale (Four weedings and a funeral - Mike Newell, 1994) e coronato da un bacio passionale sotto la pioggia londinese.

Un'altra dichiarazione d’amore ormai diventata cult è quella di Billy Crystal a Meg Ryan in Harry ti presento Sally (When Harry met Sally – Rob Reiner, 1989) quando in una notte di Capodanno i due capiscono che dopo anni di conoscenza la loro amicizia non può che trasformarsi naturalmente in amore. Per Meg Ryan il coronamento delle storie sentimentali sembra sempre arrivare dopo percorsi lunghi e accidentati, come appuntamenti al buio. O perché si invaghisce di un vedovo che conosce solo attraverso un appello radiofonico del figlio, e decide di incontrarlo in Insonnia d’amore (Sleepless in Seattle, 1993) o perché l’oggetto del suo desiderio si nasconde dietro le parole delle e-mail e delle chat in C’è [email protected] per te (You’ve got mail, 1998). Coincidenza o scelta produttiva, in entrambi i film il futuro partner di Meg rimane lo stesso, Tom Hanks, così come la regista, la compianta Nora Ephron, già sceneggiatrice, tra l’altro, di Harry ti presento Sally.

E resta la stessa anche la città, New York, set di mille storie romantiche (Woody Allen, qui non lo citiamo, meriterebbe un articolo a parte) come quella di Marsha Mason e Richard Dreyfuss in Goodbye amore mio, (The goodbye girl - Herbert Ross, 1977) commedia sentimentale di impostazione teatrale scritta da Neil Simon, che vede nascere un rapporto sentimentale laddove all’inizio c’è uno scontro per l’affitto di casa. Risate, lacrime, emozioni e interpretazione da oscar come miglior attore per Richard Dreyfuss.

Altro film, stessa città, precisamente al Greenwich Village, Washington Square Park, dove Robert Redford e Jane Fonda sono una giovane coppia di sposini alle prese con le difficoltà della convivenza matrimoniale, tra differenze di carattere e la scomodità di appartamento in cui piove e fa freddo in A piedi nudi nel parco (Barefoot in the park – Gene Saks, 1967).

E Robert Redford era ancora giovane quando fece coppia con Barbra Streisand, in Come eravamo (The way we were – Sydney Pollack, 1973): amore, politica, passione e nostalgia in un viaggio nella storia americana, dalle speranze della gioventù nel dopoguerra fino alle delusioni della vita adulta, tra compromessi, sogni, bisogni, impegno e maccartismo, con le differenze sociali tra i ricci crespi di lei ragazza ebrea idealista e la perfetta bionda frangia di lui, wasp predestinato al successo. Film epocale, in tutti i sensi.

New York anche in un film evocativo fin dal titolo, Un bacio romantico (My blueberry nights – 2007), vista nell’estetica satura al neon di Wong Kar Wai, città di partenza e di arrivo, in cui Norah Jones torna dopo aver peregrinato per tutti gli Stati Uniti e aver capito che l’amore che cercava era sempre lì sotto i suoi occhi, e aveva il volto di Jude Law.

Con Wong Kar Wai si può anche passare in altro emisfero per scoprire che le pene d’amore restano uguali in tutto il pianeta, anche nella Hong Kong degli anni '60 di In the mood for love (2000) love story ad alto tasso di eleganza e desiderio fisico inespresso, coi rallenty di uno stile visivo che accompagnano le riflessioni verbali dei protagonisti. 

Ambientata agli antipodi, in Nuova Zelanda è invece una storia di passione quasi silenziosa, quella tra Holly Hunter e Harvey Keitel in Lezioni di piano (The piano - Jane Campion , 1993) in un rapporto che si risolve tra corpo, gesti e musica (firmata Michael Nyman), in ambiente di mari tempestosi nei quali magari volersi lasciarsi annegare, finché non si capisce che la speranza di una nuova vita insieme al proprio amore è una spinta a risalire dalle più profonde disperazioni.

Si gira il mondo e si torna poi nelle città degli innamorati come Parigi, la ville lumière, la città borghese di Nelly e Monsieur Arnaud (Claude Sautet, 1995), storia che coinvolge due personaggi lontani per età ma non per affinità elettive, l'anziano Michel Serrault magistrato in pensione che affida alla giovane Emmanuelle Béart la battitura della sua biografia, e tra ricordi e vicinanza lavorativa sviluppano nel tempo un rapporto che trascende il corpo per giungere alla romantica e totale unione di spirito. 

Parigi città di poveri invece in Gli amanti del Pont-Neuf (les amants du Pont-Neuf, 1991), di cui il regista Leos Carax usa solo una sua minuscola porzione, il ponte sulla Senna, per una radicale histoire d’amour fou” tra un barbone giocoliere e una donna ricca sfuggita alla famiglia perché in procinto di diventare cieca. Amore e rabbia, disperazione e slanci vitali, visite notturne nei musei, fuochi d’artificio e visioni alcoliche in cui i protagonisti, Juliette Binoche e Denis Lavant, diventano minuscoli esserini persi in una realtà che li schiaccia.

Se si parla di ponti, non si può non citare Venezia, inevitabile, eterno luogo romantico, vista in stile cartolina hollywoodiana come in Tempo d’estate (Summertime - David Lean, 1955) dove si consuma il breve e intenso incontro tra Rossano Brazzi e e la turista americana Katharine Hepburn; oppure molto più recentemente rappresentata in versione grigia e piovosa in Dieci Inverni (Valerio Mieli, 2009), storia divisa in capitoli temporali che parla di due giovani, interpretati da Isabella Ragonese e Michele Riondino, che si conoscono ai tempi dell'università e crescono insieme in una tormentata storia d'amore. 

Venezia colorata e vivace invece in Pane e tulipani (Silvio Soldini, 2000) città rifugio per Licia Maglietta che scappa dalla routine famigliare e per Bruno Ganz cameriere straniero in città, un uomo e una donna destinati all'incontro che porterà nella loro vita nuova linfa vitale e il coraggio di mettersi in gioco per creare una coppia matura e innamorata.

I ponti sono un passaggio, inevitabile attraversarli, anche metaforicamente, come in I ponti di madison County (The bridges of Madison County, 1995) con Clint Eastwood e Meryl Streep, coppia che giunge al romantico perfetto, all’amore breve ma intenso, però impossibilitato a crescere e per questo sempre ricordato, voluto e mai realizzato fino in fondo, separazione di anima e corpo, un uomo e una donna vicini per poco, lontani per sempre, uniti però nei cuori, con battiti all’unisono fino all’ultimo. E alla fine la loro storia romantica si può riassumere in una frase del film: “I vecchi sogni erano bei sogni. Non si sono avverati, comunque son contento di averli avuti."

Ce ne sarebbero ancora migliaia, ma qual è il vosto film romantico?

Amor Vincit Omnia.

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